Storie di famiglie italiane che vanno avanti con un solo stipendio: ecco 3 racconti di quelli che lottano per arrivare a fine mese nell’Italia dello “squalo” Monti

le famiglie italiane sempre più in difficoltà

Il professore stanga a suon di tasse e gli italiani arrancano. Il ritornello ormai non è più una novità, bensì la triste e amara cronaca quotidiana del dramma di un Paese che affonda.

Alle prese con i mutui, o in cassa integrazione. O, ancora, con le nuove tasse in arrivo. E se succede qualcosa di grave, come una malattia, e dovessero servire molti soldi? Con mille euro al mese non è facile. Eppure, quella della famiglia da mille euro è una realtà sempre più diffusa in Italia, e che coinvolge fasce sociali di ogni tipo. Lavoratori e disoccupati, o semi-occupati, part-time. Raccontare le loro storie non è semplice, perché la povertà dà vergogna, e a chi chiede di loro, non dicono nulla. Alcuni, spiegano dai sindacati e nelle associazioni, mentono apposta e aumentano le cifre dei loro stipendi. Ma spesso, dietro, ci sono storie molto più difficili e originali di quanto si possa immaginare.

Raffaele B., 33 anni, di San Giorgio a Cremano, vicino a Napoli, ha una famiglia: un figlio, appena nato e una moglie. «Io mi sono laureato in Scienze Ambientali. Mia moglie in Scienze Politiche, specializzandosi nella comunicazione d’impresa». Ma, al momento, «io sono l’unico che lavora, e lo faccio da consulente aziendale per le certificazioni», guardando ai sistemi di gestione. Lui, spiega, ha dovuto adattarsi e cercare un lavoro diverso da quello per cui ha studiato. «Ma non importa. Il lavoro ce l’ho, la paga è poca, ma almeno l’abbiamo». È a tempo indeterminato? «No, non ancora. Ma sembra che le cose si mettano in quella direzione». Raffaele rimane ottimista: prende in tutto mille euro, monoreddito, con un figlio nato da poco. Eppure, «sono di buon umore, la nascita di un figlio cambia la vita. Le cose appaiono diverse, con una prospettiva», spiega. «I sacrifici che prima facevo per arrivare a fine mese, ora hanno un senso». Ma con un figlio ecco anche più spese: medicine, pannolini, vestiti e altre cose di ogni tipo. Certo, Raffaele non esce da tempo con amici e fare economia resta una corsa contro il tempo. Contro le bollette, l’affitto. Contro la possibilità di contrarre mutui. «Ma dover tirare a campare può anche aprire la mente». In che senso? «Nel senso che così ti arrabatti, cerchi nuove idee per raggranellare qualche soldo». Lui, al momento, di idee ne ha tante, ma non ne ha ancora messa in piedi nessuna. Tra un salto e l’altro, denunce e spese, incombono le nuove tasse del governo. «Le tasse? E cosa ci posso fare? Le pagherò». Mescola rassegnazione e pragmatismo. Ma non lamentele: «Se ti lamenti — spiega — perdi tempo, e non concludi niente. E da concludere, in queste condizioni, c’è molto». Raffaele è giovane, laureato e vuole restare in Italia. «Non abbiamo considerato l’idea di cambiare Paese. I soldi che abbiamo racimolato li abbiamo spesi nel matrimonio e nel pagare alcuni conti, non per preparare un trasferimento. E poi, se si deve tirare a campare è più facile farlo qui».

E se l’ottimismo non aiuta, ci possono essere altri paracaduti sociali. Forme di mutua assistenza, aiuti e cortesie. Gennaro P., anche lui di Napoli, tira avanti con poco più di mille euro. «Mille e cento, a volte mille e due». Gennaro lavora come giornalista precario, e cerca di accumulare collaborazioni con più testate. «Ogni giorno è un salto mortale, fatto di rinunce e difficoltà. Serate fuori e feste sono bandite da tempo. Il problema sono le spese grosse, ma fondamentali». La macchina, le cure mediche. Ora le tasse. «Ci sono persone che dicono che per pagare le tasse si vedranno costrette a chiedere prestiti. Adesso, con la prossima introduzione dell’Imu, ci stanno pensando davvero». Gli scherzi, insomma, sono finiti. Insieme a lui, c’è la moglie, «lei fa la casalinga», e poi tre figli, «l’ultimo è nato qualche settimana fa». Ma soprattutto, una comunità intorno che fa da rete di protezione. «Noi siamo cattolici neocatecumenali». E allora, con loro, c’è tutta una rete di “fratelli” religiosi, che quando possono, in puro spirito cristiano, dà una mano. «Vestiti, libri di scuola, aiuti di ogni tipo. La comunità è un impegno, ma dà anche molto. E se io vedo qualcuno in difficoltà, lo aiuto subito». Una rete di mutuo soccorso che aiuta ad arrivare a fine mese. «E poi c’è la fede. In ogni cosa io vedo la Provvidenza. Quello che succederà lo ha deciso Dio». E con una mano così, non si può proprio avere paura. In ogni caso Gennaro ora vuole lasciare l’Italia. «Devo partire in missione, andrò con la mia famiglia in Kenya. Quanto tempo? Non lo so». Una missione di evangelizzazione, certo. Ma anche una via di fuga, economicamente più sostenibile.

Più complicata la posizione di Vladimir D., di origine albanese e che vive nei dintorni di Terni. «Io lavoro come meccanico nella ferrovia. Qui, a Terni». Non mille euro, ma poco di più: «Sono mille e cento». Poi, ogni tanto, qualcosa lo porta a casa anche sua moglie, che lavora come donna delle pulizie. «Duecento euro, mese sì e mese no». Vladimir parla abbastanza bene l’italiano, ma non ha la cittadinanza. «Lavoro qui da anni, ma ho solo il permesso di soggiorno permanente, e mi basta». La cittadinanza «avrebbe richiesto troppo impegno e troppe spese. E io non ho tempo né soldi da sprecare». E così, con il suo contratto e molti sacrifici, continua a tirare a campare, anche lui, come gli altri. «Il problema, però, è che sei anni fa ho acceso un mutuo, volevo comprare una casa». Con una banca e un posto fisso, anche se non pagato. «Poi, per diversi motivi, mi sono trovato in difficoltà». Insomma, non riesce più a pagare il mutuo. «Sospeso, bloccato». Ma ora le cose sono cambiate, Vladimir deve recuperare. «Mi hanno chiesto di pagare in 36 rate di 1110 euro al mese». E, si capisce, Vladimir non lo può pagare. «Ho cercato di farlo presente, e ho proposto un’altra forma di accordo: 500 euro in 72 mesi. Ma loro non vogliono». E così, la scelta di accendere un mutuo (con uno stipendio sicuro ma basso) si è rivelata un problema. E ora, con l’arrivo di nuove tasse, e i figli comunque da crescere, le cose sembrano sempre più difficili. «Non so come fare. Se non pago il mutuo, perdo tutti i soldi che ho già pagato negli anni passati. Sono più di 30 mila euro». E insomma, di fronte alla crisi incombente e alle difficoltà poste dalle banche, Vladimir non è né ottimista né fiducioso. Ma ogni giorno che passa, sempre più disperato.

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