Cifra esorbitante chiesta dai rapitori per liberare la cooperante italiana sequestrata il 22 ottobre in Algeria

Rossella Urru

La Farnesina non commenta per il momento le indiscrezioni di stampa, ma secondo fonti ritenute attendibili per Rossella Urru, la cooperante italiana rapita in Algeria insieme a due volontari spagnoli nell’ottobre scorso, sarebbe stato chiesto un riscatto di 30 milioni di euro.

“Come in tutti i casi di sequestro, la Farnesina non commenta e mantiene il più stretto riserbo”, ha detto a Reuters un funzionario degli Esteri.

Oggi l’agenzia di stampa francese Afp scrive in un lancio dal Mali che i rapitori, il gruppo jihadista Mujao (Monoteismo e Jihad in Africa occidentale), sorto da una scissione di al-Qaeda nel Maghreb islamico, avrebbero chiesto 30 milioni di euro per liberare la Urru e una dei due cooperanti spagnoli.

Si tratta della prima notizia sul caso da circa due mesi. In marzo, infatti si era sparsa la voce di un imminente rilascio dell’operatrice sarda, poi finito nel nulla.

Il Mujao, secondo Afp, avrebbe chiesto oggi anche un riscatto da 15 milioni di euro e il rilascio dei “nostri fratelli” imprigionati in Algeria per liberare sette diplomatici algerini rapiti in Mali.

Rossella Urru, 30 anni, coordinatrice delle iniziative dell’ong Cisp (Comitato internazinale per lo sviluppo dei popoli) per i campi sahrawi, è stata rapita insieme a due spagnoli – Ainhoa Fernandez de Rincon, dell’Associazioni amici del popolo sahrawi, ed Enric Gonyalos, dell’associazione Mundobat – in un campo profughi vicino a Tindouf, nell’Algeria occidentale nella notte tra il 22 e il 23 ottobre 2011.

Le autorità locali hanno detto che i rapitori, provenienti dal Mali, hanno attraversato il confine a bordo di veicoli a trazione integrale, e che in uno scontro a fuoco un ostaggio e una guardia sahrawi sono rimasti feriti.

Il Marocco ha annesso il Sahara Occidentale, ex colonia spagnola, nel 1975, e da allora il territorio è al centro di una contesa tra il governo marocchino e il movimento d’indipendenza sostenuto dall’Algeria, dove molti Sahrawi vivono in campi profughi.

Urru lavora per il Cisp nel Sahara occidentale da “un paio d’anni”, ha detto l’ong, ma in precedenza aveva già avuto esperienze con i campi sahrawi per conto del comune di Ravenna.

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