Analisi Digis: il premier tecnico da “responsabile” a “irresponsabile”. L’inesorabile parabola discendente del professore nel giudizio di tanti italiani disperati

Mario Monti

Il professore verso il baratro. Gli indicatori che in questi giorni segnalano diffusamente un netto calo di consensi per Mario Monti, rappresentano solo le avvisaglie di quello che appare un sentiment più profondo e tutt’ora in evoluzione. Un fenomeno che sembra destinato – se non cambierà lo scenario – a deflagrare entro pochi mesi, con un vero e proprio crollo verticale della fiducia nei confronti del Premier.

Il “Patto con gli italiani” è fortemente a rischio, anzi compromesso in modo ormai irreversibile. La causa sembra essere la rottura di quel “contratto fiduciario” che era stato sottoscritto dagli italiani e dal Presidente del Consiglio all’inizio del suo mandato. Un contratto che basava la proprie radici sul profilo di “responsabilità” che la figura di Monti ispirava nel Paese, dopo la chiamata a Palazzo Chigi, in una fase turbolenta. Un’ immagine emersa subito -a contrasto- dalla differenza stridente con la fase politica precedente.

A questo nuovo Governo, gli italiani avevano concesso un elevato livello di fiducia che, superficialmente, sembrava aver superato indenne anche la dura manovra economica di dicembre. Ma, più in profondità, proprio a partire da quel momento, avevano iniziato a rilevarsi nei sondaggi, i primi segnali di insoddisfazione nell’opinione pubblica. E non si riferivano ai sacrifici richiesti in generale dalla manovra economica, che rientravano invece nella consapevole disponibilità di quel “contratto fiduciario”, rappresentandone “il conferimento” da parte dei cittadini.

Il Governo stretto tra lobby e patrimoni intoccabili. Il problema riguardava invece la percezione di una azione di Governo poco equilibrata e, in qualche modo, incoerente con i messaggi diffusi al momento dell’insediamento. Dunque non il quanto, ma il chi. In questo senso, fra gli altri, due elementi contribuirono a generare questa impressione: la sostanziale retromarcia del Governo, sotto la spinta delle lobby contro le liberalizzazioni e, sul versante fiscale, l’indisponibilità all’adozione di provvedimenti fiscali più aggressivi verso i grandi patrimoni. Due scelte evocative, poco gradite ai cittadini, che sembravano indicare quasi una direttrice non dichiarata nell’operato del Governo, indebolendo le aspettative di segno opposto.

Ma l’elemento che forse aiuta a capire meglio, quale sia la natura del mutamento in corso nell’opinione pubblica italiana, è probabilmente la recente vicenda dei cosiddetti esodati. L’immagine di un Governo di esperti, tecnici della materia, che avrebbe “abbandonato” (forse scientemente, forse per un errore –inescusabile in entrambe i casi-) alcune fasce di cittadini, in un limbo senza apparenti vie d’uscita, continua a destare enorme impressione. E “abbandono” è forse la parola chiave, per spiegare al meglio lo stato d’animo di buona parte dei cittadini di fronte alle durezze imposte dalla crisi e dalla sensazione diffusa di mancanza di assistenza da parte dello Stato.

Il costo sociale è troppo elevato. Per la prima volta, si iniziano ad associare al Governo giudizi assolutamente inaspettati, fino a poco tempo fa, come quello di aver compiuto -proprio nella vicenda degli esodati- “un’azione irresponsabile”. Pesa su questo giudizio, un’imputazione profonda, che chiama in causa il Governo sui drammi sociali e umani di questa crisi.

La delusione nasce dal fatto che -seppur a fronte dei sacrifici accettati – gli italiani si aspettavano da Monti almeno la media diligenza verso le categorie più deboli ed esposte. Ad esempio, attraverso tutele, paracadute e fondi speciali per salvare i più colpiti, dall’abisso. Invece, attualmente sussiste l’impressione esattamente contraria, il si salvi chi può, l’abbandono a se stessi, appunto.

I suicidi degli imprenditori che non trovano un accesso al credito, il numero impressionante di giovani senza occupazione, le migliaia di persone che stanno perdendo il lavoro, sconvolgono l’opinione pubblica, perché rappresentano un costo sociale troppo elevato per la cura del sistema Paese. Si diffonde la percezione che il Governo non sembri ritenere questi drammi sociali e umani una priorità.

Ecco dunque, che si fa strada questa imputazione di “irresponsabilità” per il Governo, per non aver distribuito i sacrifici in maniera equa prima e per aver esposto ad uno contesto devastante, intere categorie di cittadini senza predisporre una qualche forma di protezione di salvagente, lasciandoli in balia della corrente.

© Riproduzione Riservata

Commenti