Ancora intercettazioni. Ruby: “finchè c’è lui io mangio! Ora i magistrati sanno che vado da Silvio ma ho detto che sono solo una sua amica e non vado a letto con lui”

Karima El Mahroug

Lui può far tutto, lui è Gesù”. “Noemi è la sua pupilla. Io sono il suo culo”. “Finché ci sta lui, io mangio”. “Gli ho detto: io posso passare per pazza, per prostituta, per quello che vuoi, basta che ottenga qualcosa”. Parole, pensieri e fenomenologia di Karima El Mahroug detta Ruby.

Alcune telefonate che Repubblica pubblica in queste ore risalgono a settembre-ottobre 2010, quando la vicenda iniziata nella notte tra il 27 e il 28 maggio davanti alla questura di Milano, non è ancora arrivata sui giornali.

Ma, proprio in seguito a quella vicenda, Ruby e Silvio Berlusconi e tutta l’allegra brigata delle notti di Arcore sta passando giorni tesi e difficili.

La ragazza di origini marocchine è finita “nelle grinfie” (parole di “Papi”) dei pm milanesi Boccassini e Forno ed è stata interrogata diverse volte (32, racconta lei all’amica Grazia) sui suoi rapporti con Berlusconi, lo svolgimento delle serate a casa sua, il “bunga bunga” e se il Cavaliere sapeva che lei era minorenne quando si frequentavano, forse, anche sessualmente.

Tutto l’entorage di “Papi” si è attivato (avvocati in testa) per alzare un muro difensivo intorno alla ragazza, impedirle di causare altri danni, istruirla sulle future dichiarazioni e testimonianze. Alla costruzione del muro partecipa, inutile dirlo, anche il diretto interessato e la linea scelta è quella di blandire la ragazza, di prometterle e farle capire in tutti i modi che se si “comporterà bene” ne avrà un colossale e tangibilissimo utile. Lei ha capito benissimo e in tutte queste telefonate emerge che ha scelto di accettare questa linea. Berlusconi glielo riconoscerà in una telefonata successiva (29 ottobre da Bruxelles) in cui, parlando con Nicole Minetti, affermerà che Ruby “fuori dalle grinfie dei pm, si sta comportando bene”.

Ruby, dunque, non ne esce benissimo. A sentirla parlare con l’amica Grazia, con il fidanzato Luca Risso e con l’amico Antonio, si trae una forte impressione di cinismo e avidità. La ragazza ha avuto una vita difficile, ha incontrato molte persone pronte ad approfittare di lei e della sua bellezza. Forse anche per questo ha sviluppato difese, disincanto e l’idea che il mondo funziona più o meno così: stai coi potenti, assecondali, non tradirli e, alla fine, ne avrai il tuo tornaconto. Ruby è proprio in questa fase: intravvede il tornaconto e punta a riscuotere. Per ciò è pronta a tutto. Ma, al di là di questo, s’intravvedono altri due aspetti del suo modo di essere. Il primo va riportato al “berlusconismo” dominante. Tutto funziona così: soldi, sesso, immagine, tv, potere.

“Lui è intoccabile” qualunque cosa succeda, dice a un certo punto Ruby, e sembra crederci. Il secondo, invece, è tutto suo, del carattere della ragazza. E’ un mix di disincanto, di amara “saggezza” che nasce, forse, dalle esperienze negative che le hanno attraversato la vita. Un mix che la fa prorompere, ridendo sguaiata, al telefono col “farfallone” Antonio in quella frase ormai passata alla storia: “Noemi è la sua pupilla, io sono il suo culo..”. Come dire: so da dove vengo e so come finirà.

Sul piano processuale, in queste telefonate, ci sono cose piuttosto importanti. Soprattutto nella seconda. in cui Ruby racconta a Luca Risso di una sua lunga telefonata con il Cavaliere e in cui dice una frase rivelatoria: “Ai pm ho detto tante cose, perché ero davanti all’evidenza. Ma ne ho nascoste anche tantissime”.

“Sanno che vado da Silvio”. Nella prima telefonata (7 settembre 2010), Ruby parla con l’amica Grazia e le spiega che gli inquirenti, da quando è affidata a Lele Mora, non vogliono che vada in Sicilia “che veda mio padre… Hanno controllato il mio cellulare per togliere il numero di mio padre… Ma quello di mia madre lo ricordo a memoria”. E Grazia, ingenua: “Ma quando trovano i numeri di Silvio e di (Emilio) Fede…”. Ruby non si trattiene: “Ma non hai visto, non sai? Ho avuto 32 interrogatori con il pm Forno. Solo in due abbiamo parlato della mia famiglia”. Negli altri, è chiaro, si è parlato molto delle serate di Arcore: “Adesso sanno che vado da Silvio, che conosco Silvio… Io gli ho detto che Silvio non sapeva che ero minorenne che gli ho detto che avevo 24 anni…”. Ma nemmeno lei ha l’aria di crederci molto.

“Lui è Gesù…”. E’ l’8 ottobre. Ruby ha appena avuto una lunga e rassicurante conversazione con “lui” e ne riferisce immediatamente al fidanzato Luca Risso. “Chi, lui? Lui il grande” chiede il giovanotto. “Lui… Gesù” taglia corto la ragazza e spiega che Berlusconi l’ha chiamata per sapere cosa aveva detto ai pm e per tranquillizzarla con le sue promesse. Ruby è stata chiarissima con Papi, ai limiti della sfrontatezza: “Ho detto tante cose, ma ne ho nascoste tantissime… Perché ero davanti all’evidenza e non potevo negare”. Silvio l’ha tranquillizzata con un ragionamento che potremmo definire “avvolgente”: 1) Noi non siamo in pericolo, siamo in difficoltà; 2) Non sono preoccupato per me ma per te, per la tua reputazione; 3) Gente che parla male di me ce n’è sempre, ma si trova sempre chi, a pagamento, smentisce; 4) Io posso far tutto, come Gesù; 5) Tranquilla, manterrò la mia promessa (di coprirla d’or; ndr) devi solo aspettare fino al primo novembre.

In mezzo al discorso di Berlusconi ci sono le domande di Ruby. Chiare e precise: “Gli ho fatto la domanda che mi interessa di più. Gli ho detto che voglio uscirne con qualcosa. E’ normale, mi ha risposto… Non si lasciano soccombere le persone quando il mare è in tempesta”. E poi, dopo le complesse spiegazioni di lui, l’affondo di lei: “A me interessa che mantieni la promessa”.

E qui si passa alle faccende pratiche: “Sei andata a prendere le cose che ti ho lasciato da Spinelli?” le ha detto lui. E lei spiega che è passata martedì e mercoledì, ma che una volta l’ufficio era già chiuso e l’altra il ragioniere non c’era. Poi aggiunge che sia Lele Mora (che l’ha in affidamento) che l’avvocato Giuliatti preferirebbero che non si facesse vedere a Milano e, meno che mai, nell’ufficio di Spinelli. “…Perché non so se sono controllata…”. Allora “Papi” le ha detto di stringere i denti fino al primo novembre. Poi potrà “godere” di quanto promesso.

L’abilità dialettica e la grinta della fanciulla quasi commuovono Luca Risso: “Brava piccina… Brava… Così va bene”.

E lei, lapidaria: “Gliel’ho detto chiaro, perché non ho peli sulla lingua. Gli ho detto che io posso passare per tutto quello che v uole: per prostituta o per pazza. L’importante è che ne esco con qualcosa…”. E “Papi”? Papi, paterno, le ha detto: “…Non dovrai passare per pazza o prostituta… Io le promesse le mantengo…”.

“Lei è la pupilla, io sono il culo…”. Seguono due telefonate con l’amico Antonio Passaro. Uno che sa poco e ride molto. La prima è dell’8 settembre 2010. I due scherzano su come lei chiama Berlusconi: “Lo chiami zio? Lo chiami nonno?”. “No, lo chiamo Papi”. “Ah – fa lui – come la napoletana?”. E qui Ruby sfiora la Storia: “…No, io sono un’altra cosa… Quella (Noemi; ndr…) era la pupilla… Io sono il culo…”.

L’altra risale al 15 dicembre, quando tutto è già emerso sui giornali e Berlusconi si è appena salvato in Parlamento grazie a Scilipoti, Calearo e Cesario. “Sono sempre stata una mosca bianca – dice Ruby – Sono una che fa la differenza”. “Abbiamo visto la differenza che hai fatto – ride Antonio – A momenti cade il governo”. “Ma poi lo zio si è salvato – spiega lei con termini un po’ imprecisi (Ma un po’ di educazione civica, a scuola, no?) – Ha passato le elezioni per tre punti (tradotto: ha ottenuto la fiducia per tre voti; ndr)… Io ho pregato tutti i giorni…”. Antonio: “Altrimenti tenevi sulla coscienza tutto quell’ambaradan…”. Ma a lei dell’ambaradan sulla coscienza non gliene potrebbe fregare di meno: “No.. no… E’ che se non ci sta lui, io non mangio… Se se ne va, chi cazzo mangia più…”. Lui ride: “…Detto proprio papale…”. Lei chiosa: “Viva la sincerità”. Sipario: almeno per ora….

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