Scontri a Torino: Fassino contestato. Fornero: “troppi disoccupati”. Bersani: governo aiuti piccole imprese”. Sindacati contro le drastiche scelte del governo Monti

gli scontri del primo maggio

Un tempo era la giornata dei lavoratori, adesso è ormai quella della tensione e Festa del lavoro all’insegna della crisi e della disoccupazione, ma anche delle tensioni. Scontri a Torino tra forze dell’ordine e centri sociali che hanno duramente contestato il sindaco Piero Fassino.

Intanto gli ultimi dati dell’Ilo parlano di un tasso di disoccupati in Italia del 9,7%. Cgil, Cisl e Uil scendono in piazza a Rieti. A Roma il tradizionale concerto a San Giovanni, con Elisa e tanti altri ospiti. In Usa ritorna oggi in piazza il movimento Occupy.

Torino, tensione e scontri, Fassino contestato. Il corteo del primo maggio a Torino si è aperto con una contestazione al sindaco Piero Fassino da parte di alcuni giovani del centro sociale Askatasuna. Il sindaco si trovava in testa al corteo, quando dei giovani hanno iniziato ad inveire tentando di entrare nel corteo per avvicinarsi a lui. La polizia che li ha subito bloccati. È esplosa anche una bomba carta, e dopo un momento di tensione, tre giovani sono stati accompagnati in questura. «Ogni Primo Maggio abbiamo avuto delle contestazioni, l’importante sono le migliaia di persone che stanno qui dietro gli striscioni, io sto bene», ha commentato Fassino che ha ricevuto la solidrsolidarietà della Segreteria regionale del Partito Democratico, dal segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni, del sindacato di polizia Sup e del sidnaco di Roma Gianni Alemanno.

Cariche della polizia davanti il Comune di Torino. Alla fine del comizio un gruppo di circa 400 persone, tra antagonisti, giovani dei centri sociali, No Tav hanno raggiunto il Comune di Torino: alcuni sono saliti sul balcone issando uno striscione con la scritta «Liberi tutti» e infilando una bandiera bianca con la scritta No Tav su un pennone vuoto. Subito sono intervenute le forze dell’ordine che hanno proceduto a togliere striscione e bandiera. C’è stata anche una carica degli agenti. Altro momento di tensione, quando la coda del corteo, con i militanti del Partito Democratico, stava entrando in piazza San Carlo, a comizio già finito. Un gruppo di autonomi e di anarchici ha tentato di non farli entrare nella piazza: né e nato un breve parapiglia, con calci e pugni, terminato, per quanto appreso, senza feriti, grazie anche al repentino intervento del servizio d’ordine del partito.

La cerimonia al Quirinale. Tradizionale cerimonia al Quirinale, con il conferimento delle Stelle al merito del lavoro ai nuovi maestri del lavoro del Lazio. Insieme al presidente Giorgio Napolitano, il premier Mario Monti, i ministri Fornero, Passera e Cancellieri e il vicepresidente della Corte Costituzionale Franco Gallo. Nel corso della cerimonia Napolitano ha consegnato «quale simbolico omaggio all’estremo sacrificio di tutte le vittime degli infortuni e come monito, per il presente e per il futuro, della inaccettabilità della tragica catena di morti bianche», anche i riconoscimenti alla memoria dei caduti sul lavoro.

Napolitano. In mattinata, Napolitano ha deposto una corona di fiori al «Monumento ai caduti del Lavoro» in piazza Giulio Pastore, nel quartiere Eur a Roma. Poi, nel suo discorso al Quirinale, Napolitano ha sottolineato come i dati economici negativi dell’Italia rispecchiano «drammatiche difficoltà di famiglie ed intese» e fanno emergere «realtà che nessuno può sottovalutare o considerare con distacco. Anche i casi estremi del lavoratore sull’orlo della disoccupazione o dell’imprenditore sull’orlo del fallimento che si tolgono la vita non possono non addolorarci e scuoterci».

Lo stesso Napolitano ha richiamato poi l’importanza della crescita per risolvere il problema della disoccupazione giovanile. Ma «le misure per la crescita non cancellano il rigore. I progressi fatti hanno evitato rischi catastrofici», ha sottolineato il presidente: «I provvedimenti deliberati dal governo Monti» hanno portato a «un ritorno di fiducia nella sostenibilità finanziaria del nostro Paese». Poi un appello ai partiti, con l’invito alle «forze politiche che sorreggono il governo Monti a dare nuova prova del loro senso di responsabilità», affinché arrivino velocemente «a intese conclusive su una legge così importante e delicata» come quella della riforma del lavoro. Napolitano ha fatto appello anche alle parti sociali e alla politica affinché evitino contrapposizioni «laceranti e paralizzanti». Ogni «posizione difensiva o nostalgica è perdente» con una Europa che «rischierebbe di scivolare ai margini della storia. Non c’è alternativa all’attuazione di riforme strutturali», così come «non c’è alternativa al proseguire con intatta determinazione nell’impegno per il pareggio di bilancio e per un deciso, sistematico abbattimento del debito pubblico», ha aggiunto Napolitano.

E sull’evasione fiscale: È «fondamentale predisporsi al cambiamento» e i cittadini devono «esigere» questo cambiamento «da quanti hanno tratto benefici illeciti dal dilatarsi della spesa pubblica e sono venuti meno ad obblighi di lealtà verso lo Stato e la comunità, obblighi come quello fiscale».

Fornero. «Non è un bel primo maggio sia per l’assenza di lavoro che è un grandissimo problema, ma anche per gli incidenti sul lavoro, gli ultimi due accaduti ieri», ha detto il ministro del lavoro, Elsa Fornero a Radio Anch’io. «Aver modificato l’articolo 18 in maniera importante, senza per altro ripudiarlo, permetterà di dare all’economia quel dinamismo di cui oggi soffre la mancanza», ha aggiunto il ministro, spiegando che «permetterà anche di spostare l’occupazione da quello che oggi è un precariato diffuso a una forma di contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato, proprio perché meno flessibile».

I sindacati. «La Cgil chiede al governo di «cambiare la politica di rigore e recessione per fare una politica di crescita», afferma il segretario generale Cgil, Susanna Camusso, a margine della manifestazione a Rieti. Dopo aver chiesto di investire per creare più lavoro per i giovani, per l’istruzione e per le infrastrutture, Camusso torna sul tema delle tasse: «la prima richiesta che facciamo al governo è abbassare le tasse sul lavoro dipendente e fare una politica di crescita e di investimenti». La Cgil chiede al governo di cominciare detassando la tredicesima già quest’anno. «Abbiamo bisogno – ha detto Susanna Camusso – di una risposta sui redditi dei lavoratori e dei pensionati. Ci detassi la tredicesima e nel 2013 si faccia una riforma strutturale».

Analogo l’appello della Cisl, che chiede al governo di tagliare le tasse sul lavoro dipendente e pensioni, perché questa è la via maestra della ripresa economica. «Non si vedono tagli alle spese e non si vedono tagli alle tasse – ha detto il segretario generale Cisl, Raffaele Bonanni- è inutile girarsi intorno, nessun governo al mondo per rilanciare l’economia carica di tasse i cittadini. Non c’è ripresa se non si interviene sui punti focali di quello che fa ricchezza». Secondo Bonanni bisogna inoltre vendere i beni di Stato che ammonterebbero a 500 miliardi.

E il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, è pronto a togliersi il cappello se il governo riuscirà a tagliare i costi della politica, a partire dall’eliminazione delle Province. «La vera prova è vedere se sono capaci di tagliare i costi della politica e di prendersela con i più forti. Il presidente Bce ha detto di tagliare le Province, se lo facessero mi toglierei il cappello. Dovrebbero tagliare 5 miliardi di costi della politica. Potrebbero farlo con un decreto e metterci la fiducia. Per i risparmi di 20 miliardi sulle pensioni ci hanno messo un giorno».

Bersani. «Siamo in recessione dobbiamo dare un occhio alle piccole imprese che perdono liquidità e lo Stato deve fare la prima mossa ora, penso che questa settimana si possa trovare una soluzione». Lo ha detto Pierluigi Bersani, segretario nazionale del Pd, intervenuto a Portella della Ginestra per celebrare il 1 maggio.

Il concertone. A metà serata, a Roma, le luci del Concertone si spegneranno per ricordare tutte le vittime sul lavoro. Ma, come da tradizione, anche quest’anno al Primo maggio non manca la polemica: si è aperta una diatriba tra il Campidoglio e i sindacati sul pagamento delle spese per l’Ama. Ma l’accordo in extremis è stato trovato.

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