Fiamme che non ci bruciano, ma ci avvelenano. Ogni giorno centinaia di roghi nel “triangolo della morte”

la Terra dei Fuochi

Non c’è alcuna ragione impellente di leggere questo articolo perché non espone un fatto di cronaca nuovo, né annuncia un evento imminente: semplicemente ricorda di uno stato di estrema crisi ambientale e sociale che va avanti nel nostro bel paese da oltre vent’anni, senza che il “vero potere” si sia mai interessato di farlo cessare, anzi lo ha incrementato senza scrupoli, con una logica diabolica fino ai livelli inimmaginabili di oggi.

Pochi giorni fa ho ricevuto un’accorata mail da Maria Novella Vitale, un’assistente sociale della Asl di Caserta, che mi indicava un video dell’ennesimo enorme rogo di rifiuti tossici che stava bruciando incontrollato da oltre 36 ore, con la conseguente nube nera che oscurava il cielo per chilometri, rendendo l’aria irrespirabile.

Ripeto, questa non è una notizia speciale, dal momento che nel triangolo della morte di Napoli-Caserta-Giuliano, tristemente noto come “La Terra dei Fuochi”, di roghi come questi ce ne sono a decine ogni giorno, soprattutto nelle stagioni calde.

Il traffico illegale di rifiuti tossici arriva ad essere stimato a circa 100 milioni di tonnellate l’anno, a fronte dei 30 milioni di tonnellate di rifiuti solidi urbani. Riguardo questi ultimi tutti ne conosciamo l’emergenza, visto che le immagini della “munnezza” che arriva ai secondi piani dei palazzi hanno fatto il giro del mondo, ma pochissimi parlano dell’altra piaga ambientale, le scorie tossiche industriali.

Queste arrivano dal nord Italia e in parte anche dall’Europa, per essere smaltite qui, in questo già disastrato territorio, che avendo ormai esaurito ogni metro quadrato di terreno dove interrarle, vengono appunto bruciate. Vale la pena far notare che mentre si discute pubblicamente del problema dei rifiuti solidi urbani, che sono prodotti direttamente dalla popolazione, si cerca di nascondere il problema, ben più grave, dei rifiuti tossici industriali, quelli prodotti da chi controlla la popolazione.

E’ una realtà allucinante, un incubo infernale, sul quale, se c’è qualcuno che ha lo stomaco di voler approfondire, segnalo questi due brevi dossier, più che sufficienti per farsi un’idea estremamente circostanziata della tragedia in atto.

Di ricostruzioni storiche come queste, di ricerche documentate, di prove e testimonianze riguardo la collusione delle istituzioni pubbliche e private con la criminalità organizzata ce ne sono in abbondanza, ma non cambia nulla. Giusto per amore di chiarezza vorrei sottolineare il significato esplicito del termine “collusione”, ché a forza di ripeterla nei notiziari giornalistici, la gente ha perso il senso concreto della parola. Collusione significa “intesa segreta”, “accordo fraudolento”, cioè un giocare nell’ombra, in questo caso in maniera così sporca e ai danni dei comuni cittadini, che se credessimo all’esistenza di un principe del Male, sarebbe esattamente questo il comportamento da assegnargli.

Da parte loro, i comuni cittadini, esasperati da una situazione parossistica da cui non vedono vie d’uscita, non rassegnandosi a vivere in un territorio che vede un’aspettativa di vita drasticamente ridotta di alcuni anni rispetto alla media nazionale, nel tentativo di sensibilizzare l’opinione pubblica e scuotere l’immobilismo delle istituzioni, hanno organizzato l’anno scorso un grande concerto musicale che ha visto l’adesione straordinaria di oltre cento associazioni locali e la partecipazione gratuita di numerosi musicisti.

“Nessun veleno in nessuna terra”, questo è stato lo slogan promozionale del concerto, che affiancava l’eloquente titolo di “Concerto d’Amore per la Terra dei Fuochi”. Una modalità positiva, illuminata e creativa di rispondere alle potenze oscure, malefiche e distruttrici che fino ad oggi hanno governato, non solo in Campania, ma possiamo dire ormai sull’intero pianeta.

Su questo evento ho realizzato un documentario trasmesso su RaiTre lo scorso dicembre, disponibile anche su YouTube (che vi mostriamo in coda all’articolo). Ma è il caso di riferire anche del sito “la Terra dei Fuochi.it”- che da anni raccoglie centinaia di video-denunce, accompagnate dagli innumerevoli ed inutili esposti presentati alle autorità giudiziarie e che dispone addirittura di una mappa aggiornata in tempo reale di tutti i roghi appiccati ogni giorno.

Angelo Ferrillo, il coordinatore del sito, mi diceva che è risaputo che qualsiasi denuncia non sortisce alcun effetto risolutivo e non va oltre l’intervento, spesso anche tardivo, dei vigili del fuoco e della polizia. Padre Alex Zanotelli, presenza ispirativa del concerto, intervistato per il documentario, me ne spiega chiaramente le ragioni. Citandomi l’inchiesta di Alessandro Iacuelli, pubblicata nel libro “Le vie infinite dei rifiuti”, padre Zanotelli fa espresso riferimento all’accordo segreto che c’è stato tra esponenti della P2, politici locali e camorra. Sono gruppi provenienti da mondi differenti fra loro ma che gravitano attorno ad un interesse comune: come i rifiuti tossici, il loro traffico e il loro smaltimento possano fruttare denaro e convenienza politica, concorrendo, aggiungo, allo scopo finale del dominio sulla popolazione.

Tra l’altro, una delle ragioni per cui le industrie del nord sono diventate competitive a livello europeo è proprio quello di poter ridurre gli alti costi necessari ad un corretto smaltimento dei loro rifiuti. Essi infatti vengono notevolmente abbattuti attraverso la clandestinità dei traffici, gestiti totalmente dalla mano dei privati. L’elemento pubblico, cioè lo stato, nel settore dello smaltimento dei rifiuti tossici, di fatto non esiste, né come attore, né come controllore. Non è quindi la camorra ad avere tutte le responsabilità, anzi, il dottor Antonio Marfella, dell’ISDE, Istituto medici per l’ambiente, di Napoli, ha dichiarato apertamente alla conferenza stampa di presentazione del concerto, che il ruolo della camorra è semplicemente quella di fornitrice di servizi e, in quanto fornitrice di servizi, risponde alle esigenze di un sistema generale che sembra rispondere solo al profitto economico e politico.

Detto fra noi, ora capisco meglio anche il motivo di tanto clamore intorno al libro, al suo autore e al relativo film, “Gomorra”, che in fin dei conti non rivelava niente di più di quanto già si sapesse sull’organizzazione criminale. Mondadori-Berlusconi che promuove le gesta camorristiche: strano che il sistema corrotto si faccia tanta pubblicità. Non è che la reale intenzione sia quella di perpetuare il gioco classico che si è sempre fatto anche con la mafia siciliana, cioè assolutizzare un fenomeno sociale sciagurato, enfatizzandone le gesta dei suoi eroi, negativi o positivi che siano, e attribuirgli tutte le colpe? In effetti in questo modo si isola la camorra dal contesto economico globale di cui invece è parte integrante, nascondendo il suo ruolo di essere uno dei bracci armati del sistema, quelli che fanno il lavoro più sporco, per conto di politiche neocolonialiste di potenze ben più vaste e superiori. E’ la stessa identica dinamica che guida la lotta al terrorismo internazionale. I nomi cambiano ma il trucco è il medesimo.

Si tratta infatti di un turpe imbroglio che la corona inglese conosce benissimo fin dai tempi dei pirati, quelli che solcavano i mari del 1600. Cosa c’entrano gli esotici pirati con i camorristi? Andatevi a leggere i libri di Antonella Randazzo (Antonellarandazzo.blogspot.it), una storica geniale che ancora pochi conoscono. In particolare il libro “Pirati & mafiosi”, la vera storia del crimine organizzato.

Sono stati gli inglesi che usarono le organizzazioni criminali piratesche, create e finanziate dall’oligarchia dominante, per portare avanti traffici illegali e generare paura nella popolazione, contribuendo ad una cultura della violenza altamente involutiva ma determinando il prevalere  del loro dominio sull’Europa e sul nuovo continente. E’ così che siamo arrivati a costruire l’odierno sistema economico-finanziario nel suo complesso, quello che ha generato e gestisce l’attuale cosiddetta crisi economica. “Tuttavia, tale legame è oggi più evidente che mai: numerose banche americane ed europee riciclano milioni di euro e di dollari provenienti dagli affari mafiosi (e camorristi – n.d.a.), mentre le istituzioni nazionali e internazionali preposte a lottare contro la mafia non ricevono il necessario per poter essere efficaci, e vengono contrastate e indebolite in vari modi. Inoltre, sono molte le leggi che consentono ai mafiosi di continuare ad operare impunemente” (dall’introduzione del libro).

La domanda che ho fatto a tutti i miei interlocutori è stata: perché si è scelto di trasformare in sversatoio nazionale ed europeo proprio la Campania, tanto che ormai dell’antica memoria di Terra Felix le è rimasto ben poco? Nessuno ha saputo darmi una valida spiegazione.

Solo Maria Novella Vitale, che per mesi ha speso generosamente tempo ed energie sottratte alle incombenze familiari per la gestione della complessa organizzazione del concerto, mi ha proposto un’ipotesi che, se non ne spiega le ragioni, delinea almeno il quadro che si presenta allo sguardo di chi è impegnato sul piano sociale ed ambientale ed costretto a subire un progressivo, inesorabile e probabilmente pianificato, degrado del proprio territorio.

Il porto di Napoli si caratterizza per essere uno dei maggiori punti d’ingresso dei traffici internazionali legali e illegali del sud dell’Europa; tra i quali solo gli scambi commerciali con l’oriente, e soprattutto con la Cina, ne rappresentano una parte preponderante. Ecco allora che per il “vero potere” può essere funzionale trasformare l’entroterra napoletano in un unico immenso devastato squallido interporto mercantile, dove lo scarico, il carico e lo stoccaggio di milioni di tonnellate di merci stipate in montagne di containers, costituiscono l’attività produttiva più importante, movimentate da una umanità schiavizzata e ridotta ad un ruolo conforme ad un tale scenario, con lo sfondo raccapricciante delle ciminiere degli inceneritori, che spargono per l’aria le micidiali polveri sottili che avvelenano chiunque non s’accompagni alla maschera antigas.

In effetti, quella degli inceneritori, o termovalorizzatori, come li definisce chi cerca come al solito di giocare ambiguamente con le parole, sarebbe la scellerata e definitiva soluzione-truffa, che il potere vuole attuare per risolvere definitivamente il problema dello smaltimento di tutti i tipi di rifiuti. Anzi, in questo modo la Campania, non solo diventerebbe produttrice di energia, ma dovrà importare legalmente i rifiuti dall’estero per utilizzare con piena efficienza queste micidiali macchine distruttrici dell’ambiente e della vita delle persone. Se non ne siete convinti andatevi a leggere i dossier citati all’inizio.

Sappiamo che l’ideologia del sistema economico-finanziario globalizzato, cioè il Nuovo ordine mondiale e la sua gerarchia piramidale, non ha alcun rispetto per le tipicità delle realtà locali, anzi le ha in spregio. Tutto diventa funzionale alla sua logica di natura superiore che, attenzione, non è solo una logica di ingordigia economica e politica, ma è molto più raffinata; così raffinata che noi tutti comuni mortali non abbiamo ancora imparato la sua lezione fondamentale, di cui parlerò tra poco.

Sappiamo inoltre che quando tutti i terminali politici, economici, finanziari, massonici e mediatici sono compatti nel sostenere operazioni antisociali, così da inviare senza scrupoli la forza pubblica in tenuta anti-sommossa e l’esercito ad affrontare, aggredire ed annientare la resistenza della gente, là è in atto un ordine preciso che parte dal vertice di quella piramide. Ciò è avvenuto, ad esempio, a Serre e a Nocera Superiore nel 2007 per imporre l’apertura di una discarica ai confini di un’area protetta. In maniera più eclatante è avvenuto durante il G8 a Genova nel 2001 e sta avvenendo oggi in Val di Susa per obbligare ad accettare la linea ferroviaria ad alta velocità che implica la devastazione di quei sacri luoghi.

Come accennavo, non si creda che dietro a questo comportamento così autoritario ci siano soltanto speculazioni economico-politiche, in nome del fantomatico progresso tecnologico, o motivi di ordine logistico come la creazione di nuovi corridoi per le esigenze di mobilità del nuovo impero continentale, o l’ammodernamento delle infrastrutture. Questo può essere vero, ma lo è solo ad un livello intermedio della gerarchia delle priorità decisionali della piramide del potere ed è in genere usato per manipolare i gradi inferiori, oscurando la vera ragione delle scelte del vertice.
La vera ragione è legata, sempre e inderogabilmente, al tentativo di annichilire l’umanità delle persone comuni che si trovano coinvolti in questi territori e non solo. Parlo genericamente di umanità, ma se volete, a seconda delle vostre credenze personali, possiamo parlare del tentativo perenne da parte di queste forze oscure di distruggere, la vitalità, l’anima, la spiritualità, l’energia, la creatività, la libertà, la capacità di amare delle persone coinvolte.

Attenzione, non sto virando il discorso su un piano poetico e idealistico. Nello scrivere queste cose rimango su un piano strettamente concreto, a patto però di dover necessariamente ampliare la concezione che abbiamo di cosa sia “concreto”. La cultura dominante, illuminista e positivista, che domina da tre secoli a questa parte, ci ha voluto imporre l’insegnamento che la razionalità passa solo attraverso la “concretezza” della sperimentazione empirica dei fenomeni, quella rilevabile attraverso i cinque sensi, mentre loro, cioè chi dirige il grande gioco, costruiscono tutte le loro infrastrutture seguendo logiche strettamente simboliche, che sfuggono alle normali percezioni.

Perché mai? Perché il Pentagono, il quartier generale del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, è a forma di Pentagono? Perché pentagonale è anche il disegno delle intersezioni delle strade di Washington D.C. con la testa delle pentagramma che punta direttamente sulla Casa Bianca? Perché sul dollaro americano vi è impressa una piramide con un occhio al vertice? Perché il perimetro della City di Londra è minuziosamente circondata da grandi e inquietanti statue di dragoni? Perché la Chiesa Cattolica nella sua storia ha rilevato ogni luogo considerato sacro nell’antichità, per costruirci sopra le sue chiese? Sono migliaia gli esempi che si potrebbero citare e che caratterizzano tutte le opere create direttamente dagli oligarchi planetari.

Apriamo gli occhi! Si tratta solo di superstizione e di vuote decorazioni autoreferenziali? Così loro vorrebbero che noi credessimo. In effetti fino ad oggi la maggioranza di noi non ne conosce proprio l’esistenza o non gli dà molta importanza.  In realtà questi modi di agire si riferiscono a qualcos’altro che ci conviene comprendere al più presto per poter uscire dal giogo delle loro manipolazioni.

Non è il caso di dilungarci in questa sede, ma diciamo soltanto che stiamo parlando di qualcosa che potremmo chiamare “energia”, una vibrazione sottile che viaggia attraverso particolari canali e che viene sollecitata da specifici simboli, da certe figure geometriche con determinati rapporti dimensionali, dall’accostamento di certi numeri, da speciali ritualità, da peculiari conformazioni del suolo, eccetera, e che agiscono direttamente sulla coscienza degli individui, sortendo effetti estremamente pratici, fisici e concreti. Parliamo di quella energia, per fare un altro esempio a caso, che la forte presenza di un vulcano in un certo luogo determina nelle menti, nella cultura, nella vita del popolo che lo abita.

Insomma, non vi sembra sconvolgente “la coincidenza” che uno dei paesaggi più incantevoli al mondo, che se credessimo in un Dio creatore, sarebbe questo uno dei paesaggi che assegneremmo alla sua creazione, vogliano convertirlo in una grigia landa desolata di uno sconfinato interporto bituminoso?

Personalmente non credo più alle coincidenze casuali. Da tempo ho imparato a vedere che dietro le coincidenze ci sono sempre precisi programmi strategici che prima o poi saltano fuori all’evidenza di tutti. Basta allargare le prospettive. No, non è una coincidenza che quel territorio, con quella suggestiva discesa montuosa che lambisce la mirabile insenatura del mare, quel profilo pittoresco del Vesuvio che domina uno dei più vasti territori geologicamente attivi del pianeta, quell’umanità straordinaria che lo ha sempre popolato, con la sua vitalità, la sua creatività, il suo spirito di adattamento, la sua ironia metafisica, che lo rendono senz’altro uno dei popoli più vivi al mondo; non è una coincidenza, dicevo, che per dominare, manipolare e sottomettere questo paradiso “energetico” vengano messi in campo, e non da oggi, foschi e imponenti meccanismi di ostilità degni delle guerre più atroci.

Apro una parentesi: guarda caso, anche la patria della mafia ospita l’Etna, il vulcano più grande d’Europa, in una delle isole più splendide e forti del Mediterraneo. Ma, in una prospettiva planetaria, forse dobbiamo estendere il discorso a tutta la penisola italica e ai suoi particolari abitanti, da duemila anni bloccati e inchiodati “energeticamente” dalla presenza inquietante del dominio della santa sede, che si è sempre adoperata alla sua continua lacerazione interna, consegnandola senza scrupolo alla servitù di tutte le potenze straniere. Ricordiamo che da tempo il pastore tedesco ha aperto le braccia al nuovo ordine mondiale.

Ma ritorniamo per concludere alla Campania. Nel passato Napoli è stata una delle grandi capitali d’Europa, centro culturale di primaria importanza, la cui luce si rifletteva in tutta Europa. Non c’è bisogno che mi soffermi su questo. Prima della nostra unità nazionale, la Campania era caratterizzata da uno sviluppo industriale, eccezionale per i suoi tempi, tra i più avanzati al mondo. Solo l’indotto dei canapifici coinvolgeva centinaia di migliaia di lavoratori. Una delle prime ferrovie al mondo è stata la Napoli-Portici del 1839.

Poi ci fu la colonizzazione ad opera dei Piemontesi, l’ultima di una lunga serie. Costoro erano legati, attraverso oscure trame massoniche, a quegli Inglesi di cui parlavamo prima a proposito dei pirati. La storia risorgimentale italiana è tutta da riscrivere, se vogliamo capire la realtà di ciò che accade oggi. Come efficacemente dichiara qualcuno appassionato della questione sudista: “L’italia è un paese nato dal sangue dei meridionali”.

Allora non possiamo meravigliarci dell’intenzione odierna di trasformare quei luoghi in un’unica immensa discarica, quando quelle stesse forze che sono ancora al potere in Italia hanno compiuto a suo tempo atti inenarrabili e che possono essere riassunti solo dalla penna abile di uno scrittore come Pino Aprile, che nel suo libro “Terroni” afferma: “ Io non sapevo che i piemontesi fecero al Sud quello che i nazisti fecero a Marzabotto. Ma tante volte, per anni. E cancellarono per sempre molti paesi, in operazioni “anti-terrorismo”, come i marines in Iraq. Non sapevo che, nelle rappresaglie, si concessero libertà di stupro sulle donne meridionali, come nei Balcani, durante il conflitto etnico; o come i marocchini delle truppe francesi, in Ciociaria, nell’invasione, da Sud, per redimere l’Italia dal fascismo. Ignoravo che, in nome dell’Unità nazionale, i fratelli d’Italia ebbero pure diritto di saccheggio delle città meridionali, come i Lanzichenecchi a Roma. E che praticarono la tortura, come i marines ad Abu Ghraib, i francesi in Algeria, Pinochet in Cile. Non sapevo che in Parlamento, a Torino, un deputato ex garibaldino paragonò la ferocia e le stragi piemontesi al Sud a quelle di «Tamerlano, Gengis Khan e Attila». Un altro preferì tacere «rivelazioni di cui l’Europa potrebbe inorridire». E Garibaldi parlò di «cose da cloaca».

Insomma, perché mai tutto questo accanimento? Se non una risposta, spero di aver dato qualche suggerimento. Fermiamoci qua, per continuare il discorso in un prossimo articolo. Constatiamo, comunque, che Garibaldi, oltre ad avere la vocazione dell’eroe, aveva anche il dono della profezia.

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