Portiere 56enne si impicca in casa a Napoli dopo aver ricevuto lettera di licenziamento: “non posso più dare l’assegno alla mamma”. Era divorziato, aveva due figli

l'ennesimo suicidio per la crisi

E’ una spirale senza fine, un racconto drammatico che diventa ormai quotidiano: un altro suicidio, stavolta a Napoli.

Non è un ragazzino ma un 56enne il malcapitato che ha ricevuto una lettera di licenziamento e, nei prossimi mesi, avrebbe dovuto lasciare la casa dove viveva: c’è, forse, tutto questo dietro il suicidio di un portiere che ha deciso di andarsene per non sopportare il peso ormai insostenibile della crisi e di un licenziamento che mette in ginocchio la sua famiglia.

L’uomo si è ucciso, impiccandosi, nella sua abitazione di corso Garibaldi. E’ l’ennesima vittima dell’Italia del professore Mario Monti, che ha deciso di risanare i debiti (certamente fatti da altri) con una spietata politica fatta di tasse, tagli e licenziamenti.

Nessuna proposta di crescita: è chiaro che il professore vuole soltanto il sangue degli italiani che sempre più frequentemente decidono di suicidarsi per non vedere affogare e affondare il proprio destino in vita sotto i colpi di un banchiere abusivamente incaricato di fare la parte del killer. Un compito che certamente sta svolgendo “chirurgicamente”, senza curarsi neppure di chi muore e ritenendo anzi che la morte sia un “fisiologico” prezzo da pagare: perchè un pareggio di bilancio è diventato più importante di una vita umana.

Il portiere, che lavorava in uno stabile di corso Garibaldi, era divorziato e aveva due figli. Ai condomini era sempre apparso come una persona dal carattere forte. Ultimamente, però, G.C., 56 anni, anche a seguito della morte di sua madre, nonché della separazione dalla moglie, sembra soffrisse di crisi depressive. Pare che l’uomo vivesse la sua vita in solitudine, poche o addirittura nessuna amicizia, solo lavoro e casa. Da due giorni non si vedeva in giro e stamattina non era al suo posto in portineria. La sua assenza ha insospettito i condomini che hanno dato l’allarme alla polizia. L’uomo non avrebbe lasciato biglietti per motivare il suo gesto.

«Non posso più dare l’assegno a mamma». «Dite a mamma che non posso più passarle l’assegno…». Queste, secondo gli investigatori le ultime parole del portiere dette al telefono con uno dei due figli che vive al Nord, con l’altro fratello e con la madre, poco prima della decisione di togliersi la vita. Secondo quanto si è appreso, sabato scorso, dopo aver chiuso la portineria l’uomo si è suicidato.

Nel prossimo ottobre avrebbe dovuto lasciare l’alloggio da portiere in cui abitava. Giorni fa, però, i proprietari avevano fatto un sopralluogo per metterla in vendita, facendogli forse presagire un anticipo del suo allontanamento e forse anche questo ha inciso sulla sua decisione. Fonti investigative riferiscono, che l’appartamento nel quale si trovava era di proprietà di una agenzia immobiliare fallita tempo fa. La stessa agenzia è proprietaria di altri depositi situati nella zona della stazione centrale. Dopo il fallimento il tribunale ha nominato un curatore fallimentare.

Ancora qualche mese e il portiere avrebbe dovuto lasciare l’appartamento ma anche il lavoro avendo ricevuto lo scorso anno una lettera di licenziamento. Secondo quanto si è appreso si sarebbe tolto la vita sabato scorso ma soltanto oggi gli inquilini del palazzo, temendo che gli fosse accaduto qualcosa, hanno chiesto l’intervento della polizia che ha fatto la scoperta.

La polizia ha rintracciato i due figli (vivono al Nord) e la moglie, uno dei due si è già messo in viaggio per venire a Napoli mentre un fratello della vittima vive nel quartiere di Poggioreale.

Una folla di curiosi, gente del quartiere, qualche passante ha assistito mentre la mortuaria portava via il corpo di G.C.. Qualcuno ha fatto il segno della croce, altri hanno urlato che la responsabilità è della situazione economica che coinvolge tutti, riscuotendo il consenso di altri passanti che hanno applaudito.

Solo pochi giorni fa al Vomero, quartiere collinare della città, un immobiliarista 52enne, Diego Peduto, si è suicidato dopo aver ricevuto una cartella di Equitalia.

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