Il consigliere regionale della Lombardia, a giudizio con l’accusa di prostituzione minorile al processo Rubygate, risponde “picche” a Formigoni che la invita a lasciare

Nicole Minetti

“Le dimissioni sono personali. Certo, un bel gesto aiuterebbe”. Così il presidente lombardo Roberto Formigoni rispondeva alla domanda sul ciclone che sta travolgendo il consigliere regionale Nicole Minetti.

Già rinviata a giudizio per induzione e favoreggiamento della prostituzione minorile, ora della Minetti sono state pubblicate intercettazioni che di fatto la inchiodano su cosa avvenisse realmente nelle serate ad Arcore. Per questo al governatore della Lombardia i cronisti hanno chiesto se sia opportuna la strada delle dimissioni intrapresa, senza essere neppure indagato, da Renzo Bossi.

Ventisette anni, di Rimini, la Minetti, reduce anche da un cambio di look, in questi giorni è al centro della cronaca non solo come teste del processo Ruby e per gli audio delle intercettazioni dell’inchiesta, ma anche per i bonifici da oltre 400 mila euro che Berlusconi ha ammesso di averle fatto, a processo già iniziato, perché sarebbe – nonostante i 9 mila euro di stipendio mensile – «in difficoltà economiche». Ecco cosa risponde la Minetti sulla situazione.

Dunque, si dimetterà?

«Assolutamente no. Non vedo perché dovrei».

Forse perché è sotto processo, e perché lo auspica il presidente della Regione.

«Non ho intenzione di lasciare, perché sono innocente».

Perché Formigoni la sta scaricando proprio ora?

«Questo bisognerebbe chiederlo a lui. Sono considerazioni personali, mi limito a prenderne atto. Io vado avanti per la mia strada».

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