Inchiesta su informativa della Dia di Firenze: nel 1992-93 l’attuale presidente del Senato avrebbe avuto incontri con l’allora capomafia di Brancaccio, Filippo Graviano

Renato Schifani

Anche il nome di un’alta carica dello Stato nelle indagini di mafia. L’inchiesta è per concorso esterno in associazione, ma sarebbe vicina all’archiviazione. Presto toccherà a un giudice per le indagini preliminari valutare la posizione del presidente del Senato Renato Schifani.

La conferma dell’esistenza dell’indagine, già rivelata nel 2010 dall’Espresso, arriva adesso dalle colonne della Stampa. L’identità della seconda carica dello Stato è stata celata dietro un nome di fantasia per evitare fughe di notizie. “Schioperatu”, c’era scritto nel registro degli indagati. Si tratta di un fascicolo archiviato nel 2003 e riaperto nel 2010 dal pool di magistrati coordinati dai procuratori aggiunti Ignazio De Francisci e Antonio Ingroia.

La nuova inchiesta – si legge su Live Sicilia – si base essenzialmente sulle dichiarazioni di Gaspare Spatuzza e su un’informativa della Direzione investigativa antimafia di Firenze. Spatuzza aveva parlato di incontri che Schifani, intorno al ‘92-’93, quando era ancora soltanto un avvocato amministrativista, avrebbe avuto con il capomafia di Brancaccio, Filippo Graviano. Gli incontri sarebbero avvenuti nella sede della Valtras, un’azienda di trasporti di proprietà di un suo cliente, Giuseppe Cosenza. Spatuzza per la verità ha poi precisato di non avere mai visto insieme Graviano e Schifani. Ha confermato, però, che quest’ultimo avrebbe incontrato Cosenza nello stesso posto in cui c’era pure il padrino di Brancaccio.

Le dichiarazioni si aggiunsero alla prima indagine che si era concentrata sull’amicizia fra Schifani e Nino Mandalà, arrestato con l’accusa di fare parte della cosca mafiosa di Villabate e suo ex socio di un’azienda, la Sicula Broker. Siamo negli anni Ottanta, quando Mandalà era ancora incensurato e non erano emerse le accuse che di recente avrebbe fatto scattare per lui una condanna in appello a 8 anni. Ancor più di recente il nome del politico che siede sulla poltrona di Palazzo Madama è saltata fuori in un’indagine che ha coinvolto Giovanni Li Causi, gestore del bar all’interno dello stadio Barbera di Palermo. Li Causi faceva riferimento agli agganci che una impresa di pulizie aveva con “Schifano” e grazie ai quali avrebbe avuto la possibilità di lavorare in un grosso centro commerciale della città.

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