La prima rete bianconera del bomber vale ancora il +3 in classifica per Conte. I rossoneri superano 1-0 la squadra di De Canio con un gol del Principe nel finale

Marco Borriello

Un gol che vale una stagione. La prima rete di Marco Borriello in maglia bianconera avvicina la Juve allo scudetto: ancora tre punti in più rispetto al Milan e quattro sole partite al termine del campionato.

Partita difficile, ben più del previsto, contro un Cesena che sbuca da cinque pareggi di fila, segnato da assenze pesanti (comprese quelle degli ex Iaquinta e Mutu) ma coraggioso e combattivo: il 3-4-2-1 disegnato da Berretta diventa presto un 5-3-1-1, con Ceccarelli e Djokovic che rinculano in difesa, Santana che scala e il solo Del Nero alle spalle di Rennella.

La Juve interpreta il consueto 3-5-2, le novità sono Caceres per Lichtsteiner e Matri al posto dello squalificato Quagliarella. La partita potrebbe spianarsi in fretta, ma Pirlo manda sul palo un rigore assegnato per un mani di Moras che spezza un pallonetto di Borriello: tocco nitido, però fuori area. L’errore lascia il segno, la Juve fatica a far breccia, Pirlo non brilla e Vidal è ben al di sotto degli standard, Vucinic ordinario e Matri generoso e nulla più. Il possesso è limpido, la pressione costante, ma di pericoli veri ne sbocciano pochi (colpo di testa di De Ceglie respinto, errore di Antonioli – che poi smanaccia sulla linea – su tiro di Matri).

La svolta a un quarto d’ora dal termine, quando Conte manda in campo Del Piero e Borriello: il capitano impegna Antonioli su punizione e Borriello – senza gol dal maggio scorso – lo incenerisce con un sinistro splendido. La Juve fa festa, il Cesena invece è già retrocesso in B.

BOATENG SPINGE IL MILAN. Quattro minuti all’inferno. Sono stati i più brutti della stagione del Milan. Alle 19,41, gelo su San Siro: aveva segnato Borriello a Cesena, il Milan era a 5 punti e lo scudetto stava svolazzando su Vinovo. Alle 19,45, il gol di Boateng e il distacco dalla Juve è tornato a 3 punti. Lo scudetto è ancora sulla strada di Torino, ma il Milan non molla e sta lottando. 

Il “diavolo” nel primo tempo non ha fatto un solo tiro in porta, Gervasoni ha negato un rigore netto al Genoa per una respinta di mano di Nesta su tiro di Kucka, ma nella ripresa, con Cassano e Boateng, qualcosa è cambiato.

Il Milan ha forzato i tempi, si è avvicinato al gol, che però ha segnato solo quando il Genoa è rimasto in dieci per l’espulsione di Jankovic al 27′ per doppia ammonizione, la prima per aver trattenuto la maglia di Abate e la seconda per un fallo da dietro sullo stesso esterno rossonero. Da ricordare che a inizio ripresa, per una trattenuta alla maglia di Palacio, Yepes aveva ricevuto la grazia della seconda ammonizione. Un quarto d’ora dopo il rosso per Jankovic, Boateng ha segnato su cross di Emanuelson toccato da Granqvist.

Non è di sicuro un Milan brillante. Arriva allo sprint-scudetto quasi esausto, spremuto, sfinito. De Canio aveva schierato il Genoa con intelligenza, con Belluschi davanti alla difesa. Proprio l’argentino, insieme a Granqvist e al vecchio Kaladze, è stato fra i migliori; anche nel Milan la coppia difensiva Nesta-Yepes ha meritato i voti più alti.

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