Scavi in un seminterrato a New York: si cercano i resti del bambino scomparso nel 1979 e mai più ritrovato

Etan Patz in una foto del 1979

La svolta, drammatica ma in grado di scrivere una verità, forse sta per arrivare, dopo 33 anni di silenzio e attesa.

Etan Patz, un bambino di 6 anni, lo hanno cercato per tutta l’America. Poi in Europa, quindi fino in Medio Oriente. Ma lui, forse, non è mai andato troppo lontano: Fbi e polizia adesso cercano i resti a pochi metri dalla sua casa, quartiere di Soho, New York.

Etan è scomparso il 25 maggio 1979. È uscito di casa, al 113 di Prince Street, per recarsi a scuola. Quel giorno i genitori gli avevano dato il permesso di andare a piedi senza prendere il bus. Il bimbo viene visto per l’ultima volta all’altezza del numero 127 di Prince St. È fermo vicino a un ristorante. Sembra che aspetti qualcuno. Di lui non sapranno più nulla. Le ricerche sono massicce ma forse svolte in modo frettoloso. Vengono lanciati appelli in tv e sui giornali. La storia di Etan si trasforma in un caso nazionale: infatti il 25 maggio diventa la ricorrenza nazionale dei bambini scomparsi. E il suo volto sarà stampato sui cartoni del latte nella speranza che qualcuno si faccia vivo con una segnalazione.

Di «avvistamenti» ne arrivano moltissimi. Dagli Usa come da altre parti del mondo. Ma sono false piste. I genitori di Etan continuano a cercare, chiedono aiuto. E non cambieranno mai abitazione, convinti che un giorno il figlio sarebbe tornato. Le indagini su Etan, intanto, vanno avanti e ogni tanto si concentrano su qualche tipo sospetto. Nel 1991 entra nell’inchiesta un pedofilo, José Ramos, detenuto per stupro. Alcuni compagni di cella lo accusano. Si apre una partita legale complessa. Ramos confessa il delitto, è indagato ma mai incriminato. Resta però in cella per la precedente condanna – 20 anni – e qui ogni 25 maggio riceve un poster da parte di Stanley Patz. C’è scritto: «Cosa hai fatto al mio piccolo?».

Lui ignora quella domanda. Ma poche settimane fa la storia ha avuto una svolta. L’Fbi è tornata a interrogare un manovale di 75 anni, Othniel Miller. Lo avevano già fatto nel maggio 1979 dopo il racconto di un teste: «Il 25 Othniel faceva dei lavori nel seminterrato al 127 di Prince St». Il punto dove era stato visto per l’ultima volta Etan. L’operaio, che ogni tanto regalava pochi spiccioli al bimbo, aveva infatti cambiato il pavimento del piccolo deposito. Ma i controlli non avevano portato a nulla. Per la polizia Miller (che ora è sotto controllo ma non in arresto) era certamente una «figura interessante» e lo avevano tenuto d’occhio, senza tuttavia ottenere elementi convincenti. Ora invece gli agenti sono convinti di averceli.

I cani, portati nel deposito, hanno «segnalato» qualcosa. E allora la Scientifica ha deciso di scavare nell’edificio: ogni reperto sarà trasferito al laboratorio Fbi di Quantico. E qui forse troveranno la risposta a quell’angosciante appello di Stanley Patz: «Cosa hai fatto al mio piccolo?».

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