Il leader dell’Udc vuole sciogliere il suo partito per fondare quello della Nazione ma gli alleati sono pronti a mollarlo. Montezemolo è pronto a scendere in campo

Pier Ferdinando Casini

I nuovi progetti politici annunciati da Pier Ferdinando Casini e da Angelino Alfano agitano ancora di più le acque già increspate della politica italiana. Facendo intuire come quella delle elezioni a ottobre non sia proprio un’ipotesi remota.

Il Pdl definisce “un’operazione virtuale” quella dei centristi. Mentre gli ex Udc non credono nella proposta che i pidiellini faranno uscire dal cassetto solo dopo le amministrative. Secondo il presidente di “ItaliaFutura” Luca Cordero di Montezemolo, ormai pronto a scendere in campo, entrambi sarebbero solo operazioni di “marketing” visto che di “contenuti” non c’è nemmeno l’ombra. “Non è cooptando qualche tecnico”, osserva, che si risolve il problema.

E una bocciatura arriva anche dall’Idv: “Invertendo l’ordine degli addendi – ironizza Di Pietro – la somma non cambia” perchè non è “spostando i nomi” che si crea qualcosa di nuovo. Noi “non abbiamo bisogno di inventare nuovi partiti”, rincara la dose Bossi, nè “nuovi trucchi che quando si usano vuol dire che non c’è un partito dietro”.

“A noi non interessa e non ci saremo” commenta il governatore della Sicilia Raffaele Lombardo. I movimenti al centro, taglia corto il segretario Pd Pierluigi Bersani, non rappresentano certo una “svolta epocale”. Ma ai Democratici, afferma, “va bene” anche perhè loro, come ricorda Rosy Bindi, “l’operazione del secolo” l’hanno già fatta “e non si torna indietro”. La prospettiva indicata da Casini sembra dividere poi il Terzo Polo.

I finiani, infatti, di nuovo partito, a prescindere dai nomi, non ne vogliono sapere. “Noi”, spiegano Fabio Granata e Carmelo Briguglio, “un partito ce l’abbiamo ed è stato il primo a nascere in questa Terza Repubblica”. Nè, incalza Granata, “abbiamo intenzione di salire su una sorta di ‘predellino bis’. Grazie. Abbiamo già dato”. Sarebbe molto meglio, invece, precisa Briguglio, parlare di “Federazione a quattro” aperta a chi ci vorrà stare. Altrimenti, avverte, “ci incasineremo”. Resta un altro grande nodo da sciogliere: quello della leadership. Chi coordinerà le varie anime pronte a confluire nella nuova creatura politica?

Oggi, Beppe Pisanu, lancia ufficialmente la candidatura di Casini “per superare il Pdl” in un nuovo partito a leadership collettiva. Ma tra i finiani il malumore è palpabile. Non scioglieranno mai Fli, assicurano, “nè per il diktat” di Casini, nè per “regalare a lui lo scettro del comando”. Alfano, intanto rilancia. E comunica che il nuovo soggetto politico, quello targato Pdl, non avrà bisogno di essere finanziato dalla politica (“Perchè ci aiuterà chi avrà le nostre stesse idee”). Grazie, gli ribatte Pierluigi Mantini (Udc) che definisce “una burlesque” il progetto pidiellino, loro hanno “il miliardario!”.

Sul tema finanziamento-pubblico però nessuno vuol essere secondo a nessuno. E così, sebbene in commissione Affari Costituzionali della Camera giacciano 17 testi che dal 2008 non si è riusciti a convertire neanche in un ‘testo basè per avviarne l’esame, ogni partito annuncia la sua ricetta. Ne ha una pronta il Pd che presenterà a breve, assicura Bersani “per tagliare i rimborsi”. Ne ha gia depositate una la Lega. E una l’Idv che, oltretutto, ha già cominciato la campagna di raccolta firme anti-finanziamenti. La pietra tombale su un eventuale dialogo nella maggioranza la mette comunque Cicchitto: “Tra la nostra mossa e quella di Casini non c’è alcun collegamento”, assicura.

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