Il Comune vuole bloccare in via definitiva la procedura immobiliare riguardante l’asta del palazzo di Corso Umberto. Svolta grazie al decreto per il Museo diffuso?

ex pretura

Il verdetto è ormai vicino. Si dovranno ancora attendere probabilmente pochi giorni per sapere se i locali dell’ex Pretura di corso Umberto sono da considerarsi salvi o no dalla vendita all’asta.

Si è svolta infatti ieri mattina al Tribunale di Messina l’udienza per la causa riguardante la sorte dell’immobile comunale che era finito all’asta. Il Comune di Taormina punta ad una sentenza che ritenga l’ex pretura patrimonio indisponibile della casa municipale e quindi inalienabile.

“Il giudice – spiega l’assessore al Contenzioso, Fabio D’Urso – ha rinviato al 4 maggio l’udienza che a questo punto dovrebbe portare alla sentenza in questa lunga controversia sull’ex pretura. Taormina ha ottenuto di recente dalla Regione il via libera ufficiale per la creazione di un “Museo diffuso per le arti e la cultura contemporanea” ottenendo Un milione 599 mila euro, e quel decreto di finanziamento riguarda la destinazione dell’ex pretura a Museo del Cinema. Per questo nell’udienza di venerdì mattina, il nostro legale, avv. Antonella Di Re, ha prodotto copia del decreto pubblicato sulla Gurs del 27 gennaio 2012.

“L’avvocato della curatela – continua l’assessore ha chiesto adesso un rinvio per prendere visione del decreto di finanziamento in oggetto. Chiediamo l’immediata estinzione della procedura di vendita della vecchia pretura e siamo ormai alla fase cruciale della vicenda. E’ arrivata l’ora x, e da parte nostra c’è forte ottimismo sull’esito positivo della causa. Il Comune mostra quindi fiducia nella battaglia legale intrapresa nei confronti dell’azione intentata da alcuni privati creditori proprio”.

Il finanziamento stanziato dalla Regione sembra in grado di rafforzare il “decreto salva-pretura” che già in precedenza era stato prodotto in tribunale dall’Amministrazione comunale taorminese, ovvero il vincolo posto sul bene dall’assessorato regionale ai Beni Culturali, con una relazione della Soprintendenza, sull’edificio. In questo documento si ritiene che l’ex pretura debba essere considerata patrimonio indisponibile della casa municipale, che per questo si oppone ad un possibile esproprio del bene. La società di Messina che ha intrapreso le vie legali contro il Comune, sinora ha presentato delle memorie e chiesto ulteriori atti alla Soprintendenza sulla relazione fatta. La medesima società ha inoltre presentato un ricorso al Tar di Catania. Il Comune ha sollevato alcune eccezioni ritenendo, a proprio avviso, il procedimento “chiuso”.

Ora l’obiettivo del Comune è l’estinzione definitiva della pratica. La curatela fallimentare che ha fatto scaturire l’asta ha vantato un credito verso il Comune di 829 mila 346 euro, oggetto di contestazione giudiziaria nel giudizio iscritto al n. 340/2002 R.G.C., nonché un ulteriore credito di Un milione 204 mila 281 euro, scaturente da decreto ingiuntivo n. 108/2002, provvisoriamente esecutivo, anch’esso oggetto di contestazione nell’ambito del giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo n. 28/2003. Sono due le procedure esecutive, in sostanza di uguale importo, sulle quali si è articolato il “caso pretura.

Nell’udienza di ieri mattina il Comune ha chiesto una decisione al più presto. Il giudice intende arrivare ad una valutazione definitiva del caso in tempi molto brevi, e per questo ha fissato la prossima udienza per venerdì 4 maggio. In quella data si stabilirà se la procedura di estinzione dell’asta avrà esito favorevole al Comune e se avranno prodotto gli effetti sperati da Palazzo dei Giurati sia il decreto di vincolo del bene sia il finanziamento per il Museo.

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