Bossi a un comizio dell’ex ministro: “il Carroccio oggi si compatta, non abbiamo bisogno di un nuovo partito. Io voto per Bobo. Ci vergognavamo ma la gente ha capito”

Bobo Maroni e Umberto Bossi

«Voglio un accordo con Maroni», aveva anticipato ieri sera. Oggi è arrivato a sorpresa a un incontro elettorale dell’ex ministro dell’Interno, nel varesotto. Poi, sul palco, Umberto Bossi ha fatto calare il sipario su una settimana di insinuazioni, tra presunti dossieraggi, lingotti e diamanti, che secondo molti avevano creato tensioni tra i due: «Maroni? È il bene della Lega», ha detto il Senatur, rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano della possibilità di Maroni segretario federale al Congresso. «Io voto per il bene della Lega – ha detto Bossi – e lui è il bene della Lega».

Maroni, ieri, dopo la rabbia per il dossieraggio contro di lui, ordito dall’ex tesoriere della Lega Francesco Belsito (secondo il quale Bossi era al corrente di tutto), aveva detto di non credere a «complotti dei giudici e dei servizi segreti» contro il Carroccio, smentendo in qualche modo un teorema invocato più volte dallo stesso Bossi durante la bufera giudiziaria che ha travolto la Lega. L’incontro Bossi-Maroni era saltato più volte, alimentando le voci sulla tensione tra di loro. Poi le dichiarazioni di pace di oggi.

Una volta salito sul palco per il comizio accanto all’ex ministro dell’Interno, Bossi ha subito detto ai militanti che «io e Maroni siamo d’accordo su tutto, anche perché quando è nata la Lega c’eravamo solo noi due, ed è questo il legame che ci unisce». Il presidente della Lega ha poi mostrato di apprezzare che Maroni lo abbia definito come «un fratello maggiore».

«Oggi la Lega si compatta e torna la forza politica principale del Paese», ha aggiunto Bossi. I due sono seduti su una panchina dietro il palco del comizio. «Un po’ ci vergognavamo di quello che è accaduto, ma la gente ha capito, ha capito anche che se qualcosa è andato storto è perchè c’è stato un raggiro». Bossi ha ricordato anche di essere andato anche «con un sentimento di vergogna» al primo comizio dopo lo scandalo.

«Io e Roberto Maroni non abbiamo bisogno di inventare nuovi partiti, nuovi trucchi che quando si usano vuol dire che non c’è un partito dietro». Bossi lo ha detto riferendosi indirettamente alle nuove formazioni politiche preannunciate da Angelino Alfano e Pierferdinando Casini. Bossi ha ricordato che la Lega, di recente, ha avuto «certamente qualche dolore al cuore, ma ci siamo mossi subito», e adesso «dobbiamo continuare con forza parlando di politica e non di beghe».

«È il tempo che chi si è preso i soldi si faccia da parte», per Bossi si andrà avanti compattamente a «fare pulizia» nella Lega.

Bossi è tornato a ribadire di non sapere nulla di un dossier su Roberto Maroni. «I dossier erano stati fatti per creare una stagione di veleni, metterci contro, me e Roberto Maroni, e rompere la Lega, ma anche questa manovra tutta romana e centralista fallirà». Bossi ha poi detto di aspettarsi ancora «qualche trabocchetto», aggiungendo che anche «i giornalisti vogliono rompere la Lega». Bossi ha continuato a ironizzare sul dossier che sarebbe stato confezionato nei confronti dell’ex ministro, ribadendo che se lo avessero chiesto direttamente a lui tante informazioni le sapeva già, tanto erano note. Secondo Bossi, infatti, «i dossier lo hanno fatto per recapitarlo sulla mia scrivania e dimostrare che Maroni voleva i soldi», ma è stato solo un tentativo di «spaccare la Lega». Il Senatur ha anche fatto un riferimento che sarebbe stato fatto a del denaro destinato da Gheddafi a Maroni, ipotesi liquidata con una risata.

Calderoli auspica che non ci sia una spaccatura della Lega: «le correnti purtroppo stavano nascendo, anche se non potevamo dirlo perché avrebbero distrutto l’unità della Lega», ha detto. Calderoli spera che il movimento rimanga coeso e che non si arrivi ad una rottura: «ci auguriamo che non accada».

Per Calderoli «dopo lo tsunami, a mente fredda, si riuscirà ad avere un’idea della dimensione delle cose. Mi sembra che giorno dopo giorno si stanno ridimensionando». Calderoli non condivide come sia stato utilizzato il denaro pubblico «e non credo che qualcuno di noi sapesse degli investimenti in Tanzania che tra l’altro non c’entravano nulla con oro e diamanti. È importante per noi che siano state restituite le somme investite».

In ogni caso «Bossi ha tolto il pane di bocca ai figli per darlo alla Lega». Per Calderoli il Senatur ha dedicato «una vita al movimento. Quando sento qualcuno che lo accusa di aver preso i soldi dalla Lega per darli alla propria famiglia, sono certo che non l’ha mai fatto e se l’ha fatto qualcuno dei figli lui certamente non lo sapeva». Le dimissioni? «Non potevo non vedere l’esempio di Bossi e appena saputo del mio coinvolgimento nelle intercettazioni sono andato da Bossi a rassegnare le mie dimissioni e Bossi mi ha detto: tu resti lì».

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