Sabato manifestazione a Milano: i precari sono pronti ad aprire una nuova stagione di lotta contro le scelte scriteriate della classe politica nella pubblica istruzione

riparte la protesta

Riparte da Milano la protesta del popolo  della scuola. Ancora una volta, mentre l’Italia tace dinanzi alle gabelle che il governo Monti impone al paese impoverendolo, il popolo della scuola si muove per denunciare una situazione sempre più insostenibile ed inaugurando così una nuova stagione di proteste contro l’ingiustizia e l’arroganza dell’attuale classe dirigente italiana.

I precari della scuola si sono dati appuntamento sabato 21 aprile alle 14.30 sotto  il Pirellone, dove  docenti, genitori e studenti si raccoglieranno dal Sud al Nord “in difesa della scuola statale, laica e di tutti!” .

Le ragioni della Protesta. Perché Milano? Milano in questi anni è stato il simbolo del potere berlusconiano e leghista ed è qui che è stata elaborata un’idea di stato, ma anche di scuola e di società, che è all’origine della nostra crisi attuale e che dovrebbe essere discussa dalle fondamenta.

Con la protesta di  sabato prossimo i precari si propongono l’obiettivo di dire un “no” secco a questo tipo di modello.  Secondo i precari dopo le dissennate  politiche scolastiche del governo Berlusconi che ha portato a tagli per ben 150.000 posti di lavoro  e una riduzione di 8 miliardi di finanziamenti, con il nuovo governo e con il nuovo ministro ben poco è cambiato.

Per i precari il ministro Profumo è sulla stessa linea della Gelmini  e anche lui “procede nella sua opera di distruzione  della scuola statale senza alcuna vera opposizione”.

Per i precari il ministro sta facendo anche di peggio, in quanto non solo ha agitato di recente lo spettro di un concorso su posti inesistenti, ma ha anche con il “decreto semplificazioni” potenziato l’autonomia scolastica attraverso la creazione di reti territoriali di scuole e attraverso la formazione di un organico dell’autonomia, che mira  all’abolizione delle graduatorie e all’istituzione della chiamata diretta.

Ma perché Milano? Perché a Milano si sta consumando  uno degli atti fondamentali secondo i precari dello smantellamento della scuola pubblica e che ha uno dei suoi momenti fondamentali nel PDL 853 (Aprea), che recentemente è stato approvato dalla Commissione Cultura della Camera,  e che mira ad aprire le porte delle scuole ai privati attraverso  il “Consiglio dell’autonomia” e a riformare gli organi collegiali e a neutralizzarli  e a commissariali con rappresentanti delle  fondazioni private, che imporranno alle scuole programmi ed erogheranno risorse in base ai loro interessi.

È significativo che l’Aprea, che ha proposto lo stesso disegno di legge, si è dimessa dopo averlo fatto approvare conservando solo il ruolo di Assessore presso la Regione Lombardia, che si è fatta interprete della Legge in questione con l’articolo 8 della Legge “Misure per la crescita, lo sviluppo e l’occupazione” che in pratica ha aperto le porte alla possibilità di introdurre la cosiddetta chiamata diretta.

Per tutti i lavoratori della scuola che si sono dati appuntamento a Milano si tratta di norme che sono assolutamente  inaccettabili, incostituzionali e clientelari, in quanto mortificano  introducendo la chiamata diretta nelle scuole ( i dirigenti potranno nominare a proprio piacimento i docenti) la professionalità docente.  Ma non solo.

Secondo i precari tutto ciò finirà per negare la libertà di insegnamento, mortificare e ricattare i docenti e soprattutto eliminerà il sistema di reclutamento nazionale basato sulle graduatorie che al momento si è rivelato essere trasparente e meritocratico. Ma le ripercussioni più gravi saranno, secondo i docenti, sulla qualità dell’istruzione, in quanto si finirà per negare il diritto allo studio degli studenti che non avranno più una scuola pubblica e statale con gli stessi livelli di qualità in ogni parte del paese.

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