Allarme dell’Organizzazione della sanità ai governi di tutto il mondo. Soltanto 8 Paesi su 194 hanno un piano nazionale per affrontare il fenomeno delle demenze

in aumento i malati di Alzheimer

Una notizia inquietante all’orizzonte e un problema ormai globale che “non è solo una malattia del mondo industriale”. E’ l’appello che l’Organizzazione Mondiale della Sanità insieme all’Alzheimer’s Disease International lancia in un report dal titolo “Demenza: una priorità di salute pubblica”, chiedendo così a governi, a responsabili politici e alle altre parti interessate di affrontare in maniera consapevole e sostanziale l’impatto di una malattia che crescerà a dismisura nei prossimi anni.

La demenza – si legge in un approfondimento di Repubblica – oggi colpisce oltre 35 milioni di casi nel mondo, ma le stime annunciano cifre allarmanti: si prevede infatti un aumento del 70% della sindrome entro la metà del secolo. Circa 115 milioni saranno le persone colpite. I dati pubblicati nel rapporto “forniscono la base conoscitiva per una risposta globale e nazionale”, ha sottolineato Margaret Chan, direttore generale dell’Organizzazione, visto che fino ad oggi solo 8 dei 194 Stati membri dell’Oms hanno un piano nazionale sulle demenze in atto: e in quel numero ristretto l’Italia non rientra.

Eppure si ha la certezza che queste malattie esploderanno per via dell’allungamento della vita: “il rischio di demenze è già di 1 a 8 per gli over 65 e di uno scioccante 1 a 2,5 per gli over 85, con un impatto sempre maggiore con il passare dei decenni”.

I dati del rapporto confermano in che misura la demenza, patologia causata da varie malattie del sistema nervoso (la più comune è l’Alzheimer) spesso non venga immediatamente compresa
dagli operatori sanitari, anche nelle nazioni a più alto reddito, dove solo tra il 20 e il 50 per cento dei casi ha una diagnosi corretta tempestiva. Per questo il rapporto dell’Oms si rivela come un’esortazione a risolvere l’ulteriore problema della formazione degli operatori sanitari “non adeguatamente preparati per riconoscere i primi sintomi”, ha spiegato Oleg Chetnov, vice direttore generale del dipartimento dell’Oms.

Se, come afferma il rapporto, ogni 4 secondi nasce un nuovo caso di demenza nel mondo, “il tasso di crescita è pari a 7,7 milioni di malati in più ogni anno – ha commentato Marc Wortmann, direttore esecutivo della Alzheimer’s Disease International – . Ma attualmente, i sistemi sanitari di cui disponiamo non possono far fronte all’esplosione della crisi delle demenze, in quanto tutti noi viviamo più a lungo”: dovranno perciò prendere consapevolezza della grande sfida da affrontare e combatterla al meglio.

I costi sanitari stimati attualmente per controllare le varie forme di demenza esistenti sono pari a 604 miliardi di dollari l’anno, ma saranno destinati a crescere nel prossimo futuro. L’aumento delle patologie richiede un’azione immediata soprattutto in quei Paesi a basso e medio reddito dove le risorse sono poche e dove, purtroppo, risiede il 58% dei malati di demenza. Un problema dalle dimensioni enormi, dunque, che non riguarda solo l’aspetto economico, bensì quello sociale. Sottolinea ancora Marc Wortmann come sia “assolutamente vitale la comprensione di queste patologie, in modo che diminuisca la vergogna legata alla malattia” che spesso porta all’isolamento totale dei pazienti e delle persone che gli sono accanto, con l’estrema conseguenza di non ricevere assistenza sanitaria, né una diagnosi corretta e tempestiva.

E in Italia? Le stime parlano di un milione di casi, di cui 600mila malate di Alzheimer. Lo ha detto Gabriella Salvini Porro, presidente della Federazione Alzheimer Italia – che ha avuto il compito di diffondere il rapporto nel nostro Paese – sottolineando l’urgenza di varare un Piano nazionale per le demenze, caldeggiato non solo dall’Oms ma anche dal Parlamento europeo già quattro anni fa, con l’adozione della Dichiarazione scritta 80/2008, in cui si riconosceva la malattia di Alzheimer come priorità pubblica e si auspicava lo sviluppo di un piano d’azione comune.

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