Si ripropone il possibile utilizzo della cucina dell’ex scuola convitto albergo per la preparazione dei pasti

quale cucina per la mensa?

Torna d’attualità l’ipotesi di utilizzare un immobile comunale in loco, per la preparazione dei cibi della mensa scolastica.

Si ripropone, in tal senso, in queste ore l’ipotesi del Capalc, l’ex scuola convitto albergo sita in contrada S. Antonio.

In quella struttura si trova un ampio e adeguato locale cucina che in questi anni è rimasta abbandonato e che andrebbe rimessa in funzione e a norma.

Un sopralluogo è stato preannunciato dal vicesindaco Pippo Calabrò, che ha la delega alla Pubblica Istruzione. La gara d’appalto indetta dal Comune, come detto, è andata deserta e per l’ennesima volta, insomma, è tutto da rifare. Si è subito riacceso il malcontento dei genitori e c’è da trovare, di conseguenza, una soluzione in tempi brevi per uscire da quest’altra fase di impasse.

”Il servizio sostitutivo che fino a questo momento era attivo – ha reso noto Calabrò – sarà sospeso da questo venerdì. Non sarà possibile effettuare, dal punto di vista burocratico proroghe. Adesso stiamo cercando, giocoforza, di intraprendere un percorso alternativo per garantire l’erogazione dei pasti. I locali del Capalc potrebbero rappresentare una soluzione ideale per la preparazione dei pasti”.

Si ipotizzerebbe, anche, se le vigenti norme lo consentiranno, la possibile individuazione di una cooperativa con lavoratori del luogo per andare ad effettuare il servizio di mensa scolastica almeno nelle ultime settimane dell’anno scolastico.

Di certo c’è che i tempi sono strettissimi e sarà una corsa contro il tempo. La scuola ormai sta per terminare le lezioni e non ci sono molte alternative per l’individuazione di una strategia “ponte”. Palazzo dei Giurati aveva indetto il pubblico incanto per la gestione dell’importante servizio realizzato con affidamento provvisorio con una spesa massima di 40mila euro. Gli uffici non hanno ricevuto, però, alcuna busta.

Bisognerà, adesso, verificare il perché un pubblico incanto così importante non venga considerato appetibile per le imprese di settore. La fornitura era stata prevista per un numero presunto di 2 mila 300 pasti a settimana, per un periodo di circa sei mesi, secondo modalità, tempi e condizioni stabiliti nel capitolato speciale d’appalto e tabella dietetica.

Le famiglie di tanti alunni che frequentano i plessi scolastici di Taormina stanno nuovamente pensando al classico panino nello zaino per ovviare, in qualche modo, ai disagi, anche se dotare per parecchi giorni di panini come pranzo non sarebbe l’ideale anche in termini di alimentazione. L’importo a base d’asta per ogni singolo pasto, in sede di gara, era stato fissato in 4.46 euro, più Iva, sino alla concorrenza della spesa di 192mila euro, anche in questo caso più Iva.

Le polemiche e il malcontento sono tornati d’attualità e la questione che alimenta i maggiori fermenti è quella dei cosiddetti “ribassi” che caratterizzano questa tipologia di gare.

Pur essendoci chiaramente delle logiche di bilancio, i genitori chiedono, in particolare, che la qualità dei pasti possa prescindere da ragionamenti legati proprio ai quei ribassi che spesso portano all’aggiudicazione del servizio a ditte che non si rivelano all’altezza del compito al quale sono chiamati.

Una soluzione che consenta di uscire dall’incertezza viene auspicata in questa vicenda dalle famiglie di tanti alunni, bambini e e ragazzi, che frequentano le scuole di Taormina centro e le frazioni di Mazzeo e Trappitello.

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