Delirio di Borghezio: “basta con quelle terre di mafia e improduttive”. Eppure l’eurodeputato leghista non sa che la “Trinacria” voleva essere 51a stella americana

Mario Borghezio

«Inutile negare che la mafia in Sicilia e la Camorra in Campania sono saldamente radicate nel territorio, quindi una soluzione potrebbe essere che Monti la venda a uno stato estero o a qualche miliardario visto che non si riesce ad estirpare il malaffare troppo radicato. Nonostante i numerosissimi siciliani e campani onesti non c’è speranza».

Parole e musica – alquanto stonate -dell’europarlamentare leghista Mario Borghezio, uno che ha perso l’ennesima occasione per risparmiare fiato a fronte di una credibilità pari ormai alle temperature polari.

E così, a KlausCondicio, Borghezio ha detto: «Fossi al posto del premier Monti – spiega – venderei la Sicilia agli Usa o a qualche pool di miliardari russi o americani. E se per esempio, come sembrava che si potesse fare nell’immediato dopo guerra, gli Stati Uniti volessero aggiungere una stellina alla loro bandiera, allora molto volentieri la Sicilia, ma prima ancora la Campania, perché siamo di fronte a zone completamente improduttive. Sarebbe un po’ alleggerita quella palla al piede che finché siamo tutti insieme appesantisce il nord».

Secondo Borghezio la vendita potrebbe anche avere effetti positivi sui conti dello stato italiano così disastrati: «Fossi in Monti metterei sul mercato anche Napoli e la Sardegna. Con quei soldi potremmo alleggerire il nostro debito che, tra l’altro, mica l’han fatto gli operai della Fiat o i piccoli imprenditori del Veneto o del Nord est. L’hanno fatto loro, con le loro pensioni facili di invalidità, con gli amici politici, con le loro mafie, il loro assalto alla diligenza, le loro finanziarie che ogni anno spolpavano un pò di più le casse dello Stato. E naturalmente Roma ladrona, che ha coperto tutto questo danneggiando la gente onesta del sud. Soprattutto, chiudendo le speranze alle giovani generazioni del sud».

Neppure un commentano meritano di per se stesse le affermazioni di Borghezio, che evidentemente dimentica gli scandali che stanno travolgendo in queste ore il suo partito e più in generale la “sua” Padania. Soltanto una suddivisione logistica e giudiziaria per competenze su diverse Procure sta facendo sembrare quello che accade adesso inferiore a Tangentopoli, quando invece le proporzioni sono di gran lunga superiori e peggiori alle ruberie del 1992. 

Il punto è un altro: la Sicilia non ha bisogno di essere venduta agli Usa, semmai è passato un treno che la storia dovrebbe portare oggi i siciliani a mangiarsi le mani, quando negli anni della seconda guerra mondiale la Trinacria sarebbe potuta diventare la 51a stella americana.

Un progetto incompiuto, che ha visto invece l’isola rimanere al traino di quell’Unità d’Italia allo stato attuale delle cose definibile soltanto come un inganno colossale senza alcun vantaggio per il Meridione italiano.

Ci fu un tempo in cui l’altra storia stava per compiersi davvero. I protagonisti di quel “grande scandalo” furono due avvocati. Uno si chiamava Andrea Finocchiaro Aprile, l’ altro Antonino Varvaro. Programma: staccare la Sicilia dall’ Italia, farne uno Stato indipendente, unirlo agli Stati Uniti come quarantaquattresima stella. Era pronta la bandiera, giallo e rossa, con al centro tre gambe e nel mezzo un sole, il “triscele” della monetazione greca e romana. Pronto il nome, la Trinacria. Pronte anche le forze armate, l’ Evis, esercito volontario indipendentista siciliano. Pronti anche i soldi, forniti dai grandi proprietari terrieri e (ma non si doveva dire) dalla mafia. Era il 1943. 

Tutto cominciò a Catania e a Palermo subito dopo lo sbarco degli Alleati. Nell’ agosto 1943, si tennero le prime riunioni del movimento, a cui già in molti lavoravano da quando si era capito che la guerra era perduta. L’ indipendentismo poteva e doveva, nella sua mente, dare alla Sicilia una dignità sempre negata, la liberazione da una sudditanza ormai inammissibile. Ma la crisi del movimento cominciò quando si discussero mezzi e strumenti per realizzare il difficile progetto: con le armi dell’ Evis, con gli scontri dei “picciotti” con i carabinieri, con Giuliano che ora si propone capo della Polizia della futura Trinacria?

Il 28 gennaio 1944 gli Alleati hanno consegnato la Sicilia all’ amministrazione del governo Badoglio. I secessionisti furono arrestati e  trasferiti con una nave a da guerra a Ponza. Cinque mesi al fresco hanno fatto svanire il vento secessionista di quella Trinacria immaginata come Protettorato Usa, Stato indipendente.

Lo stesso, andando ancor più a ritroso, si potrebbe dire della Campania, simbolo del Regno delle Due Sicilie, dove tra il 1861 e 1871 vennero fucilato un milione di meridionali in nome e per conto di quell’Unità d’Italia fatta sul sangue di tanti innocenti, svuotando quello che allora – udite udite – era il terzo Stato più ricco d’Europa per trasferire quello sfarzo e quel denaro a Torino. O vogliamo ricordare a Borghezio cosa c’era scritto sulla legge n.1040 del 15 agosto 1861 con la quale il Re d’Italia Vittorio Emanuele II ordinò una strage dimenticata dai libri di storia?  

Difficile, indubbiamente, dire se sia più inesistente la Padania di cui parla Borghezio o se, in verità, siano più virtuali i celebrati 150 anni di cosiddetta “Unità d’Italia”. I fatti dicono che la ricchezza del Nord e le fatiche odierne del Sud sono “figlie” di

Dalla storia al presente non è quindi Borghezio, con la sua delirante imbecillità, a poter parlare di cessione della Sicilia e della Campania, semmai potrebbe essere al contrario il popolo violato del Sud a volersi liberare di quest’Italietta razzista e classista, che oggi non può avere nessun futuro e fa valere rapporti di forza che non hanno più senso di esistere.   

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