Non solo le banche ormai non concedono più prestiti, ma stanno chiedendo rientri immediati per i fidi accordati

in Sicilia non si fa credito

Siamo quasi alla resa, ma qualcuno vorrebbe evitare la parte più dolorosa, la strage prima di bruciare gli accampamenti.

Piccoli imprenditori siciliani, produttori agricoli, artigiani, lavoratori con ditte individuali, le famose partite Iva, sono sott’acqua da tempo e nessuno riesce a rappresentare per intero il loro disagio.

Ci sono gli scioperi dei sindacati, ci sono i Forconi che scendono in piazza, ma il quadro è sempre più nebuloso, senza una via d’uscita.

Molte le responsabilità, anche degli stessi imprenditori in qualche caso, che per anni sono stati lì ad operare secondo schemi e convenzioni di comodo, aspettando il bando confezionato ad arte dal deputato regionale, l’incentivo a pioggia e a fondo perduto, la scorciatoia per aggirare norme, vincoli, leggi, soprattutto comunitarie. Ma dette queste cose, terribili e vere, oggi a strangolare l’80% delle imprese siciliane sono i debiti con l’erario e il sistema creditizio. Per i debiti la Regione ha cercato di negoziare con la Serit ulteriori dilazioni, evitare confische e ganasce varie ed eventuali, allentando, ma poco poco, la morsa.

Ma la catena – come spiega un articolo del quotidiano La Sicilia – non si è spezzata, perchè un imprenditore che deve soldi allo Stato per le banche è già un potenziale insolvente, uno da tenere fuori dagli sportelli e fuori dalle porte girevoli. Non si fa credito più a nessuno, questa è la storia, ma non è nemmeno questo e non è manco tutto. Gli imprenditori piccoli e medi, le vere vittime di questa stretta delle banche, si sono rassegnate all’idea che alle loro richieste di prestiti rispondano tutti no, ma l’emergenza oggi non è il prestito, ma il rientro.

Ogni giorno centinaia di telefonate a centinaia di aziende: lei ha un’esposizione con la banca, deve rientrare. Quando? Quando? Subito, domani, anzi oggi, perchè la direzione generale impone, chiede, sollecita. E così l’imprenditore è strozzato, mentre in giro sente parlare politicanti e tecnici di ripresa, di investimenti, di sviluppo, di ripartenza, la verità sta in quelle telefonate che ammazzano l’ultima speranza.

Perchè si può non avere denaro per investire, ed è già un dramma, ma non si può trovare denaro da restituire alle banche dall’oggi al domani, questa è la tragedia. Un quadro devastante, in cui la parte terribile sta nelle parole e nelle promesse di chi dovrebbe governare l’emergenza del Paese: hanno concentrato l’attenzione generale a parlare dell’articolo 18, argomento pretestuoso perchè milioni di giovani senza lavoro se ne fregano altamente dei diritti acquisiti dai vecchi e sanno che loro non avranno mai nessun articolo 18, ma deviando l’attenzione su questi temi ci si allontana dai veri drammi.

Le banche prendono i soldi dalla Banca europea a interessi ridicoli, ma non rigirano quei soldi nel territorio a tassi sopportabili, li usano per altre operazioni e alle imprese fanno solo quelle telefonate di terrore.

E’ questa la svolta che stavamo aspettando mentre l’Italia precipitava nelle risate generali e nel gran bordello? Brutta storia e la Sicilia paga più di tutti perchè quaggiù le banche straniere (quelle italiane, va…) davvero non aprono più la porta a nessuno. E se qualcuno porta i taglierini nascosti, alla fine serviranno non per una rapina, ma per tagliarsi le vene. Si vede che da queste parti i vampiri della finanza non hanno più nulla da succhiare. 

Infine… dite a Monti che se, per caso, conosce qualcuno nell’ambiente delle banche, magari una buona parola potrebbe spenderla. Se conosce, caso mai, qualcuno…

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