Rapporto Eures svela dati allarmanti sui gesti estremi nel nostro Paese. Decidono di farla finita soprattutto carcerati, disoccupati e imprenditori: +2,1% di morti

aumenta il numero di italiani che si tolgono la vita

L’allarme è nei numeri e nei fatti. L’Italia sta diventando terra di suicidi: dai carcerati agli imprenditori, dai disoccupati agli esodati, sono sempre di più gli italiani che hanno reagito alla Grande Crisi con il gesto estremo del togliersi la vita.

Nel 2010, secondo il rapporto Eures, 3.048 persone si sono uccise con le proprie mani. Dopo l’aumento dei suicidi registrato nel 2009, con 2.986 persone suicide,(2.828 del 2008), il trend negativo è proseguito nel 2010 con un aumento del 2,1%.

“Un dato che – ha spiegato Eures – evidenzia un acuirsi della vulnerabilità complessiva del corpo sociale. Il “rischio suicidario” è più alto tra i maschi e, a livello regionale, colpisce di più il Nord, anche se la crescita record si è registrata al Centro”. Ma la ‘crisi economica’ non è la causa che lega tra loro solo i destini di imprenditori e lavoratori. Anche nelle carceri le ristrettezze economiche generali aggrava le condizioni di vita dei detenuti: secondo l’associazione Antigone, nei primi tre mesi del 2012 sono morti 37 detenuti nelle carceri italiane, di cui 17 per suicidio.

Secondo i dati Eures, c’è una scia di sangue che segna il nostro Paese al tempo della crisi, con un disoccupato che ogni giorno sceglie di uccidersi per la disperazione: sono stati 362 nel 2010 i suicidi dei disoccupati, un dato che supera ulteriormente i 357 casi del 2009, che già rappresentavano una forte impennata rispetto ai 270 suicidi accertati in media del triennio precedente.

Tra i disoccupati, la crescita dei suicidi riguarda principalmente coloro che hanno perduto il lavoro (272 suicidi nel 2009 e 288 nel 2010, a fronte dei circa 200 degli anni precedenti), mentre l’aumento è meno marcato tra quanti sono alla ricerca della prima occupazione (85 vittime nel 2009 e 74 nel 2010, a fronte delle 67 in media nel triennio precedente).

Inoltre nel 2010 si sono registrati 336 casi di suicidio tra i lavoratori autonomi. Nel 2009 tra gli autonomi i suicidi erano stati 343. Più in dettaglio, spiega l’Eures, nel 2010 si contano 192 vittime tra i lavoratori in proprio (artigiani e commercianti) e 144 tra gli imprenditori e i liberi professionisti (sono state 151 nel 2009), costituite in oltre il 90% dei casi da uomini, confermando come tutte le variabili legate a fattori materiali presentino indici di mascolinità superiori a quello già elevato rilevato in termini generali.

Per quanto riguarda l’ultimo biennio, 2009-2010, si è verificato un “importante aumento” dei casi di suicidio in tutte le fasce d’età, minori esclusi, con un particolare riferimento alla fascia 45-64 anni, nella quale si concentra anche il problema dei cosiddetti “esodati”, ovvero di quei lavoratori usciti dal mercato del lavoro attraverso canali di protezione sociale e che l’attuale riforma Monti-Fornero del sistema pensionistico, rischia di lasciare totalmente privi di reddito.

Altrettanto grave la condizione nelle carceri italiane dove, secondo l’associazione antigone, il decreto svuota carceri ha sortito effetti marginali ed il sovraffollamento rimane la causa prima nei casi di suicidio. Secondo il rapporto, dall’entrata in vigore della legge Alfano il calo della popolazione detenuta è stato “molto modesto”, ed anche l’intervento del nuovo governo al 31 marzo 2012 “non pare aver impresso una significativa accelerazione”. La Regione con il più alto tasso di sovraffollamento è la Puglia, seguita da Lombardia e Liguria. Quella ‘messa meglio’ è il Trentino Alto Adige. In Campania vi sono più imputati che persone condannate. Quella con meno imputati è il Molise. Complessivamente due persone su cinque sono dentro pur presunte innocenti.

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