Nota del direttore della sala stampa, padre Lombardi sulla scomparsa di Emanuela:“niente in contrario a nuove rogatorie, non abbiamo nulla da nascondere”

Pietro Orlandi

«Non risulta» che da parte delle autorità vaticane «sia stato nascosto nulla» sul sequestro di Emanuela Orlandi, «nè che vi siano in Vaticano “segreti” da rivelare». Lo afferma oggi il direttore della sala stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, secondo cui «continuare ad affermarlo è del tutto ingiustificato».

«Tutte le Autorità vaticane hanno collaborato con impegno e trasparenza con le Autorità italiane per affrontare la situazione del sequestro nella prima fase e, poi, anche nelle indagini successive», dice oggi in una lunga nota padre Lombardi replicando a quanto apparso di recente sui media sul caso della giovanissima cittadina vaticana, figlia di un commesso della Prefettura della Casa Pontificia, scomparsa in circostanze misteriose il 22 giugno 1983 all’età di 15 anni.

«Non risulta che sia stato nascosto nulla – prosegue il portavoce della Santa Sede -, nè che vi siano in Vaticano “segreti” da rivelare sul tema. Continuare ad affermarlo è del tutto ingiustificato, anche perchè, lo si ribadisce ancora una volta, tutto il materiale pervenuto in Vaticano è stato consegnato, a suo tempo, al P.M. inquirente e alle Autorità di Polizia; inoltre, il Sisde, la Questura di Roma ed i Carabinieri ebbero accesso diretto alla famiglia Orlandi e alla documentazione utile alle indagini».

«Se le Autorità inquirenti italiane – nel quadro dell’inchiesta tuttora in corso – crederanno utile o necessario presentare nuove rogatorie alle Autorità vaticane, possono farlo, in qualunque momento, secondo la prassi abituale e troveranno, come sempre, la collaborazione appropriata», aggiunge padre Lombardi, che ripercorre nella nota tutti i passi della collaborazione dimostrata negli anni a parte delle autorità vaticane, l’interessamento personale di Giovanni Paolo II e dell’allora segretario di Stato card. Agostino Casaroli.

Per il portavoce vaticano, «non è fondato accusare il Vaticano di aver ricusato la collaborazione alle Autorità italiane preposte alle indagini». «La sostanza della questione – aggiunge – è che purtroppo non si ebbe in Vaticano alcun elemento concreto utile per la soluzione del caso da fornire agli inquirenti». Inoltre, «a quel tempo le Autorità vaticane, in base ai messaggi ricevuti che facevano riferimento ad Ali Agca – che, come periodo, coincisero praticamente con l’istruttoria sull’attentato al Papa – condivisero l’opinione prevalente che il sequestro fosse utilizzato da una oscura organizzazione criminale per inviare messaggi od operare pressioni in rapporto alla carcerazione e agli interrogatori dell’attentatore del Papa».

«Non si ebbe alcun motivo per pensare ad altri possibili moventi del sequestro – spiega ancora padre Lombardi, secondo cui »l’attribuzione di conoscenza di segreti attinenti al sequestro stesso da parte di persone appartenenti alle istituzioni vaticane, senza indicare alcun nominativo, non corrisponde quindi ad alcuna informazione attendibile o fondata; a volte sembra quasi un alibi di fronte allo sconforto e alla frustrazione per il non riuscire a trovare la verità

Per Pietro Orlandi, il fratello di Emanuela, la disponibilità del Vaticano a nuove rogatorie è un « un gesto cristiano: un importante passo avanti». «Per me e per la mia famiglia questa è una cosa molto positiva – aggiunge Orlandi -.Non so come si evolverà, ma è una cosa buona: è una mia idea, ma in quello che ha detto Lombardi credo che ci sia la parola del segretario particolare del Papa padre George Gaenswein».

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