Il dramma della disoccupazione è “figlio” anche della perversa logica di tanti italiani che snobbano impieghi disponibili ma faticosi e inseguono lusso e soldi facili

italiani in cerca di lavoro, ma quale?

 

Non c’è lavoro… quello che vorremmo… In un rapporto statistico di qualche tempo fa, che trova riscontro anche presso i dati Eurispes e Istat, il lavoro che tutti gli italiani, tra i 18 e i 60 anni, vorrebbero fare si articola nella seguente classifica;

  1. Avvocato
  2. Imprenditore
  3. Medico
  4. Banchiere
  5. Dirigente (più nello specifico d’azienda)
  6. Artista
  7. Attore
  8. Architetto
  9. Odontoiatra

Tra le professioni più ambite dalle donne, inoltre, spicca la showgirl, cantante, ballerina e attrice.
Nel fascicolo pare che si precisi anche che gli italiani, preferiscono una professione “superpagata” a scapito di un impiego di maggiore interesse sia sul versante sociale che quello creativo.

In realtà, da altri dati profusi a iosa dalla rete, ma che poco interessa ai media irrimediabilmente politicamente schierati, ora a destra ora a manca, le professioni che ne escono sconfitte sono: poliziotto, pompiere, artigiano, idraulico, elettricista, muratore, macellaio, fornaio (e/o pasticciere), agricoltore, operaio (avvilente fanalino di coda)e badanti. Per la scrivente, poi, scoprire che la professione infermieristica non è contemplata neanche tra i “fuori-misura” … beh… è davvero doloroso.

Secondo i dati Eurispes, pare che esistano, approssimativamente 150.000 posti di lavoro disponibili che neanche “l’esercito della salvezza” (gli extracomunitari) riesce a coprire mentre, per quanto concerne più strettamente l’artigianato, abbiamo offerte di circa 300.000 posti vacanti.

E così scopriamo che mancano circa 2000 sarti, 1100 panettieri, 1750 pasticcieri e gelatai, migliaia di installatori di ferramenta e calzolai. Mancano migliaia di impiegati nel setore delle pulizie mentre, circa l’85% di crisi delle professioni, riguarda più strettamente le aziende che producono mobili artigianali; riparatori di automobili, di motocicli e bicilette e carrozzieri. Mancano i pizzaioli, ricamatori, facchini e via di seguito.

Ma davvero le cose stanno come ci suggerisce lo studio in oggetto?

Mi chiedo: abbiamo mai visto un panettiere, un pasticciere o un macellaio che non sia andato in pensione a 50 anni e che non abbia un “villone” Hollywoodiano o che non possieda almeno una casa al mare, una in montagna e l’altra in pieno centro cittadino?

E allora? Cos’è che manca al nostro dato statistico? Semplice, avranno anche i “villoni”… ma quanto hanno faticato? Se poi consideriamo l’avvilente fattore “prestigio”… beh… a voi il vergognoso ma giusto calcolo matematico…

E così, ricordo le parole di quel riparatore di bici. Amico di famiglia, alle soglie della pensione dové amaramente chiudere la propria attività in quanto, tutti i giovani che avevano, in un primo momento accettato di rilevare il suo laboratorio, a fronte del tristemente noto “sabato lavorativo”, avevano rinunciato a causa del grasso che di venir via dalle unghie non ne voleva proprio sapere

Che dire? Smettiamola di ripararci dietro l’ombrellino di ipocrisia che vuole l’extracomunitario “ladro di lavoro”!

Tuttavia, in tutto questo scenario di umiliante inettitudine, ci rincuora sapere che almeno sul versante di un “genere di impiego” per fortuna, siamo coperti; non mancano i Santi… almeno quelli.

Poi mi chiedo però: ma a che servono i Santi se poi le chiese chiudono per mancanza di preti? Eh già, mancano anche quelli! Che Dio ci perdoni!

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