In corso nuova fase stromboliana, forti boati nei centri del catanese sino a Taormina. Ingv raccoglie nuovi dati

Etna ancora in eruzione

L’Etna ancora in eruzione e stavolta la Sicilia trema. Il cratere di Sud Est ha ripreso con particolare vigore l’attività stromboliana, interrompendo un breve periodo di riposo.

Da giorni, ormai, si susseguono sbuffi di cenere e lanci di materiale piroclastico dalla sommità del cono, ben visibili durante le ore notturne.

Sono passate ormai quasi due settimane dall’ultimo parossismo ed il magma risale lentamente nel camino, facendo registrare un notevole aumento del tremore vulcanico.

Proprio in queste ore l’Etna ha scatenato forti boati che hanno fatto temere anche possibili scossse di terremoto.

Intorno alle 16.30 paura nei centri della provincia di Catania ed anche alla zona Jonica. I boati del vulcano sono stati avvertiti sino a Taormina. Minuti di apprensione per molti cittadini, nelle cui abitazioni si sono verificati tremori a ripetizione.

La situazione è in costante evoluzione. Già questa mattina i vulcanologi dell’Ingv, che tengono d’occhio l’Etna continuamente, si sono recati in quota per raccogliere dati sulla nuova fase eruttiva.

L’emissione di cenere lavica, sospinta dal vento verso est, al momento, tiene “in scacco” l’aeroporto di Catania che resta per il momento aperto e operativo ma è sempre a rischio chiusura se dovesse proseguire con intensità l’attività eruttiva.

Ben 28 milioni di metri cubi di lava: questa è la stima delle emissioni dell’Etna in un anno. Il calcolo è stato effettuato da alcuni ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, utilizzando un nuovo metodo per l’analisi delle immagini satellitari.

In un articolo pubblicato su “Geophysical Research Letters”, i ricercatori Gaetana Ganci, Andrew Harris, Ciro Del Negro, Yannick Guehenneux, Annalisa Cappello, Philippe Labazuy, Sonia Calvari e Mathieu Gouhier, dell’INGV e dell’Univerisità francese Blaise Pascal hanno stimato che la quantità di lava emessa durante gli eventi del 2011 chiamati fontane di lava, con eruzioni-lampo, che stanno caratterizzando da alcuni anni l’Etna, è confrontabile con i volumi annuali delle eruzioni effusive dello stesso vulcano, dal 1970 ad oggi.

Viene spiegato, in tal senso, che le fontane di lava sono fenomeni molto irregolari e quindi difficilmente prevedibili e la curva di raffreddamento di una colata ha un andamento nel tempo che dipende dalla quantità di lava eruttata. Maggiori volumi saranno anche più spessi ed impiegheranno più tempo a raffreddare. Quindi misurando quanto velocemente la lava si raffredda è possibile calcolare il volume con sufficiente precisione.

A questo scopo, è stato sviluppato un metodo che analizza le immagini termiche del sensore “Seviri” per calcolare il flusso di calore prodotto da ciascuna colata di lava e utilizzando un modello teorico di raffreddamento della lava è stato stimato il volume di lava emesso.

Viene, infine, evidenziato che “conoscere dall’inizio di un’eruzione qual è la portata della lava emessa dalla bocca effusiva permette di individuare le aree maggiormente a rischio”.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=Qh3WoCOBpl8[/youtube]

© Riproduzione Riservata

Commenti