I magistrati di Messina accusano il parlamentare regionale di abuso d’ufficio, falso e tentata concussione

l'onorevole Cateno De Luca

La procura della Repubblica di Messina ha chiesto il rinvio a giudizio per il deputato regionale Cateno De Luca, leader del movimento “Sicilia Vera”, il fratello Tindaro De Luca e altre sedici persone tra amministratori, funzionari e componenti della commissione edilizia comunale di Fiumedinisi (Me) nell’ambito dell’inchiesta su una presunta speculazione edilizia nel centro ionico.

A Cateno De Luca, ex sindaco di Fiumedinisi, la Procura contesta l’abuso d’ufficio, il falso e la tentata concussione. L’inchiesta riguarda vicende del periodo compreso tra il 2004 e il 2010.

Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Vincenzo Barbaro e dal sostituto Liliana Todaro, sono state avviate a seguito di un esposto e si sono concentrate sui lavori per la costruzione di una struttura alberghiera con annesso centro benessere.

De Luca, intanto, ha annunciato nelle scorse ore la propria candidatura a sindaco nel Comune di Santa Teresa di Riva. Durissima la replica del deputato alla richiesta di rinvio a giudizio nei suoi confronti.

Il leader di Sicilia Vera, risponde contrattaccando: “Una parte della Procura della Repubblica di Messina assume sempre più le sembianze per la vicenda che mi riguarda, di una cupola politico-mafiosa-massonica, che nulla ha a che vedere col verminaio di cui ha parlato anni fa l’onorevole Vendola”.

In una nota, il deputato  contesta il modo in cui è stata fatta “filtrare” la notizia ed annuncia che investirà della vicenda “gli organi Superiori della Magistratura ed altre Procure della Repubblica, sicuramente più obiettive ed ambientalmente compatibili con l’impertinente De Luca, che godrà, in un lungo processo, di buona compagnia, quale quella del Procuratore aggiunto Vincenzo Barbaro”.

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