Il figlio del Senatur si dimette da consigliere regionale. Alessandro Marmello, suo bodyguard, vuota il sacco e lo incastra: in un video la prova dei soldi che giravano

Renzo Bossi

Il Trota lascia. Renzo Bossi si dimette da consigliere regionale della Lombardia. “Senza che nessuno me l’ha chiesto faccio un passo indietro in questo momento di difficoltà, do l’esempio”, ha detto a Tgcom24. “Ha fatto bene, erano due o tre mesi che mi diceva che era stufo di stare in regione”, ha commentato il padre Umberto, che sta trascorrendo la pasquetta a Gemonio.

“Sono sereno e ho fiducia nella magistratura – ha aggiunto il figlio di Umberto Bossi – anche se non sono indagato. E’ giusto e opportuno farsi da parte, sono sereno e so benissimo cosa ho fatto. Spero che la magistratura possa dare delle risposte alle domande che oggi ci si pone”.

“In consiglio regionale – ha sottolineato – negli ultimi mesi ci sono stati avvenimenti che hanno visto indagate alcune persone. Io non sono indagato, ma credo sia giusto e opportuno fare un passo indietro per il movimento”.

Quanto alle dimissioni di suo padre, fondatore e leader storico del Carroccio, dalla segreteria del partitio, la sua, ha spiegato Bossi junior, “è stata una scelta difficile fatta per salvare il movimento e dare alle domande che tutti si pongono le risposte che nel giro di poco tempo si avranno”.

Ma il terremoto per il Trota sembra solo all’inizio e adesso c’è anche la prova video che lo incastra.

“Non ce la faccio più, non voglio continuare a passare soldi a Renzo Bossi in questo modo: è denaro contante che ritiro dalle casse della Lega a mio nome, sotto la mia responsabilità. Lui incassa e non fa una piega, se lo mette in tasca come fosse la cosa più naturale del mondo. Adesso basta, sono una persona onesta, a questo gioco non ci voglio più stare”. Alessandro Marmello, autista e bodyguard di Renzo Bossi, vuota il sacco in una lunga intervista al settimanale Oggi.

Marmello dice di aver lavorato come autista per il primogenito del Senatùr e Manuela Marrone per tre mesi nel 2009. “Il contratto a progetto era emesso dal Gruppo Lega Nord Padania Camera dei deputati e intestato all’allora capogruppo Roberto Cota, che oggi è il governatore del Piemonte”, racconta.

All’epoca il Trota non aveva cariche ufficiali. Dall’aprile 2011 Marmello è stato assunto dalla Lega, racconta, “con un contratto a tempo indeterminato emesso direttamente dalla Lega Nord Padania e firmato dal tesoriere Francesco Belsito. Da quel momento – prosegue – avrei avuto disponibilità di denaro contante per le spese relative al mio servizio”.

“Ogni volta che avevo bisogno di soldi per fare benzina, oppure pagare eventuali spese per la manutenzione dell’auto, ma anche per pagare il ristorante quando ci trovavamo, spesso, fuori Milano, potevo andare direttamente all’ufficio cassa alla sede della Lega, in via Bellerio, firmare un documento che non prevedeva giustificazioni particolari, era praticamente un foglio bianco, e ritirare ogni volta un massimo di 1.000 euro. Anche più volte al mese – dice ancora Marmello -. Il fatto è che questo denaro mi veniva dato come corrispettivo degli scontrini e delle ricevute che presentavo. E tra queste ricevute molte mi erano state date da Renzo per coprire sue spese personali”.

“Poteva essere la farmacia, ristoranti, la benzina per la sua auto, spese varie, cose così. Insomma, quando avevo finito la scorta di denaro andavo in cassa, firmavo e ritiravo – continua l’autista e guardia del corpo -. Mi è capitato anche di dover fare il pieno di benzina pure per la sua auto privata. Il pieno in quei casi dovevo farlo con i soldi che prelevavo in cassa per le spese della vettura di servizio. La situazione stava diventando preoccupante e ho cominciato a chiedermi se davvero potevo usare il denaro della Lega per le spese personali di Renzo Bossi”.

“L’ho fatto presente a Belsito, spiegandogli che avevo pensato addirittura di dimettermi. Lui non mi ha dato nessuna spiegazione chiara. Io – prosegue Alessandro Marmello – stavo prelevando soldi che ufficialmente erano destinati alle spese per l’auto di servizio ed eventualmente per le mie esigenze di autista e invece mi trovavo a passarne una parte a lui, per fare fronte anche ai suoi bisogni personali. Erano spese testimoniate da scontrini che spesso non riguardavano il mio lavoro”.

“Non so se lui avesse diritto a quei soldi: tanti o pochi che fossero, perché dovevo ritirarli io? Ho cominciato ad avere paura di poter essere coinvolto in conti e in faccende che non mi riguardavano, addirittura di sperpero di denaro pubblico, dal momento che i soldi che prelevavo – aggiunge Marmello – erano quelli che ritengo fossero ufficialmente destinati al partito per fare politica. Soldi pubblici. Certamente, almeno credo, non spendibili per accontentare le spese personali di Renzo Bossi”.

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