Il presidente francese si è ripreso dopo la sua virata a destra ma in pole position rimane ancora Hollande. La svolta anti-stranieri potrebbe cambiare la corsa al voto

Nicolas Sarkozy

La rimonta del presidente francese è ancora possibile o perlomeno adesso è meno proibitiva.

A due settimane dal primo turno delle presidenziali, e a un mese dal decisivo ballottaggio, la certezza dello sfratto di Monsieur Nicolas Sarkozy dall’Eliseo si è affievolita. I toni da ultradestra del presidente uscente hanno risollevato la sua campagna, favorita anche dai recenti casi di cronaca, come la strage di Tolosa, che hanno fatto riemergere temi come la sicurezza finora oscurati dalla crisi economica.

Le presidenziali francesi arrivano in uno dei momenti più difficili dell’euro, un progetto politico ed economico imposto ai tedeschi dall’Europa più sensibile ai desiderata di Parigi. La crisi della moneta unica, generata dalla lunga recessione abbattutasi sul Vecchio Continente da ormai qualche anno, ha determinato numerosi cambi di leadership ai vertici dei paesi europei. Dopo Berlusconi e Zapatero, anche Nicolas Sarkozy sembrava dover pagar pegno alla crisi degli euro debiti, che finora ha lambito la Francia, un paese che ha un’economia invero piuttosto fragile in questo momento. Nelle ultime settimane la vittoria di François Hollande non appare però più scontata come lo era fino al vero inizio della campagna elettorale. Dopo la rivoluzione gollista la Quinta Repubblica è stata finora governata quasi esclusivamente da presidenti di centrodestra. Da De Gaulle fino allo stesso Sarkozy, passando per i mandati all’Eliseo di Pompidou, Giscard d’Estaing e Chirac, solo Mitterrand è riuscito a portare la gauche al governo della Francia.

Il compito di Hollande è dunque più difficile delle previsioni più superficiali, perché il blocco conservatore che vive nelle campagne e nei sobborghi transalpini è ancora molto influente nelle dinamiche elettorali francesi. Nicolas Sarkozy è ancora sfavorito, ma il suo attivismo, e il contemporaneo calo del lepenismo, gli hanno permesso finora di risollevare una campagna che era partite con le campane che suonavano a morto.

Le presidenziali francesi saranno inoltre un momento decisivo per gli equilibri dell’area euro. Da sempre la UE è retta dal binomio francotedesco, con i transalpini a dare i maggiori impulsi politici e la Germania a fare da locomotiva economica. La crisi economica ha modificato questi equilibri, con una Francia in difficoltà che non è mai riuscita ad imporre al partner tedesco modifiche ai diktat di Berlino.

L’economia transalpina denota da molti anni notevoli difficoltà, ingigantite dalla Lesser Depression abbattutasi dopo il crack di Lehman Brothers e la crisi della Grecia. In Francia il tasso di disoccupazione galleggia attorno al 10%, con conti pubblici in grande sofferenza. Il debito pubblico viaggia intorno al 90%, e secondo Didier Migaud, il presidente della Corte dei Conti transalpina, a questo ritmo la soglia simbolica del 100% sarà raggiunta entro il 2016. Entro quell’anno il paese dovrebbe conseguire il pareggio di bilancio, almeno secondo le promesse dei due candidati principali, Hollande e Sarkozy, che hanno irritato e non poco i partner europei che invece devono rientrare dal deficit in molto meno tempo.

La cronaca ha però fornito molti spunti favorevoli al candidato dell’Ump, che ha sfruttato i temi dell’immigrazione e della sicurezza per ridare vigore alla sua campagna partita con il marchio della probabile sconfitta. Nicolas Sarkozy ha abilmente utilizzato a suo favore la strage di Tolosa, compiuta da un francese di origine algerine. Mohammed Merah ha paradossalmente ridato fiato alla strategia conservatrice del presidente, che alla luce dei risultati negativi dell’economia è stato costretto a spostare il focus del suo messaggio. Sarkozy ha proposto, quasi minacciato, di far uscire la Francia dall’area Schengen, così come ha radicalizzato le sue proposte contro l’immigrazione, riecheggiando i toni duri già sentiti nell’anno della sua elezione.

La strategia dell’Eliseo sembra aver dato i suoi frutti, anche grazie alla debolezza della sua principale avversaria a destra, Marine Le Pen. Nonostante la crisi dell’euro, criticato da sempre dal campo lepenista, e difficoltà sociali che solitamente sono benzina per l’estrema destra, la figlia dello storico leader del Fronte Nazionale non è finora riuscita ad incidere in queste presidenziali. Il significativo spazio politico lasciato libero dalla Le Pen è stato presidiato con grande abilità da Monsieur Le President, che al momento corre al primo turno su valori non molto distanti rispetto a quelli del 2007.

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