Turbine offshore per liberare il territorio e sfruttare in modo sano la natura: ecco la sfida del green economy

eolico galleggiante

Il futuro è già arrivato e nel settore dell’energia si chiama eolico galleggiante. 

E’ una sfida aperta ormai da tempo quella delle energie rinnovabili. Una strada che oggi diventa obbligata dopo la bocciatura del nucleare nel Referendum.

L’Italia è di fronte ad un vero e proprio crocevia e ha la chance di liberare il territorio adeguando al contempo la resa e la potenza energetica. In questa direzione le imprese italiane potrebbero – anzi dovrebbero – investire in tempi stretti: le turbine in mare sono in grado di rivoluzionare l’asset delle forniture di energie e per realizzarle serviranno cantieri che sappiano realizzarle e collocarle.

Il mare da discarica a fonte di ricchezza energetica e finanziaria. Energia pulita e un rilancio del mondo occupazionale. E’ il senso complessivo di un’idea innovativa che può aprire straordinari orizzonti per il nostro Paese, come già in tanti all’estero hanno compreso.

Le prime a registrare il cambiamento sono state proprio le aziende del settore ‘Green economy’ col boom dei loro titoli in borsa. La svolta produrrà effetti non solo finanziari ma anche sul mercato del lavoro e costituirà una spinta decisiva per la ricerca e la nascita di nuove iniziative.

Una prospettiva di sviluppo riguarda il campo dell’eolico che diventerà galleggiante. Un’idea innovativa che sposterà le pale in mezzo al mare liberando territorio, aumentandone la potenza e (aspetto importante) senza fissarle al fondo marino.

L’eolico galleggiante potrebbe essere una soluzione per risolvere qualcuna delle questioni più spinose delle energie rinnovabili: l’impatto visivo. Una delle critiche che alcune frange di ambientalisti muovono alle turbine eoliche è che la loro installazione deturpa il paesaggio.

Mulini alti centinaia di metri col alla cima eliche con diametri di dimensioni comparabili all’altezza delle torri non sono sicuramente uno spettacolo del tutto idilliaco ma sono sicuramente utili e fondamentalmente consentono di ottenere energia elettrica ad un prezzo ragionevole con impatto ambientale irrisorio e fondamentalmente senza immettere in atmosfera neanche un grammo di anidride carbonica che sta contribuendo alla cottura del nostro pianeta.

Le turbine eoliche galleggianti, potendosi installare a diversi chilometri dalla costa, realizzano un duplice obiettivo: riescono a sfruttare venti intensi e costanti che normalmente spirano sul mare e non sono facilmente visibili. Va esplicitamente notato che sulla terra l’impatto visivo non è costituito dalle sole torri ma anche dalle infrastrutture che necessitano (linee elettriche, strade di servizio etc)che su rilievi collinari sono fortemente visibili e deturpanti ma che sul mare sono assolutamente trascurabili (cavi sottomarini e inutilità delle strade).

Le centrali eoliche galleggianti contrariamente ai primi impianti offshore che prevedevano fondamenta sul fondo marino sono installate su piattaforme flottanti mutuate da quelle per l’estrazione del petrolio. Queste piattaforme contemplano una considerevole sagoma sommersa (proporzionale all’altezza della torre) zavorrata con acqua ed ancorata al fondo marino con solo tre cavi di acciaio per impedirne la deriva.

L’industria italiana oggi in piena crisi, ed in particolare il settore della cantieristica, ha una grande opportunità per rinnovarsi e diventare competitiva in un mercato destinato ad ampliarsi su scala globale.

L’eolico offshore è una sfida da affrontare e da vincere e i vantaggi sarebbero senza alcun dubbio superiore alle controindicazioni.

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