E’ possibile che l’arte e la creatività, vene infinite per millenni, siano arrivate ormai al fondo di se stesse?

Dio e l'oscurantismo

“Dio è morto”. E’ morto il Dio degli uomini; quello che, dal più profondo delle loro anime, cantava narrando le gesta della propria Creazione.

Chi scrive, in tempi non sospetti, parlò di oscurantismo; circa la fine dell’era delle idee; l’esaurimento della magia e dell’incanto.

In altra occasione si disquisì intorno alla stagnazione sociale, economica e politica quando, attanagliata dalle guerre civili, dopo l’uccisione di Cesare, Roma “non visse” per ben tredici anni; e fu oscurità. Qualcuno, riguardo ad alcune video-recensioni, ricorderà bene quando si illustrava la condizione di sopore in cui la nostra generazione vaga ignara ormai da oltre un ventennio.

Oggi, nostro malgrado, non possiamo che confermare tali dissertazioni. Non serve guardare lontano, né indossare potenti lenti per vedere il terribile anello malefico che affligge la nostra generazione; è sufficiente lanciare uno sguardo alla “creatività”. Eccellente termometro per rilevare la temperatura dell’animo umano; quello di Dio. Che fine ha fatto? Che ne è stato dei millenni delle grandi idee? Dove sono finite le arti; la pittura, la scultura e la musica? Ecco; la musica.

Alcuni dicono che le idee ci siano sebbene non si vedano; in sostanza, dovrebbe essere come il … “barbatrucco” di “barbapapà”, credo.  Altri, al contrario, affermano che, avendo l’uomo inventato tutto, non resta nulla per cui stupire.

Ma come è possibile che l’arte e la creatività, vene infinite e inesauribili per millenni, siano arrivate al fondo di se stesse? E’ mai possibile?No! Non lo è!

Non esiste qualcuno che abbia il coraggio, andando di là delle sette note, di svegliare l’interesse di quel Dio creativo; essere il nuovo inizio; la novità indiscussa capace di far dimenticare gli dei del passato.

Alcuni identificano la fine di Dio e l’inizio dell’oscurità, fine anni settanta – inizio anni ottanta, con la new wave inglese e il punk rock, ultimi baluardi, il tempo dei Police, Eurythmics, Depeche Mode… tanto per intendersi.

Oggi vediamo tutti copiare tutti. La solita musica, le stesse canzoni, le medesime parole per non menzionare testi avvilenti nei quali tutto è il contrario di tutto compreso il “nulla da dire”.
Oramai, per emozionare ancora una volta, non restano che le “cover”.

Le cover dei Genesis, le cover dei Queen, quelle dei Dire Straits, di Clapton. Tutti cantano i Beatles. I Mario’s cantano i Deep Purple mentre i Gino’s cantano i Toto. I Pasquale’s cantano Nat King Cole, mentre i Giuseppe’s cantano gli Earth Wind & Fire.

Se poi guardiamo all’avvilente panorama musicale italiano pare proprio che, andare di là del “sasso” Mogol-Battisti, sia davvero impossibile.

Oggi ci chiediamo: “dov’è andato quel Dio che reggeva dolcemente l‘armonica tra le labbra dei Supertramp nella storica introduzione di “Take the long way home?” “Perché Dio; colui che ha messo le sue fragili, lente e delicate piume tra le dita di Clapton e Mark Knopfler , ritiene che nessun altro sia altrettanto meritevole?”

“Dove si sarà nascosto quel Dio che sussurrava all’orecchio dei Pink Floyd mentre le corde dell’assolo di chitarra, in “Another brick in the wall” faceva storia?”

Altri tentarono; anche i Tears For Fears lo fecero e, sebbene la chitarra di “Shout” cercò disperatamente di eguagliarlo, non vi riuscì.

Per fare un esempio basti pensare agli artisti che, nella storia della musica, hanno pubblicato una cover di “Light my fire” dei Doors; circa 40 artisti hanno interpretato il brano storico. Di questi, solo cinque riuscirono ad imprimere il loro nome nella memoria storica dei più. E gli altri? Dopo qualche singolo, “tormentone dell’estate”, caddero irrimediabilmente nel dimenticatoio.

Ancora oggi, il brano in questione segna la scalata degli emergenti mentre, come fosse maledetta dall’animo tormentato dello stesso Morrison, ne determina il loro quasi immediato oblio.

Alcuni dicono che il mito sia favorito dalla morte precoce; e miti viventi? Non sono tutti morti. Alcuni sono scomparsi nel pieno della loro fama, ma tutti gli altri, grazie a Dio, … vivono. All’alba dei loro settanta anni “suonati”, riempiono gli stadi e le arene. Gente di tutte le età.

Alle porte del necessario cambio di rotta cui oggi gli uomini sono chiamati, “Goodbye stranger “ ci saluta con brillante ironia; “Addio sconosciuta, è stato bello. Spero che trovi il tuo paradiso”. Buona Pasqua…

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