La segretaria Dagrada: “informai Umberto Bossi sulle irregolarità di Belsito”. Intercettazione Bossi-Mauro-Belsito: “La vedo brutta”. Quel bonifico da 4,5 milioni…

Rosy Mauro e Umberto Bossi

Nelle casse della Lega nord sono entrati anche soldi in nero. Lo ha affermato la segretaria amministrativa della Lega, Nadia Dagrada ai pm di Milano e Napoli durante il suo interrogatorio dell’altro giorno. Con queste affermazioni la donna ha quindi confermato quanto era emerso da alcune intercettazioni.

Anche la laurea che Renzo Bossi sta prendendo presso un’università privata di Londra era ‘a carico’ delle casse della Lega. Lo dichiara a verbale Nadia Dagrada. “Anche Renzo Bossi -afferma- dal 2010 sta ‘prendendo’ una laurea ad un’università privata di Londra e so che ogni tanto ci va a frequentare e chiaramente le spese sono tutte a carico della Lega, ed anche qui credo che il costo sia sui 130.000”.

“Quando nel corso della conversazione dico che ‘il capo continua imperterrito con quello che gli ho detto’ mi riferivo al fatto che io stessa avevo avvisato Bossi delle irregolarità del Belsito, o meglio della sua superficialità ed incompetenza e del fatto che la Rosi Mauro era un pericolo sia politicamente e sia per i suoi rapporti con la famiglia Bossi”. A parlare è Daniela Cantamessa, segretaria di Umberto Bossi, alla quale i pm, che l’hanno interrogata due giorni fa, fanno ascoltare una telefonata tra lei e la dirigente leghista Nadia Dagrada. “Non nominai a Bossi la moglie perché mi sembrava indelicato”, aggiunge la testimone.

‘’La candidatura di Renzo Bossi al consiglio regionale lombardo è stato un errore’’. Lo afferma il governatore del Veneto, Luca Zaia. ‘’Per principio – aggiunge – non assocerei mai parenti e familiari alla mia carriera’’. “I parenti non andrebbero candidati e non solo in politica – sottolinea Zaia – tant’e’ che, ad esempio, ho sostenuto il ministro Gelmini contro i baroni e il nepotismo negli incarichi all’Università”.

Zaia sottolinea di non avere ‘’nulla contro la persona’’. Ma portare dei familiari in politica, osserva, può avere pro e contro che ‘’dovrebbero essere valutati lasciando, ad ognuno la libertà di scegliere’’. “Dovremmo pensare in futuro per il nostro partito ad un codice etico’’ conclude Zaia.

Ha trovato un bonifico da 4,5 milioni di euro su un proprio conto bancario a Cipro, che ha respinto perche’ l’ordinante non era Francesco Belsito, l’ex tesoriere della Lega Nord finito sotto inchiesta, ma lo stesso Carroccio. E’ questa la versione dei fatti che l’imprenditore veneziano Stefano Bonet racconta.

“Mi sono trovato un bonifico di 4,5 milioni di euro sul mio conto di Cipro, che ho respinto perché l’ordinante era una novità assoluta, per la cifra e per chi l’aveva disposto, la Lega e non Belsito, mentre io avevo rapporti solo con lui”, ha spiegato. Bonet, che dice di essere stato “trascinato in questa cosa” dall’ex tesoriere del Carroccio “senza concordare” nè motivazioni nè modalità e di sentirsi “preso in giro”, ha spiegato anche che “non doveva esserci dietro il partito” e che le eventuali operazioni immobiliari a Cipro e in Tanzania “si dovevano fare con lui, Belsito”.

L’imprenditore si smarca anche su Romolo Girardelli, indicato come vicino alla cosca calabrese De Stefano, che qualifica come “un mio consulente per la sede di Genova” e di cui dice di non conoscere “i legami con la ‘ndrangheta”. Per quanto riguarda l’ex ministro Aldo Brancher, invece, solo incontri, ma mai affari assieme, mentre il leader del Carroccio, Umberto Bossi, non lo ha nemmeno mai incontrato.

“Il gesto che ha fatto Bossi può dare rilancio e spinta al movimento e penso che sarebbe stupido dividersi proprio adesso. Chi ha a cuore la Lega e quindi le idee del federalismo e dell’autonomia pensa al partito e non alle beghe interne. Poi se qualcuno mi chiedesse se Maroni potrebbe essere il successore di Bossi io dico di sì”. Flavio Tosi, sindaco leghista ‘dissidente’ di Verona, commenta cosi’ le dimissioni di Bossi. Il sindaco sottolinea che il triumvirato incaricato non deve “individuare chissa’ quali strategie politiche per i prossimi anni, ma semplicemente guidare il partito fino al congresso federale”.

Pochi mesi, spiega, ‘’in cui non possono fare troppi danni’’. In vista delle prossime elezioni sottolinea che “per fortuna sono amministrative, se ci fossero state le politiche avremmo rischiato di pagare un dazio per una situazione che simpatica certamente non e’. La magistratura – dice – sta lavorando e mi auguro che si arrivi il prima possibile ad accertare le responsabilita’ reali di ciascuno’’. Tosi sostiene poi che la tesi del complotto “è eccessiva. Se Belsito uscirà pulito meglio, se andasse diversamente allora bisognerebbe anche andare a vedere chi lo ha portato nel movimento. Non basta la rimozione di Belsito, serve di piu’. E certo bisogna modificare la legge sui rimborsi elettorali in modo che un partito possa essere effettivamente rimborsato solo in base alle spese elettorali e politiche sostenute in senso stretto”.

“Io ci metto la mano sul fuoco, lui è una persona onesta, poi la politica porta ad altre cose’’: lo racconta ai cronisti un vicino di casa di Bossi a Gemonio. Uno che lo conosce da tempo e che però non vuole dire il suo nome: “Metta sul giornale solo che siamo nati lo stesso anno e che mi ricordo che erano davvero poche persone a far nascere la Lega’’. “Poche persone… – continua l’uomo prima di salire sul motorino – e poi quando ne arrivano tante e’ piu’ difficile tenere tutto sotto controllo’’. A Gemonio, la mattina dopo le dimissioni di Bossi, nel bar Sesi, quello frequentato dal leader, ci sono piu’ cronisti e telecamere che avventori. I pochi presenti sfogliano i giornali con le notizie sulle dimissioni dell’illustre compaesano. In silenzio.

Agli atti dell’inchiesta sull’ex tesoriere della Lega Francesco Belsito c’è una telefonata dell’8 febbraio scorso in cui Rosi Mauro chiama Belsito e poi gli passa Umberto Bossi che lo convoca all’indomani a mezzogiorno a Roma perché lo vuole vedere. Poi riparla con Rosi Mauro che gli dice “la vedo brutta”, riferendosi, annotano gli investigatori, alla sua eventuale ‘’fine politica’’.

Rosi Mauro: “Pronto Belsito: ehi Rosi Mauro: ti vuole il capo (Bossi) che sono qui, eh Umberto Bossi: pronto Belsito: ciao capo dimmi tutto Bossi: domani mattina, quando ritorno da Monti Belsito: si’ Bossi: ti voglio li’ da me Belsito: va bene ci vediamo domani a mezzogiorno. Ciao capo Rosi Mauro: hai capito a mezzogiorno? Belsito: si’ si’, va bene, va bene Rosi Mauro: eh Belsito: ok Rosi Mauro: noi siamo qua a casa, se vuoi venire? Belsito: sto a letto io, non sapevo niente Rosi mauro: c’e’ anche Castelli Belsito: si’, si’ Rosi’ Mauro: eh mah, la vedo brutta Belsito: va be’, non ti preoccupare Rosi Mauro: ah no, eh Scrivono i carabinieri che ‘’questa telefonata sara’ oggetto di ulteriore preoccupazione per Belsito il quale pensa gia’ che ormai e’ spacciato e che e’ imminente la sua fine di amministratore della Lega.

Queste preoccupazioni vengono esternate (in un’altra conversazione intercettata – ndr) con Nadia Dagrada, una sorta di epilogo in cui riferisce tutta una serie di congiure nei suoi confronti da parte di Rosi Mauro e Bossi e che lo portera’ insieme a Nadia a farsi una serie di ‘confessioni’ reciproche in cui elencano i ‘benefit’ che da tempo – e tutt’ora – vengono elargiti dalla cassa del partito a favore di interessi privati di Bossi e dei suoi familiari, di Rosi Mauro e di altri soggetti del partito e non’’. ”

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