Lo slogan “da battaglia” del Senatur ora è diventato un boomerang. Bufera sulla Lega e accuse dai pm: “ai figli di Bossi fino a 200mila euro”. Il Trota: “mai preso soldi”

Renzo e Umberto Bossi

Un tempo c’era Roma ladrona, adesso la pietra dello scandalo è invece la “sua” Padania e quella Lega dalle mille battaglie moraliste.  

“Sono sereno, non ho mai preso soldi dalla Lega, né in campagna elettorale e neppure adesso da consigliere regionale”. All’indomani della giornata più nera per la Lega parla Renzo Bossi appena arrivato in Consiglio regionale a Milano.

Il Trota ha voluto commentare le inchieste giudiziarie che coinvolgono, tra gli altri, l’ex tesoriere del Carroccio, Francesco Belsito, accusato di aver foraggiato a spese del partito la famiglia del leader.

E termina senza alcun commento dei vertici del partito la segreteria politica della Lega Nord alla sede federale di via Bellerio. Umberto Bossi aveva lasciato un’ora e mezza prima la riunione. Nel frattempo emergono nuovi dettagli dagli atti d’indagine.

Francesco Belsito, ormai ex tesoriere della Lega, è indagato dai pm di Milano, Napoli e Reggio Calabria per appropriazione indebita, finanziamento illecito ai partiti e truffa ai danni dello Stato in relazione ai finanziamenti pubblici che la Lega precepisce come rimborsi elettorali. L’inchiesta riguarda fra l’altro i quasi sei milioni finiti a Cipro e in Tanzania, investimenti effettuati da Belsito, uno degli esponenti del cosiddetto “cerchio magico”, i fedelissimi del leader Umberto Bossi.

Nell’indagine si ipotizza che siano stati presentati rendiconti irregolari per rimborsi elettorali ottenuti dal Carroccio ai presidenti di Camera e Senato che sarebbero così stati tratti in inganno e che quindi non hanno sospeso i rimborsi stessi. Secondo gli inquirenti i soldi sarebbero stati usati dal senatur e dalla sua famiglia: fino a 200mila euro per le spese personali dei figli. Tra i 200 e i 300 mila euro, sempre secondo quanto emerge dagli atti dell’inchiesta, sarebbero poi stati prelevati dalle casse della Lega per le spese del SinPa, il sindacato padano fondato da Rosy Mauro.

Dopo il via libera del presidente della Camera Fini, i pm hanno avuto accesso alla documentazione nella cassaforte dell’ex tesoriere (che non è un parlamentare). L’apertura era stata chiesta dai pm di Napoli e di Milano a Montecitorio. Secondo i magistrati, i documenti trovati sono utili per le indagini.

«Come tutti i miei colleghi – ha detto – do una percentuale al movimento e come tutte le persone mi pago le spese della macchina e vivo in affitto». Ho «fiducia nella giustizia, perché so che di soldi non ne ho presi io e non ne ha presi la mia famiglia. Quindi a ogni domanda verrà data la giusta risposta».

A Milano sono cominciati gli interrogatori di alcuni degli otto indagati nelle inchieste coordinate dalla Dda di Reggio Calabria e dalle Procure di Milano e Napoli tra i quali figura Belsito. I pm di Napoli, che indagano su Belsito insieme ai colleghi milanesi e a quelli di Reggio Calabria, hanno sentito per oltre due ore come persona informata sui fatti una delle segretarie di Bossi, Daniela Cantamessa. E’ stata sentita dai pm di Milano anche Nadia Dagrada, dirigente amministrativo della Lega Nord e responsabile del settore gadget del partito. Dagrada ha assicurato che rimarrà «fedele fino alla fine» ai suoi «capi».

Nel tardo pomeriggio di ieri è stato sentito l’avvocato Bruno Mafrici. Mafrici, originario di Melito Porto Salvo (Reggio Calabria), ma trapiantato a Milano dove ha lo studio, secondo quanto si è appreso, non era mai finito direttamente in un’inchiesta della magistratura reggina, ma il suo nome era stato lambito da alcune indagini per via di presunti contatti con elementi a loro volta legati ad ambienti criminali della città.

Oggi potrebbe essere sentito anche Paolo Scala, ritenuto il promotore finanziario del gruppo dell’imprenditore veneto Stefano Bonet, entrambi al centro dell’inchiesta. Scala ieri era a Cipro ma oggi potrebbe rientrare in Italia. Al momento non è stato ancora deciso se sentire subito anche Belsito che ieri sera si è dimesso dal suo incarico all’interno del Carroccio.

 «Chi ha tradito la fiducia dei militanti deve essere cacciato, senza guardare in faccia a nessuno. La Lega è un grande movimento, patrimonio di tutti i militanti onesti. Troviamo subito in noi la forza per rinnovarci e per ripartire più forti di prima», scrive oggi su Facebook Roberto Maroni, che già ieri aveva chiesto pulizia nel partito e le dimissioni di Belsito. «Quello che ho letto oggi sui giornali è sconcertante. Sono accuse molto gravi che portano un attacco senza precedenti alla Lega e alla sua gloriosa storia», aggiunge Maroni. «Dobbiamo fare subito pulizia – continua – chi ha tradito la fiducia dei militanti deve essere cacciato, senza guardare in faccia a nessuno».

La vicenda «mi ha colpito, ma non credo proprio, avendo conosciuto Bossi, che abbia approfittato dei soldi della Lega. È sempre stato dedito alla Lega con una vocazione esistenziale. Ritengo che riuscirà a dimostrare che con questa vicenda non c’entra nulla», ha detto il segretario del Pdl Angelino Alfano, ospite a Porta a Porta.

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