La tomba di De Pedis non verrà riaperta: queste le ultime notizie che giravano in via ufficiosa sul caso di scomparsa di Emanuela Orlandi, figlia di una dipendente della Santa Sede. Giuseppe Pignatone, procuratore di Reggio Calabria, smentisce però ogni indiscrezione: “Ogni ulteriore iniziativa di indagine nel procedimento sulla scomparsa di Emanuela Orlandi sarà diretta e coordinata dal procuratore della Repubblica che ha assunto la responsabilità della Direzione distrettuale antimafia. Le dichiarazioni e le valutazioni sul procedimento per la scomparsa della Orlandi attribuita da alcuni organi di informazione ad anonimi inquirenti della procura di Roma non esprimono la posizione dell’ufficio”.

Il pm, inoltre, informa che non sono veritiere le voci secondo le quali all’interno delle mure Leonine ci siano personaggi ancora in vita che conoscono i misteri legati alla sparizione. Amara la reazione dei familiari che vedevano in questa operazione una possibilità di chiarimento sul caso. Il fratello Pietro Orlandi, soprattutto, aveva sperato molto dopo che la magistratura aveva ordinato il prelievo del dna dei parenti sia di Emanuele sia di De Pedis. “Non ci rassegneremo” , dichiarano i familiari, che continuano a lottare per la ricerca della verità e a vivere con dignità questo dolore.

L’onorevole Walter Veltroni, ex sindaco di Roma, aveva chiesto al ministero dell’interno informazioni sulla sepoltura del boss della Magliana; giorni fa il ministro Anna Maria Cancellieri ha risposto riferendo alla Camera sulla sepoltura di De Pedis, affermando che per la traslazione della salma non occorre l’autorizzazione del ministero dell’interno ma solo quella del Comune. La Basilica di Sant’Apollinare , infatti, non gode dell’extraterritorilità

I membri del Vaticano hanno comunicato nelle ultime ore che non si opporranno all’eventuale apertura della tomba, ma negano ogni probabile collegamento tra il sequestro Orlandi, avvenuto il 22 giugno 1983, ed Enrico De Pedis- Il nome di Emanuela è legato al boss della banda della Magliana dopo che, anni fa, una spettatrice della trasmissione “Chi l’ha visto” aveva annunciato con una telefonata anonima che per avere notizie della giovane era necessario controllare chi fosse seppellito nella basilica di Sant’Apollinare. Dopo alcune indagini, si era risaliti a collegamenti con “Sergione” e alcuni membri della banda criminale, che terrorizzò Roma tra gli anni ’70 ed ’80.

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