Salta l’interrogatorio di Emilio Fede. E’ “giallo” sul prestito di 2 mln e 800 mila euro che Silvio Berlusconi fece a Lele Mora nei giorni dello scandalo Ruby-gate

Emilio Fede

Il mistero dei soldi in Svizzera si infittisce e spuntano nuovi retroscena. Richiesto, annunciato, atteso, alla fine l’interrogatorio di questa mattina di Emilio Fede davanti al pm Eugenio Fusco, è saltato.

Il confronto, chiesto personalmente dall’ex direttore del Tg4 giovedì scorso, era stato inizialmente fissato “in via d’urgenza” dai magistrati per venerdì pomeriggio ma i legali di Fede avevano chiesto che venisse spostato almeno a questa mattina.

E questa mattina nessuno si è presentato, interrogatorio rinviato a mercoledì in «località segreta». Perché, cosa è successo nel frattempo?

Secondo l’avvocato Gaetano Pecorella – come riportato da La Stampa – è stata una decisione della stessa Procura che al momento non rilascia commenti. Di fatto, la richiesta sarebbe arrivata dallo stesso Fede. Il quale sembra che sabato sera, da Forte dei Marmi, sia arrivato ad Arcore, invitato da Silvio Berlusconi, ovvero il vero soggetto dell’interrogatorio odierno.

Non era infatti sul misterioso tentativo di depositare in una banca svizzera due milioni e mezzo di euro il vero motivo della convocazione di Fede in Procura, un episodio considerato per altro privo di attendibilità dai magistrati milanesi.

Ai pm interessava piuttosto capire la vera natura del “prestito” di due milioni e 800 mila euro che Berlusconi fece a Lele Mora nel pieno dello scandalo “Ruby”. Denaro di cui in parte, nella misura di un milione e 180 mila euro, beneficiò anche Emilio Fede finendo così indagato per concorso in bancarotta fraudolenta insieme a Lele Mora. Una vicenda della quale, evidentemente, dopo l’incontro di Arcore, Fede non si è più sentito di parlare.

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