Dietro le rinunce ai privilegi degli ex presidenti della Camera si cela un escamotage. Casini ha rinunciato?

Pier Ferdinando Casini

I “furbacchioni” colpiscono ancora. Dopo il Senato è arrivato anche il turno della Camera di tagliare i benefit concessi a vita agli ex presidenti, tra cui lussuosi uffici, quattro persone di segreteria, uso dell’auto blu per chi non ha la scorta, un forfait telefonico di 150 euro al mese e un carnet di viaggi a disposizione.

Anzi no. Peccato, infatti, che i tagli non decorreranno per tutti allo stesso modo. Confermando che le intenzioni della politica di adeguarsi al clima di rigore che la situazione economico-finanziaria impone continuano a restare solo proclami di facciata. Un’accusa alla quale ha cercato di sottrarsi il più recente degli ex-presidenti, Pier Ferdinando Casini, annunciando di rinunciare da subito ai privilegi.

A Montecitorio la notizia è già diventata un caso, scatenando numerose polemiche. Perchè se il Senato era stato rigoroso stabilendo lo stop ai benefit per tutti dopo dieci anni dalla cessazione dall’incarico; la Camera non ha mostrato la stessa coerenza, consentendo a tre ex, Violante, Bertinotti e Casini, di mantenere lo status e i benefit addirittura fino al 2023, mentre Ingrao e la Pivetti avranno un anno di tempo per fare gli scatoloni. Una situazione che non depone a favore dei parlamentari, accusati da più parti di aver attuato solo dei tagli di facciata ai costi della politica. Anche in questo caso si è infatti ricorso a uno stratagemma.

La nuova norma prevede infatti lo stop ai benefit dopo “dieci anni dalla data di cessazione dalla carica di presidente”. Ma con una postilla. “Per quanto riguarda la situazione degli attuali ex presidenti, le predette attribuzioni sono riconosciute per un periodo di dieci anni a decorrere dall’inizio della prossima legislatura”, ovvero dal 2013, “a condizione che gli stessi continuino ad esercitare il mandato nella presente legislatura o abbiano esercitato l’ultimo mandato parlamentare nella precedente”. È l’escamotage che consente di mantenere fino al 2023 i benefit (tra cui un ufficio con quattro addetti, auto quando occorre e plafond di ticket aerei) a Violante (dieci anni scaduti nel 2011), Casini (scadranno nel 2016) e Bertinotti (nel 2018).

Una polemica che riaccende dunque i fari sui privilegi dei nostri parlamentari e sugli sprechi della politica. Per esempio, alla Camera, una volta al mese vengono destinati a ciascun deputato circa duemila fogli di carta intestata con relativa busta (quindi 24 mila in un anno). Oltre alla consegna di sei gomme ogni tre mesi e di 10 dvd e 20 cd come supporti per la trasmissione di materiale informatico. Voci che hanno fatto lievitare a un milione di euro circa, per il 2012, la spesa annua per “carta, cancelleria e materiali di consumo d’ufficio”. Ma a sorprendere è anche il litro di colla liquida all’anno che i commessi consegnano agli onorevoli. Senza contare i 370mila euro che la Camera spenderà nel 2012 per “conferenze, manifestazioni e mostre”. Una spesa alla quale va sommata quella da 150mila euro l’anno per opere d’arte da mantenere o da acquistare.

E nel 2012 sono previsti anche 600mila euro per “spese postali”. Infine, anche se ogni documento è ormai reperibile sul sito della Camera, qualsiasi atto parlamentare, ordine del giorno, emendamento, ddl, interrogazione o interpellanza viene stampato su carta. Con il risultato che quest’anno verranno spesi 7 milioni 150 mila euro per i “servizi di stampa degli atti parlamentari”.

Una dimostrazione che i tanto paventati tagli ai costi della politica rischiano di restare sulla carta o quantomeno di rimanere solo dei proclami di facciata, come nel caso dei tanto pubblicizzati tagli agli stipendi dei deputati poi rivelatisi una bufala, nonostante il clima di rigore e di sacrificio generale che richiederebbe invece un serio cambio di rotta in questo senso.

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