Un giudice stoppa la diffusione su internet del comizio dell’on. De Luca: “lesivo della privacy”. Ma il deputato posta ancora il video (modificato) che parla dell’arresto 

Cateno De Luca

“Il comizio “Nomi e Cognomi”, che ha visto protagonista il deputato dell’assemblea regionale siciliana, Cateno De Luca, non potrà più essere trasmesso in tv e via internet”.

La notizia viene riportata stamane dalla Gazzetta del Sud.

“Ad imporre lo stop – si legge nell’articolo – il giudice della prime sezione civile del Tribunale di Messina, Corrado Bonanzinga, che qualche giorno fa ha emanato un’ordinanza contro il leader di “Sicilia Vera”. Accolta la richiesta di due ricorrenti, C.F. e F.C., coniugi, difesi dall’avvocato Salvatore Carroccio, che hanno accusato l’ex sindaco di Fiumedinisi di averli diffamati e violato gravemente la loro privacy, divulgando fatti personali, durante lo “show politico” dello scorso 4 marzo. De Luca ha eccepito che la notifica dell’atto introduttivo del giudizio si era perfezionata solo il 20 marzo, un giorno dopo rispetto al termine stabilito dal giudice. Ma il dott. Bonanzinga ha ritenuto congruo il termine inferiore rispetto a quello originariamente fissato”.

“Nell’ordinanza ha sottolineato il magistrato che nel corso del comizio “Nomi e cognomi”, diffuso via web, De Luca ha dato un propria ricostruzione dei fatti che hanno portato al suo arresto e ha contrapposto una vibrante difesa all’impianto accusatorio sostenuto dal pm. Ha quindi “accusato i ricorrenti, le cui dichiarazioni erano state utilizzate dalla pubblica accusa per affermare la sua colpevolezza”. Ha definito “incorreggibili imbroglioni, calunniatori, soggetti privi di qualsiasi affidabilità, o “verginello” o appartenente a “una nuova categoria delle mogli””.

“Il giudice . conclude l’articolo – ha anche rilevato che occorre intervenire in via d’urgenza per evitare che continui la lesione dei diritti delle persone, quali l’onore e la reputazione. Anche perché, nel caso di specie, «è sempre difficile il puntuale ripristino dello status quo ante, visto che le immagini sono state diffuse sulla rete». La prima sezione civile del Tribunale ha ordinato quindi a Cateno De Luca, in qualità di legale rappresentante dell’associazione Sicilia Vera, di interrompere l’eventuale diffusione via internet o televisiva del comizio “Nomi e cognomi” e lo ha condannato al pagamento delle spese di lite che liquida in complessivi 1.528,41 euro, di cui 258,41 per spese, 470 per diritti e 800 per onorari”.

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