Dai più ricchi ai ceti bassi, dai grandi evasori fiscali ai piccoli falsi invalidi: tutti si fanno “beffa” dello Stato e l’unica differenza è nel valore delle ricchezze sottratte

paradossi italiani

A spasso per via Montenapoleone a Milano o via del Babuino verso piazza di Spagna a Roma, si vedono tanti gruppetti di belle ed eleganti signore entrare ed uscire dai negozi di lusso. A volte sono accompagnate da uomini che indossano vestiti che paiono di taglia piú piccola delle loro, oppure con enormi nodi di cravatta e che inevitabilmente portano a mano le tante borse griffate con dentro acquisti.

Guardando le vetrine di scarpe, con prezzi che si aggirano sui 900 euro, oppure di borsette in “svendita” a 2.000 euro, un comune mortale non puó che sospirare. E ancora, come si fa a non sostare davanti ad un negozio di antiquariato che ha in mostra quadri, mobili e oggetti meravigliosi, e non sognare?

Una volta questa visione d’incantevole eleganza era motivo di orgoglio nazionale, oggi invece genera un dubbio: quanti di queste persone — visibilmente super benestanti — si sono arricchite alle spese dello stato? Una volta questo tipo di richezza era una cosa tenuta riservata tanto che per proteggerla si era creato persino un Garante della Privacy, con dirigenti pagati profumatamente, naturalmente a spese dello stato.

Oggi basta sfogliare un qualsiasi gornale per leggere di come molti si siano arricchite evadendo il fisco, corrompendo politici, accumulando multipli incarichi pubblici, fornendo consulenze a societá statali e para-statali, oppure con appalti truccati, sussidi, agevolazioni e contributi statali, compravendite illegali, tangenti, raccomandazioni, grazie a concorso esterno per associazione mafiosa, pensioni d’oro, baroni in universitá pubbliche, e cosí via di seguito.

Poi ci sono quei politici che fanno sapere pubblicamente come il loro benessere derivi dalle loro aziende di famiglia, omettendo naturalmente che queste vivono grazie ad ingenti contributi statali oppure con appalti o forniture pubbliche ottenute grazie alla loro attivitá politica.

Ci sono anche casi in cui personaggi di spicco nazionale, famosi anche per le loro abilitá industriali ed imprenditoriali e spesso con famigliari impiegati nelle stesse societá che sono sotto inchiesta o condannati per attivitá illecite.

In Italia il benessere economico a spese dello Stato non riguarda solamente il ceto piú alto della popolazione, ma anche quello medio, basti pensare ai falsi invalidi, i falsi poveri e i falsi nullatenenti. La differenza sta nel valore in euro di queste ricchezze, con i primi che raggiungono miliardi e i secondi che si limitano a milioni.

Inoltre, mentre i secondi conducono un’esistenza spesso parsimoniosa e che non da nell’occhio, i primi vivono nel lusso e ci tengono a metterlo bene in mostra, elargendo occhiate di disdegno a coloro che chiarmente non appartengono al loro ceto. Spesso, quando si ha la sorpresa di essere “upgraded” in aereo e si entra nella cabina di classe affari, vestiti chiaramente da passeggeri di classe economica, ecco arrivare l’occhiata di sufficienza da qualche passeggero vestito in Gucci ed Hermes e che occupa quel posto a spese dello stato.

Succede a volte che alcuni “statalizzati” perdano temporaneamente i loro privilegi e pertanto siano costretti a pagare le tariffe di tasca propria. Ed ecco allora che tutta la famiglia é confinata tra i comuni mortali nella classe economica, dopo aver provato inutilmente a farsi spostare nella classe superiore.

Arrivati a destinazione si sente protestare: “Come? Trecento dollari a notte per un albergo a Manhattan?” Impossibile far loro capire che quel prezzo é normale per un hotel di buona categoria e che non era insolito pagassero ben volentieri anche 1.500 dollari a notte quando erano finanziati dallo Stato.

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