Redditi ai minimi storici ma il governo Monti stanga: da aprile ennesimo aumento delle bollette di luce e gas

italiani sempre più al verde

Il Governo Monti continua nella sua opera chirurgica di disannguamento degli italiani. Il debito pubblico, per il professore e la sua squadra, va risanato con i soldi dei contribuenti e “tanti saluti” ai risparmi di una vita.

I numeri si fanno sempre più agghiaccianti e adesso si tratta di capire sino a quando un premier mai legittimato da nessuno – se non dall’attempato primo inquilino del Quirinale – sia convinto di poter ancora esprimere chi non ha più nemmeno i soldi per arrivare alla fine del mese. Lacrime e sangue, follia e disperazione, miseria e casta: il calvario di questo Paese sembra destinato ancora a continuare: bisognerà vedere sino a quando esattamente.   

Il tasso d’inflazione annuo a marzo resta stabile al 3,3% (lo stesso valore già registrato a febbraio), mentre le retribuzioni degli italiani, a marzo, segnano appena un +1,4% su base annua, peggior dato dal 1999. Il differenziale tra stipendi e costo della vita arriva quind, all’1,9%, come a dicembre e tornando ai massimi dall’agosto 1995. Cattive notizie sul fronte bollette: da aprile aumenteranno luce e gas.

Aumenti luce e gas. Dal primo aprile le tariffe del gas aumenteranno dell’1,8% (per un aggravio di 22 euro per una famiglia tipo) e quelle dell’energia elettrica del 5,8%, con una maggiore spesa annua di 27 euro: lo ha deciso l’autorità per l’Energia elettrica e il gas. Da maggio, inoltr, scatterà un ulteriore aumento dell’energia elettrica di circa il 4%, che l’Autorità ha sospeso per un mese, mettendo per il momento da parte la quota relativa all’incentivazione diretta alle rinnovabili, per dare un segnale in questo campo ai decisori delle politiche energetiche.

Inflazione acquisita per il 2012 pari al 2,3%. L’Istat, nelle stime preliminari di marzo, indica un tasso d’inflazione annuo stabile al 3,3% e un aumento su base mensile dello 0,5%. L’inflazione acquisita per il 2012 risulta pari al 2,3%. Mentre l’inflazione di fondo, calcolata al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi, sale al 2,3% dal 2,2% di febbraio 2012.

Al netto dei soli beni energetici, il tasso di crescita tendenziale dell’indice dei prezzi al consumo scende al 2,2% (era +2,3% a febbraio). La stabilizzazione dell’inflazione, spiega l’Istat, è il risultato della stazionarietà del tasso di crescita tendenziale dei prezzi dei beni (+4,2% come a febbraio 2012), accompagnato da un lieve rialzo di quello dei servizi (+2,3%, dal +2,2% del mese precedente).

Carrello della spesa +4,6%. A marzo il rincaro annuo del cosiddetto “carrello della spesa”, cioè dei prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza (dal cibo ai carburanti), è del 4,6%, un valore superiore al tasso d’inflazione (3,3%), che risulta il più alto dall’ottobre del 2008 (quando si registrò lo stesso livello). Il rincaro annuo, quindi, risulta anche in accelerazione su febbraio (quando era pari al +4,5%). E si allarga, così, il divario con il tasso d’inflazione, raggiungendo 1,3 punti percentuali. Anche su base mensile la crescita dei prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza dai consumatori è consistente (+0,6%).

Retribuzioni febbraio +1,4% annuo, dato peggiore dal 1999. Le retribuzioni contrattuali orarie a febbraio restano ferme su base mensile, mentre salgono dell’1,4% su base annua. Lo rileva l’Istat, aggiungendo che il valore tendenziale, lo stesso già registrato a dicembre e gennaio, rimane ai minimi dal marzo del 1999. Il divario con l’aumento dei prezzi (3,3%) arriva quind, all’1,9%, come a dicembre e tornando ai massimi dall’agosto 1995. Considerando tutto il primo bimestre del 2012, la retribuzione è cresciuta dell’1,4% su base annua. Con riferimento ai principali macrosettori, a febbraio le retribuzioni orarie contrattuali registrano un incremento tendenziale dell’1,8% per i dipendenti del settore privato e una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione.

I settori che a febbraio presentano gli incrementi tendenziali maggiori sono: attività dei vigili del fuoco (3,1%), energia elettrica e gas (3,0%). Si registrano, invece, variazioni nulle per i comparti dell’agricoltura, del credito e assicurazione e per tutti quelli della pubblica amministrazione, a eccezione dei vigili del fuoco. Nel primo bimestre dell’anno, per l’insieme dei contratti monitorati dall’indagine, non è stato ratificato alcun accordo. L’Istat fa sapere inoltre che l’indice delle retribuzioni contrattuali per l’intera economia, proiettato per tutto l’anno sulla base delle disposizioni definite dai contratti in vigore alla fine di febbraio, registrerebbe nel 2012 un incremento dell’1,4%.

Il reddito medio degli italiani è pari a 19.250 euro. E’ quanto risulta dalle ultime dichiarazioni dei redditi Irpef (dichiarazioni 2011 su anno di imposta 2010), secondo quanto comunicato dal Dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia. In un anno il reddito è cresciuto dell’1,2%.

Meta degli italiani sotto i 15.000 euro, un terzo sotto i 10mila. Il 49% dei contribuenti italiani ha un reddito complessivo lordo annuo che non supera i 15.000 euro l’anno. Un terzo, invece, non supera i 10.000 euro.

In Lombardia il reddito più alto davanti al Lazio, in Calabria il più basso. La regione con reddito medio complessivo più elevato è la Lombardia (22.710 euro), seguita dal Lazio (21.720 euro), mentre la Calabria ha il reddito medio più basso con 13.970 euro.

Un italiano su 100 dichiara più di 100mila euro. Solo l’1% dei contribuenti italiani dichiara redditi superiori ai 100.000 euro. I contribuenti con redditi dichiarati superiori ai 300.000 euro sono invece 30.590, lo 0,07% del totale.

I dipendenti dichiarano più degli imprenditori. I lavoratori dipendenti battono gli imprenditori: i primi dichiarano infatti un reddito medio di 19.810 euro, mentre i loro datori di lavoro, gli imprenditori, denunciano un reddito medio di 18.170 euro. Il dato degli imprenditori è calcolato «con riferimento ai soli contribuenti che non dichiarano perdite» si legge nel dossier delle Finanze.

10,7 milioni non pagano l’Irpef. Circa 10,7 milioni di contribuenti hanno imposta netta pari a zero, in pratica non pagano l’Irpef. Si tratta di contribuenti a basso reddito compresi nelle soglie di esenzione o la cui cui imposta lorda si azzera con le numerose detrazioni del Fisco.

Irpef media 4.840 euro. L’imposta netta Irpef sui redditi del 2010 ha un valore medio di medio di 4.840 euro e segna un aumento del 2,5% (+120 euro) rispetto ai 4.720 euro del 2009. L’imposta “positiva” è dichiarata da circa 30,9 milioni di soggetti, il 74 per cento del totale contribuenti.

La crisi non interrompe però la solidarietà: nel 2010 quasi un milione di contribuenti (915mila) ha effettuato nel 2010 erogazioni liberali a favore delle Onlus.

Nel Lazio l’addizionale Irpef media più alta: 440 euro. L’addizionale regionale Irpef ammonta complessivamente a 8,6 miliardi di euro (+3,7% rispetto al 2009) con un importo medio per contribuente pari a 280 euro, mentre quella comunale ammonta a circa 3 miliardi di euro (+0,4 per cento) con un importo medio pari a 120 euro. L’addizionale regionale media più alta si registra nel Lazio (440 euro), seguito dalla Campania (360 euro), in relazione agli automatismi fiscali previsti in caso di deficit sanitario, mentre l’addizionale regionale più bassa si registra in Puglia e Basilicata (180 euro).

Addizionali locali pesano per 400 euro a contrbuente. L’addizionale regionale Irpef ammonta complessivamente a 8,6 miliardi di euro (+3,7% rispetto al 2009) con un importo medio per contribuente pari a 280 euro, mentre quella comunale ammonta a circa 3 mld (+0,4%) con un importo medio pari a 120 euro. L’addizionale regionale media più alta si registra nel Lazio (440 euro), seguito dalla Campania (360 euro), mentre l’addizionale regionale più bassa si registra in Puglia e Basilicata (180 euro).

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