Test del Dna per accertare se il cadavere è del piccolo di 16 mesi gettato nel fiume dal padre il 4 febbraio scorso

le operazioni di recupero nel Tevere

Il corpo di un bimbo è stato ritrovato nelle acque del Tevere a Fiumicino. Da una prima ipotesi potrebbe trattarsi del corpo del bimbo di 16 mesi gettato nel fiume dal padre lo scorso mese a Roma.

I primi ad avvistare il corpo del bimbo al molo del Circolo 3 Nodi di Fiumicino sono stati due ragazzi romani che rientravano dopo essere usciti in barca a pescare. «Verso le 14.30 – spiega Giuseppe Rinaldi del circolo – due ragazzi romani, nipoti di un nostro cliente, che stavano rientrando in barca dopo una battuta di pesca, mentre attraccavano, hanno visto questo corpo incastrato nella testa del molo. Ben visibile, nel loro racconto, era in particolare il braccio. Subito hanno chiamato un nostro collaboratore del Circolo che a sua volta ha visto il corpo ed è tornato visibilmente scioccato: per poco non è svenuto. Subito abbiamo chiamato la polizia».

Verrà effettuato il test del Dna per accertare se il corpicino trovato nel pomeriggio nel Tevere é di Claudio, il bimbo di pochi mesi gettato dal padre nel fiume ghiacciato. Secondo quanto si é appreso, il cadavere é in avanzato stato di decomposizione e anche degli abiti rimane ben poco. Presumibilmente si tratta di un bimbo di circa un anno.

È stato recuperato intorno alle 18 il corpo del bimbo. Le operazioni sono state condotte dal nucleo sommozzatori dei vigili del fuoco. Successivamente il corpo sarà trasferito all’istituto di medicina legale, a disposizione dell’autorità giudiziaria. Secondo quanto si è appreso, il corpo del bimbo sarebbe stato rinvenuto incastrato nelle vicinanze della testata di una banchina.

«Il corpo recuperato è di un maschietto: la situazione del cadavere è abbastanza compromessa; ora gli accertamenti in laboratorio consentiranno sicuramente di risalire al suo Dna». Lo ha detto a Fiumicino il tenente colonnello dei carabinieri, Mauro Conte, comandante della Radiomobile di Roma in merito al corpo del bimbo affiorato oggi nelle acque del Tevere a Fiumicino. Secondo Conte al momento «non possiamo azzardare ipotesi che si tratti di lui: inevitabilmente tutto ci fa pensare a Claudio; ora dobbiamo attendere che gli esami di laboratorio ci diano con certezza una risposta. È stata la nostra prima premura quella di informare i familiari per evitare che potessero indirettamente sapere una notizia del genere».

«Rivoglio mio figlio»: a ripeterlo nel pianto è la mamma del piccolo Claudio, il bimbo di 16 mesi gettato nel Tevere lo scorso 4 febbraio dal padre. È quanto riferiscono i familiari che le stanno accanto. La notizia del probabile ritrovamento del bimbo oggi pomeriggio a Fiumicino le é stata data dalla psicologa che la segue costantemente. Davanti al comprensorio di Trastevere dove abita la famiglia del piccolo c’è un cartello con la sua foto e l’invito a partecipare sabato pomeriggio alle 17 nella chiesa di San Giuseppe a una messa per «l’angioletto di ponte Mazzini salito in cielo il 4 febbraio». Accanto alla foto del bimbo la frase «…e il Tevere, dolce, ti culla da vero Padre».

«Spero ancora che non sia lui. Nutro ancora la speranza che anche tra tre o quattro anni possa bussare alla porta di casa e rivederlo cresciuto». A parlare è Rita Maccarelli, la nonna del piccolo Claudio, il bimbo gettato dal padre nel Tevere alcune settimane fa, il cui corpo potrebbe essere quello del cadavere di un bambino ritrovato oggi nel fiume a Fiumicino. «Intorno alle 15 sono stata contattata e mi è stato detto che potrebbe trattarsi di Claudio. I carabinieri mi hanno chiesto la marca del pigiama che indossava, sulla quale c’era anche l’immagine di un trenino e gli orsacchiotti. Proprio alcuni giorni fa l’ho sognato: era con mio fratello e si trovava sotto la neve con la testa abbassata. I fiocchi si scioglievano sul suo corpo, poi ha alzato lo sguardo e ha fatto un sospiro di sollievo come se si fosse liberato».

La donna ha anche ricordato gli attimi di terrore vissuti lo scorso 4 febbraio, quando il padre del bimbo glielo strappò dalle le mani. «Mia figlia si trovava ricoverata in ospedale proprio perché era stata picchiata da lui. Io ero con l’altra mia figlia che era incinta. Lui si agitava come un forsennato, non volevo far cadere Claudio nella neve e cercavo di riprenderlo delicatamente. Poi è stato portato via. Quell’uomo è sempre stato violento, ma mia figlia lo aveva amato. Adesso vogliamo giustizia».

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