Concorso esterno e voto di scambio per il governatore e il fratello Angelo. “Se rinviato a giudizio mi dimetterò”

Raffaele Lombardo

Il gip di Catania Luigi Barone ha disposto l’imputazione coatta per concorso esterno all’associazione mafiosa e voto di scambio aggravato del presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, e di suo fratello Angelo, deputato nazionale del Mpa.

Barone non ha accolto, dunque, la richiesta di archiviazione presentata dalla Procura.

La loro posizione è stata stralciata dall’ inchiesta Iblis su presunti rapporti tra mafia, affari e politica. Per il legale di Lombardo, ”non e’ sentenza definitiva”.

Adesso, dopo la decisione del gip Barone che ha acquisito agli atti anche le dichiarazioni rese da alcuni pentiti nel processo per voto di scambio, la Procura sarà costretta a formulare l’imputazione coatta per concorso esterno in associazione mafiosa.

Anche i tempi saranno brevi. Il gip ha dato ai pm dieci giorni per formulare il capo di accusa. Così come successo mesi fa alla Procura di Palermo nel caso del processo all’ex ministro dell’Agricoltura Saverio Romano che dopo tre richieste di archiviazione si è ritrovato imputato di mafia e proprio ieri ha scelto di essere giudicato con il rito abbreviato.

Lombardo, ha incontrato nel pomeriggio i giornalisti in merito alla decisione del gip di Catania e ha confermato la propria volontà di non dimettersi subito però ha precisato: “Io non sottoporrò la Regione siciliana al fango di un processo” specificando che rassegnerà il mandato se verrà rinviato a giudizio.

“Sono certissimo che questa vicenda non potrà che concludersi con la mia liberazione da ogni sospetto rispetto ad un reato che non solo non ho compiuto, ma che è lontano mille miglia dal mio modo di operare”, dice il presidente della Regione.

Parla di coincidenze Lombardo. “Questa vicenda inizia il 29 marzo del 2010 alla vigilia dell’approvazione della finanziaria. L’anno successivo a maggio si discuteva dell’uscita di Miccichè. E poi il passaggio di oggi, 29 marzo, in pieno bilancio. Mi auguro che la prossima volta non ci siano coincidenze e ci sia una udienza preliminare serena in cui si decida il mio futuro”.

Lombardo ha quindi ribadito: “Farò in modo che l’istituzione regionale non paghi nessun prezzo. La libererò da qualunque disagio nel caso in cui si avviasse un processo. In quel caso – ripete Lombardo – darò le dimissioni”.

“Nessun imbarazzo né per gli assessori né per i siciliani. Chiedo e mi auguro che questa udienza venga celebrata prestissimo”, puntualizza Lombardo.

Il governatore ha però rilevato con sorpresa che il provvedimento del giudice di Catania era corposo, con un indice ampio e collegamenti normativi: “Un gran bel lavoro se è stata scritta dopo l’udienza di ieri ed è stata depositata stamani alle 10″.

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