Protesta unitaria di Cgil, Cisl e Uil: battaglia per la questione degli esodati e la ricongiunzione onerosa

Susanna Camusso

Non si è ancora attutita l’eco dello scontro sull’articolo 18 che parte un secondo affondo, questa volta sulle pensioni. E così il 17 aprile le confederazioni sindacali unitariamente scenderanno in piazza contro la riforma della previdenza targata Monti-Fornero. Non l’avevano fatto allora, di fronte a una riforma dura e incisiva, lo fanno ora, in particolare su due questioni di grande rilevanza, attualizzate da alcuni media: la questione degli esodati e quella della ricongiunzione onerosa.

Per le organizzazioni sindacali, il rischio è infatti quello di un abbassamento dell’attenzione sulla questione previdenziale, proprio mentre il sistema contributivo inizia a macinare, riducendo il valore delle pensioni. A cui si accompagna la battaglia intorno alla riforma del lavoro e dell’articolo 18 e a cui non è indifferente, sostengono diversi commentatori, l’avvicinarsi della campagna elettorale per le amministrative del 6 maggio. La questione previdenziale più urgente, intanto, vedrà l’approvazione di un decreto a giugno, promesso dal governo, sulla odissea dei cosiddetti esodati. Va affrontata da subito, infatti, la risoluzione dell’ingiustizia che ha creato una terra di nessuno per chi aveva sottoscritto accordi di mobilità.

In attesa del decreto che dovrà essere approvato entro tre mesi per affrontare e risolvere una questione che riguarda oltre 200mila persone (coloro che si sono trovati in mobilità e che oggi non lavorano né hanno una pensione, che alcune stime fanno ammontare a 350mila), va affrontato anche il tema della ricongiunzione onerosa, che rischia di far pagare a molti lavoratori l’integrazione di diversi regimi previdenziali, fino al luglio 2010 a titolo gratuito, ma da allora a pagamento con cifre da capogiro.

Vanno inoltre ripresi e avviati – come riporta La Stampa – alcuni provvedimenti ineludibili. 1. Il primo è quello dell’informazione diffusa ai cittadini. Con il sistema contributivo forse si è raggiunta la sostenibilità finanziaria degli enti, superInps compreso, ma non quella dei cittadini e soprattutto dei giovani. E’ quindi urgente avviare un processo di sensibilizzazione e di informazione che spieghi che cosa è cambiato con il sistema contributivo e quale futuro ci aspetta. 2. Il secondo è l’effettiva introduzione della più volte promessa “busta arancione”, che non può contenere solo l’estratto conto con i contributi versati dai cittadini, ma la simulazione del valore della futura pensione. E’ un fatto di democrazia, più volte promesso ma mai realizzato. 3. Il terzo è il concreto avvio di un programma di educazione previdenziale, a partire dalle scuole, ma esteso ai 20-30enni sul quale si è steso un imbarazzante silenzio. 4. Il quarto è l’avvio di un programma di incentivazione della previdenza complementare integrativa, attraverso anche la bilateralità, senza la quale l’assegno pensionistico futuro coprirà solo una parte ridotta del reddito, rischiando di creare un esercito di nuovi poveri.

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