Raggiunta l’intesa tra Pdl-Pd-Udc: niente più obbligo di fare coalizioni. Previsto anche il taglio parlamentari

Angelino Alfano, Pier Luigi Bersani e Pier Ferdinando Casini

E’ durato poco meno di due ore l’incontro tra Alfano, Bersani e Casini sulle riforme. Il cosiddetto vertice ”ABC” si è concluso con un accordo politico per avviare subito nei due rami del Parlamento le riforme istituzionali e la legge elettorale.

Pdl-Pd e Udc concordano su una legge elettorale senza più obbligo di coalizione. È questo uno dei punti dell’intesadi maggioranza sulle riforme. L’accordo prevede anche il taglio dei parlamentari, l’indicazione del candidato premier, una soglia di sbarramento e il diritto di tribuna, la scelta dei parlamentari affidata agli elettori. «E’ stata una cosa utile. Abbiamo fissato dei paletti sul percorso e sui contenuti». Così Pier Luigi Bersani giudica il vertice sulle riforme annunciando che ci sarà un nuovo incontro” la prossima settimana per definire alcune cose”. Il segretario del Pd poi ha messo a tacere le voci di elezioni a ottobre: «Sono stupidaggine. Non so da dove escano, certo non da noi».

Sulla riforma del mercato del lavoro la Cgil è serena, anche perché in Parlamento ci sono i margini per modificare alcune norme e, in particolare, quelle relative ai licenziamenti per motivi economici. Lo ha sottolineato il segretario generale, Susanna Camusso , a margine della commemorazione di Ezio Tarantelli, il giuslavorista ucciso dalle Brigate rosse. «Credo che bisogna essere sereni – ha detto Camusso – parto dalla dichiarazione fatta dal presidente del Consiglio nei giorni scorsi sulla sovranità del Parlamento e il riconoscimento del dialogo».

E ancora: «Penso che sia una cosa fondamentale, anche perché tutto possiamo permetterci tranne che non avere il riconoscimento del ruolo legislativo del Parlamento, che non può essere in nessun modo condizionato. Abbiamo detto – ha proseguito Camusso – che chiederemo al Parlamento di intervenire sicuramente sulla reintroduzione del reintegro rispetto al tema dei licenziamenti. Ci riserviamo di vedere il Ddl perché non escludiamo che altri punti possano essere suscettibili di modifiche. Penso all’idea di alzare i contributi per i co.co.pro senza che ci sia una equivalenza di prestazione. Per la prima volta – ha aggiunto – si interviene per contenere la precarietà, anzichè allargarla. Altro è non sapere che sui singoli punti c’è una necessità di correzione». Camusso ha poi fatto intendere che sul pacchetto di 16 ore di sciopero proclamato dalla confederazione non è pensabile, per il momento, di fare marcia indietro.

Sulla riforma del mercato del lavoro è tensione anche tra i partiti di maggioranza che, con l’approssimarsi dell’arrivo del disegno di legge “salvo modifiche” in Parlamento, vedono allargarsi le distanze tra le rispettive posizioni.

Tra Pd e Pdl è chiamato a mediare Pier Ferdinando Casini che ieri, durante un evento organizzato da “Roma Incontra”, è tornato a richiamare «forze politiche e forze sociali al senso di responsabilità» perchè, ha spiegato, «l’emergenza nel Paese è tutt’altro che finita».

Intanto, In movimento anche il mondo sindacale. Il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni, chiede di modificare la parte dell’articolo 18 sui licenziamenti economici «per rendere credibile la riforma senza stravolgerne l’impianto», mentre per il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, l’articolo 18 ormai ha assunto «una dimensione politica e simbolica. O si riesce a trovare un compromesso in Parlamento oppure tra un anno saremo ancora a parlare».

Infine il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, visto il periodo caratterizzato da una «forte tensione sociale causata in primo luogo dagli effetti della crisi», auspica «un lavoro sinergico e partecipativo tra le parti sociali e la Commissione di garanzia sugli scioperi».

© Riproduzione Riservata

Commenti