E’ il prezzo da pagare per ogni famiglia. Busta paga sempre più leggera e altra stangata su catasto e Irpef

italiani sempre più in difficoltà

Su ogni italiano, neonati compresi, grava un debito di 32.300 euro. A fare i conti sono Adusbef e Federconsumatori, che assegnano al governo Monti il record dell’esecutivo che, negli ultimi 15 anni, ha registrato la consistente crescita mensile del debito pubblico (pari a 15,4 miliardi) più consistente.

Solo nell’ultimo anno, per ciascuno dei circa 60 milioni di residenti, l’aumento è stato pari a 998 euro, mentre su ogni famiglia gravano 2723 euro in più rispetto a dodici mesi fa.

Dal 1996 in poi, sottolineano ancora Adusbef e Federconsumatori, gli incrementi del debito pubblico sono andati crescendo di volume: il primo governo di centro sinistra (1996-2001) ha proceduto a colpi di 2,7 miliardi di euro complessivi al mese, mentre col successivo governo Berlusconi (2001-2006) siamo arrivati ad oltre 3,8 miliardi al mese.

Cifre simili anche dal 2006 in avanti: il governo Prodi (2006-2008) ha ritoccato le emissioni portandole a 3,9 miliardi al mese, mentre con l’ultimo governo Berlusconi (2008-2011) l’incremento si è impennato fino a superare i 6 miliardi al mese. E’ con il governo Monti, però, che la cifra é addirittura raddoppiata arrivando a quasi 15,5 miliardi di euro al mese e ”raggiungendo un record difficilmente superabile”.

Per superare la crisi, le due associazioni hanno ribadito la loro ricetta: la soluzione, dicono, “passa per la vendita dell’oro e delle riserve di Bankitalia, la lotta agli sprechi ed alla corruzione, i tagli dei privilegi ovunque siano annidati, il tetto agli stipendi dei manager pubblici, la sostituzione delle auto blu in tutti i settori con l’abbonamento ai servizi pubblici di trasporto locale e nazionale, la riduzione dei finanziamenti pubblici ai partiti”.

Intanto la stangata del Governo Monti non conosce tregua. Saranno più leggere per dipendenti e pensionati le buste-paga di marzo. L’assegno, che verrà pagato, come di consueto, il 27 marzo, perderà infatti valore in seguito allo sblocco delle addizionali regionali e comunali. I conti li ha fatti il Caf della Cisl, secondo cui l’Irpef regionale costerà fino a 137 euro in più, quello comunale fino a 193 euro extra.

Insomma, non bastavano gli aumenti da capogiro del costo della vita negli ultimi tempi. Arriva una nuova stangatina, che colpirà tutti.

L’aumento del prelievo scatterà per tutti sulle addizionali regionali e sarà dello 0,33%, con un effetto che varierà dai 51 euro per un salario da 1.200 euro al mese ai 137 per uno stipendio da 3.200 euro. Pagheranno invece 73 euro i contribuenti con 1.700 euro di stipendio e 94 quelli che con una busta paga mensile di 2.200 euro.

Resta ancora l’incognita per l’Irpef comunale. L’aumento in questo caso va deciso dalle singole amministrazioni locali. Qualche Comune ha però già deciso di utilizzare questa leva per aumentare i suoi introiti tanto che, in questo caso, l’impatto annuale sulle buste paga potrà salire – è il caso ad esempio di Chieti – fino a a 193 euro.

Fortunatamente per i contribuenti, sono ancora pochi i Comuni che hanno già deliberato aumenti con lo sblocco dell’Irpef. La manovra di Ferragosto firmata Tremonti-Berlusconi ha riconosciuto ai Comuni la possibilità di deliberare, a partire dal 2012, aumenti dell’addizionale comunale fino a raggiungere un’aliquota massima complessiva pari allo 0,8%, possibilità che era stata congelata nel 2008 dallo stesso Tremonti.

Ma nei casi in cui l’aumento sia già stato deliberato il conto arriverà martedì prossimo (altrimenti scatterà in seguito successivamente). Si calcola per esempio un aumento (comunale) di 47 euro a Catanzaro (+51 euro per l’addizionale regionale, in tutto 98 euro in più) per un pensionato o lavoratore dipendente con 1.200 euro mensili (lordi) fino ad arrivare ai 193 euro di un pensionato/dipendente con 3.200 euro lordi mensili di Chieti (+137 euro di addizionale regionale e 56 euro per quella comunale). Insomma non un vero e proprio salasso ma una mini-stangata che si aggiunge a tutte le altre. A breve arriverà il temuto Imu, in programma a giugno, mentre a ottobre potrebbe rincarare di due punti l’Iva. Anche se, in questo caso, pare che il governo stia cercando vie alternative.

Saranno salvaguardati soltanto i pensionati e i dipendenti con i redditi più bassi, quelli che percepiscono assegni talmente “mini” da non dover pagare nemmeno l’Irpef principale. In particolare non dovranno alcuna addizionale i pensionati fino a 75 anni che guadagnano fino a 7.535 euro l’anno e quelli oltre 75 anni che guadagnano fino a 7.785 euro. I lavoratori, invece, saranno esenti fino a 8.030 euro.

Il vero salasso per le tasche degli italiani però arriverà soltanto a giugno con l’Imu. La nuova imposta municipale è una nuova Ici che si pagherà anche sulle prime case e che sarà ancora più alta sulle seconde. La chiamata alla cassa, per il debutto di questa nuova tassa, è per il 20 giugno. A ottobre, poi, è in arrivo l’aumento dell’Iva dal 21 al 23%. Introdotto come norma di “salvaguardia” per raggiungere il pareggio di bilancio, potrà essere sostituito da altre fonti di entrata come la riduzione delle agevolazioni o il taglio delle spese con la spending review.

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