Una svolta formativa di valore pedagogico e culturale nel contesto del processo di riforma del sistema didattico

l'insegnamento della lingua straniera a scuola

“Nell’ambito dell’autonomia didattica possono essere programmati ,anche sulla base degli interessi manifestati dagli alunni, percorsi formativi che coinvolgono più discipline e attività nonchè insegnamenti in lingua straniera in attuazione di intese e accordi internazionali “. Così si legge nel regolamento sull’autonomia nelle scuole italiane.

La necessità di insegnare una seconda lingua in tutte le scuole di base, ha comunque spinto ulteriormente il Ministero ad emanare una direttiva intitolata “Progetto lingue 2000″, con la quale vengono sollecitate anche le scuole materne ad elaborare progetti di insegnamento a titolo sperimentale di lingua straniera. Scrive Jerom S.Bruner :”E’ fondamentale la sperimentazione di una didattica nuova che affronti i problemi subito all’interno delle scuole, al primo contatto del bambino con il linguaggio organizzativo”.

Dorotea Mac.Carty, afferma :”Il grido alla nascita non è significativo per lo sviluppo del linguggio , per il fatto che esso costituisce il primo impiego di meccanismi respiratori che serviranno alla parola”. Purchè i ragazzi abbiano la possibilità di continuare quello che è lo stesso tipo di esperienza anche nella scuola primaria. La C.M. n.116 prot.n.1353 del 21 aprile 1992 è sancito nella premessa: “L’insegnamento della lingua straniera previsto dai vigenti programmi e dalla legge di riforma dell’ordinamento della scuola primaria, e definito nelle sue modalità attuative dal D.M. 28 giugno del 1991 n.148, rappresenta una svolta di grande valore pedagogico e culturale nel contesto del Processo di Riforma.

Tale insegnamento arricchisce le opportunità offerte dalla scuola elementare per lo sviluppo della competenza linguistica e della consapevolezza dei bambini e si configura come risposta di alto profilo alle sollecitazioni provenienti dalle stesse politiche comunitarie per la formazione del “Cittadino Europeo”.

Da cosa scaturisce la necessità di insegnare tale disciplina? Dal crescente sviluppo che oggi si ha della comunicazione di massa; infatti l’aumento degli scambi con altri Paesi richiede le conoscenze di una seconda lingua anche “nella prospettiva un crescente processo d’integrazione di quella che è “La Comunità Europea”.

Chomsky (1980) sostiene che,gli individui siano genericamente equipaggiati per acquisire il linguaggio. Humpty Dumpty dice :”Qualunque cosa si desidera esse significhino”.

Quando si parla di alfabetizzazione culturale, non bisogna dimenticare che il ragazzo o bambino vive in un contesto linguistico molto più complesso e articolato di quello che è il passato.

Introdurre l’insegnamento della lingua straniera non significa solo far conoscere il linguaggio di altri popoli, ma consente al bambino di prendere coscienza del fatto che esse sono comunque diverse dalla sua, verso le quali egli comincerà opportunamente a mostrarsi interessato.

Berstein sostiene: “Nelle subculture delle classi lavoratrici il linguaggio sovente si riduce a un rozzo ed essenzialmente generico linguaggio”.J.F.Morris scrive: “Dato che la nostra cultura è essenzialmente linguistica – ed ogni cultura progredita deve esserlo – uno sviluppo e un controllo insufficiente del linguaggio sono probabilmete la causa e l’indizio di un difetto intellettivo, moderato o grave che sia”. In base alle conoscenze acquisite, il ragazzo non si sentirà escluso dalla realtà che lo circonda, ma più stimolato a impossessarsi di strumenti comunicativi più complessi al fine di migliorare la sua conoscenza della lingua straniera.

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