Domani il documento in Consiglio dei Ministri. La Cei sta con la Cgil. Camusso preannuncia grande battaglia

Elsa Fornero

La strada è tracciata, giusta o sbagliata che sia. Il governo ha deciso di non tornare indietro sull’articolo 18.

“Nessuna marcia indietro dal Governo e questo deve essere chiaro”, ha detto il ministro del Welfare, Elsa Fornero presentando il documento ‘di policy’ che approderà domani in consiglio dei ministri che deciderà lo strumento normativo per il testo di riforma, se decreto legge o legge delega.

Sulla modifica dell’articolo 18 c’è il dissenso della Cgil e dell’Ugl ma il resto della riforma “è stato tutto sommato considerato buono da tutte le parti sociali, inclusa la Cgil”, ha aggiunto Fornero.

“Abbiamo registrato la posizione contraria della Cgil alla modifica dell’articolo 18, abbiamo registrato anche la posizione dell’Ugl che rispetto al consenso di ieri sera oggi ha espresso dissenso rispetto alla posizione mantenuta dal governo sull’articolo 18. Ma il resto del documento – ha affermato Fornero – è stato tutto sommato considerato buono da tutte le parti sociali, inclusa la Cigl, che ha riconosciuto che c’è un notevole sforzo sul contrasto alla precarietà, che c’è una buona impostazione sugli ammortizzatori sociali e una buona determinazione sulle politiche attive”.

Contro i licenziamenti facili “chiamati elegantemente, con un eufemismo, flessibilità in uscita” si è schierata la Cei. “Bisogna chiedersi se il lavoratore è persona o merce”, ha detto monsignor Giancarlo Bregantini, intervenuto sulla riforma del lavoro. Per il presidente della commissione Lavoro, giustizia e pace della Cei, “lasciare fuori la Cgil dalla riforma sarebbe un grave errore mentre l’articolo 18 andrebbe esteso a tutti i lavoratori”.

La presidente uscente di Confindustria, Emma Marcegaglia, dal canto suo ha avvisato che “qualsiasi ipotesi di indebolimento della posizione sull’articolo 18 per noi non è accettabile”.

La leader Cgil, Susanna Camusso, ha annunciato che “si apre oggi una grande battaglia e una grande sfida nel Paese e nella comunicazione, nei territori e nei luoghi di lavoro. L’obiettivo di questa battaglia deve essere quello di radicali proposte di modifica ai provvedimenti del governo da presentare all’insieme del Parlamento”. Con la riforma del mercato del lavoro delineata dal governo, ha proseguito la leader del sindacato, che ha proclamato ieri 16 ore di sciopero, “si è demolito l’effetto di deterrenza dell’art. 18 aprendo all’unilateralità del potere aziendale nella vita concreta nei luoghi di lavoro”.

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