Blitz a Isolabella: Guardia di Finanza di Napoli chiude l’albergo a cinque stelle. Associazione camorristica e riciclaggio. Sequestrati al gruppo Ragosta 1mld di euro

La Plage Resort a Isolabella

Le mani della Camorra su Taormina. Da tempo c’erano forti sospetti e a confermare l’inquietante realtà è stato la scorsa notte un blitz della Guardia di Finanza di Napoli, che ha sequestrato l’hotel “La Plage Resort” sulla spiaggia di Isolabella.

Le accuse al gruppo imprenditoriale proprietario dell’albergo, i Ragosta, sono di associazione camorristica e riciclaggio. Un miliardo di euro il valore complessivo dei beni sequestrati, sottochiave il “La Plage Resort”.

C’è anche un noto albergo di Taormina, dunque, tra i beni posti sotto chiave dopo l’azione fatta scattare dalla Guardia di Finanza di Napoli contro il gruppo Ragosta, attivo in vari settori: dall’alimentare alle compravendite immobiliari, dalla gestione di alberghi ai materiali ferrosi.

Le accuse sono di associazione camorristica e riciclaggio con impunità grazie alla complicità dei giudici tributari che avrebbero “aggiustato” le sentenze in cambio di favori, permettendo addirittura ai privati di redigere personalmente le sentenze.

Nella notte sono state eseguite sessanta ordinanze di custodia cautelare: ventidue persone in carcere, venticinque ai domiciliari, tredici divieti di dimora, tra cui sedici giudici tributari (I NOMI E IL RUOLO DEGLI ARRESTATI).

E’ così scattato il sequestro preventivo di beni per ben un miliardo di euro, tra cui appunto anche il “La Plage Resort” adagiato sulla spiaggia dell’Isolabella, più volte finito (a partire dal 2005) nel mirino di denunce del Wwf per i danni ambientali creati alla riserva naturale: una serie di presunti abusi e violazioni riguardanti, fra le altre cose, la realizzazione di impianti e innalzamenti fronte mare nella splendida cornice della riserva naturale.

L’attività di indagine è stata svolta paralellamente dalla Gdf, che si è concentrata sull’emissione di fatture inesistenti e mancati versamenti fiscali, e dalla Dia che ha invece ricostruito i rapporti tra il gruppo imprenditoriale e il clan dei campano dei Fabbrocino con indagini estese fino in Belgio, Lichtenstein, Lussemburgo e Svizzera, nelle cui banche confluiva il denaro di provenienza illecita.

Già lo scorso aprile al gruppo Ragosta erano state sequestrate quote di un fondo di investimento da 15,5 milioni di euro.

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