L’alternativa al decadentismo del mondo odierno sarà possibile soltanto se esisteranno persone capaci di immaginarla e praticarla. Ecco come voltare pagina

Ernesto Che-Guevara

Un grande esponente della“ teologia della liberazione”, recentemente scomparso – Giulio Girardi – nelle sue opere esalta la “educazione popolare liberatrice”che ha il compito di formare l’uomo e la donna nuovi che rendono possibile e duratura l’alternativa di civiltà necessaria, con o senza la presa del potere.

Una metodologia alternativa praticabile da tutti coloro che esercitano una funzione educativa: genitori, intellettuali artisti, docenti, operatori sanitari e mediatici, sacerdoti, sindacalisti, politici… Infatti l’alternativa sarà possibile solo se esistono persone capaci di immaginarla e praticarla. L’educazione popolare liberatrice valorizza e rilancia le lotte popolari, le testimonianze alte (Che Guevara), la teologia delle liberazione e il marxismo, su basi nuove e più avanzate.

“ E’ cercando l’impossibile che, nel corso della storia, gli uomini sono venuti scoprendo e realizzando il possibile. E tutti coloro che si sono accontentati saggiamente del possibile, non hanno avanzato di un solo passo “ (Bakunin). Credo che questa elementare verità sia quanto mai attuale nel mondo di oggi.

Utopia – dal greco – significa ciò che non sta (ancora) in nessun luogo : quindi è realizzabile e possibile.

Come rivoluzionario e promotore di una alternativa possibile e necessaria al “Neoliberalismo ed ai terrorismi” -cioè all’imperialismo militare e bugiardo (libro del 2002 di G. Girardi sintetizzato sul sito Forumdac.it – sezione libri) – Giulio Girardi ha speso tutta la sua vita in una ricerca impegnata e scientifica che indicasse i percorsi, le modalità ed i soggetti capaci di resistere e sconfiggere l’imperialismo – nelle sue versioni militari, economiche, mediatiche, ideologiche – e i fondamentalismi- integralismi religiosi, tra cui quello dell’impero cattolico che – in quanto sacerdote- lo ha sospeso “a divinis”.

Il messaggio di Girardi- che va letto e meditato da tutti, quale che sia il credo individuale – si basa essenzialmente su due pilastri: il diritto alla autodeterminazione solidale dei popoli oppressi – da conquistarsi con lotta popolare cosciente, dove è anche ammessa l’azione “violenta” difensiva (No-Tav?) contro la violenza offensiva e smisurata degli oppressori armati – e la pratica diffusa di una educazione popolare liberatrice di civiltà ,che ciascuno di noi deve perseguire ed alimentare con tenacia e coraggio.

Mi limito qui a commentare l’aspetto educativo e formativo , rinviando il lettore al testo di Girardi citato, di grande attualità, prezioso per chiunque voglia capire la barbarie imperante nel mondo di oggi, nonchè le potenzialità- teoriche e pratiche – da perseguire attivamente per resistervi e sconfiggerlo. L’esigenza educativa riecheggia puntualmente quella del marxista B. Brecht : “lode dell’imparare”. In particolare, cristiani e marxisti possono ritrovarci un comune terreno di intesa e di alternativa.

Si tratta allora di indagare- qui in Italia, oggi – quali siano i modi, gli strumenti, le fonti , le testimonianze da assumere affinchè la “educazione popolare liberatrice” possa diffondersi ed affermarsi, a livello individuale e collettivo, nonostante l’impostura mediatica e formativa che si avvale di mezzi potentissimi : la tv, i giornali,la radio, la propaganda ideologica, la censura, la criminalizzazione e la repressione del dissenso….

E’ anche evidente che neppure la scuola pubblica, di qualsiasi livello, è in grado di formare una coscienza critica, una cultura scientifica e politica di alternativa, una informazione minimale sui processi correnti.La scuola privata – di fatto espressione di una Chiesa imperiale e dogmatica e del capitalismo mercantile – forma in genere analfabeti politici e mediatici, molto funzionali ai poteri dominanti laici e cattolici. Anche la cosiddetta “formazione permanente o popolare” è un bluff: forma solo esecutori di tecniche specifiche oppure ricalca schemi “informativi” tradizionali, come sottoprodotto di quelli scolastici correnti. Coloro che hanno il monopolio della politica e della informazione di massa non hanno alcun interesse nel formare una cultura popolare critica e liberatrice, anzi la combattono e la emarginano in mille modi.

In un simile contesto, come può attuarsi e diffondersi una educazione popolare liberatrice ?
Ciascuno di noi è chiamato a dare una sua risposta a questa domanda decisiva, ecco la mia. Credo che la risposta vada trovata in primo luogo ad un mio recente testo- pubblicato su sito Dac e su Blogtaormina – intitolato “Conoscenza, comunicazione, informazione”.

Il problema principale è quello di ricostruire e diffondere la realtà che viene censurata, manipolata, capovolta in ogni suo aspetto: per le responsabilità e le cause che la determinano ;per le conseguenze e iproblemi che ne derivano; per le soluzioni possibili e necessarie. Una ricostruzione completa che induce comportamenti singoli e collettivi coerenti, giusti, liberatori.

Il primo passo è quello di cercare le fonti informative “giuste” : cioè quelle che riferiscono fatti e processi vissuti direttamente, oppure che offrono testimonianze “illuminanti” su fatti censurati e/o manipolati. In genere, le vittime di soprusi ed angherie – grandi e piccole – vengono sistematicamente censurate.

La partecipazione attiva a manifestazioni, incontri qualificati, vertenze sindacali e legali è fonte di conoscenza. Le fonti informative “giuste” debbono essere di ambito locale, nazionale ed internazionale : un problema che può sembrare limitato e specifico, può avere invece una valenza generale (esempio la lotta di Fiom e No-Tav). A questo scopo Internet è uno strumento decisivo ed unico, di facile accesso e di possibile verifica.

Purtroppo la lottizzazione governativa e partitica della Rai –formalmente servizio pubblico costituzionale (art.43)- e la liquidazione della emittenza comunitaria, hanno privato il Paese di strumenti minimi di informazione reale , dando spazio ad una valanga di messaggi mercificati, propagandistici e devianti.

Il secondo passo è quello di rapportarsi a persone e soggetti “affini”: tutti coloro che esprimono esigenze generali e popolari, normalmente disattese , censurate o criminalizzate, con mille pretesti. La delega a leader di partito, giornalisti, opinion leader supergettonati, “esperti” di comodo, è spesso fuorviante e dannosa.

In particolare le sigle di partito o gli slogan dominanti (“guerre umanitarie”, “libertà”, ecc.) – laici o religiosi- sono fattori di divisione artificiosa, di confusione e di manipolazione politica e comportamentale. Qui la comunicazione diretta – come scambio di messaggi e di idee – è decisiva ed insostituibile.

Il terzo passo consiste nel ricercare collettivamente proposte e soluzioni – innovative e praticabili – introvabili sui media mainstream che diffondono commenti leaderistici, propaganda ideologica e bugie.La conquista del diritto a comunicare (Cost. art.21) è il presupposto di ogni conoscenza partecipata.

Il percorso indicato è personale, impegnativo e diretto, non ammette deleghe, contesta alla radice il doppio monopolio anticostituzionale dei partiti sulla politica e dei giornalisti sulla “informazione”. Un percorso che presuppone, non solo una presa di coscienza critica – individuale e collettiva – ma comportamenti coerenti rispetto al traguardo di alternativa per la quale si combatte (es. consumi eco-compatibili, rispetto ambientale, controllo della qualità di prodotti e servizi,ecc.). Sembrano affermazioni lapalissiane, ma non lo sono.

Un esempio recente di educazione popolare liberatrice è il summit organizzato da Barnard a Rimini sulla “Modern Money Theory” per formare 2000 persone, capaci di: 1) comprendere la truffa del debito, della moneta e della dittatura finanziaria europea e mondiale sui popoli; 2) indicare e diffondere soluzioni alternative e praticabili ai popoli ,vittime di questo grande crimine epocale.

Sono anche moltissimi i siti web e i libri qualificati nei quali si spiega la truffa finanziaria planetaria che cancella la sovranità degli Stati e popolare, i parlamenti nazionali, i diritti costituzionali e vitali conquistati con lotte epocali, il potere d’acquisto di salari e pensioni, il dissenso sociale e popolare (represso come “terroristico”).

Nella fase attuale , educare alla conoscenza politica , mediatica, finanziaria, persone disinformate, significa realizzare un atto rivoluzionario, presupposto teorico di ogni iniziativa di lotta. Tale educazione- nemica dei poteri oligarchici dominanti – può avvenire solo “dal basso”, mediante reti interpersonali locali ,capaci di connettere fatti e misfatti locali e parziali a fenomeni globali e planetari , narrati come lontani ed estranei. Sono troppi quelli che credono che i loro gossip da bar su politici e personaggi che appaiono in tv, equivalgano a cultura e formazione politica e mediatica. Il potere ha tutto l’interesse a farcelo credere.

In un recente convegno della Zeitgeist Italia “Fondamenti per una nuova civiltà” (Federico Pistono) il fattore educativo assume un ruolo decisivo e rivoluzionario per la conquista di una società solidale e collaborativa, non più basata sul profitto di pochi e sulla competizione distruttiva.

Ciò in piena sintonia con il messaggio di Giulio Girardi, che dimostra così tutta la sua grande attualità.

Ma una volta raggiunta la coscienza adeguata del massacro sociale dominante e delle alternative necessarie, bisogna avere il coraggio e la fiducia di combattere la repressione montante : e qui l’impresa diventa più ardua e difficile.

L’imperialismo ha ridotto milioni di persone all’analfabetismo politico e mediatico, alla frustrazione ed alla rassegnazione passiva, alla impotenza definitiva. Ma qui la lezione che ci viene dai popoli oppressi dell’America latina e dalla rete dei Paesi che intendono contrastare e superare l’imperialismo assassino e bugiardo, è di grande utilità. E’ proprio questa lotta popolare, cosciente e vincente, che Girardi ci indica con il suo pensiero di intellettuale internazionalista.

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