Uno scritto edito deve essere voluto e amato per quello che trasmette. L’insofferenza delle giovani generazioni

"La poesia non cerca seguaci, cerca amanti" (Federico Garcia Lorca)

Inquietantismo, un termine anzi l’espressione di un movimento letterario che Silvia Denti ha coniato verso la fine degli Anni Ottanta e rispecchia gli ultimi 30 anni di scrittura.

L’inquietantismo nasce quando quest’autrice, poetessa, giornalista e critico letterario, si rese conto, durante le sue letture e ricerche, che molti scrittori, compresa lei, non appartengono ad alcuna corrente letteraria esistente e si avvicinano a una modalità espressiva del tutto differente, innovativa e incostante, schiva, di protesta e che risente dei malesseri di quel periodo.

I giovani poeti dimostrano insofferenza, inquietudine, appunto, nei confronti dei valori, dei sentimenti, dell’esistenza.

Esiste, altresì, una nuova generazione di autori, la cui concezione artistica è ben differente e inquieta di quelle dei periodi precedenti (salvo i mitici anni Sessanta in cui tutto è stato un rifiorire…).

Oggi il libro è solo uno strumento di consumo e moda, purtroppo. No! L’inquietantismo vuole infatti riportare il libro nella sua reale dimensione, rendendolo il desiderio di lettura selezionata, non certo perché sta in vetrina e viene chiacchierato.

Uno scritto edito deve essere voluto, desiderato, amato per quello che trasmette, che trasuda. Deve rimanere nella memoria e insegnare qualcosa, comunque. Non può essere un oggetto tra i tanti, da scegliere come regalo sugli scaffali assieme al cellulare o al gioiello di tendenza. No!

Noi inquieti siamo contro ogni forma di politica o pseudo-politica. Proponiamo l’epica e il contrappunto, sensi nuovi con rabbia sana e febbre costruttiva, i profumi attraverso le pagine, le emozioni con un futuro, gli scritti non in saldo.

Nessuna anima a perdere, non l’abominio della feccia scribacchina, molto meglio “infischiarsene francamente” che prendere fischi per fiaschi. Sosteniamo le attinenze e le aspirazioni, nonché le ispirazioni vere. Ci assumiamo la responsabilità di amare e di osare, non tralasciamo nessuno se merita di essere abbracciato. Beviamo pillole di miele e intrugli di stelle, ma … non perdoniamo la droga dell’arroganza.

Libertà è dire, ma se il dire stona è meglio il silenzio e degli imbecilli nemmeno la pelle, sarebbe merce sprecata. Chi non c’entra con l’arte ne faccia un’altra che si chiama buonsenso. Sparolare vuol dire per noi dare più significato. Sboccare non è verbo cattivo, semmai è tirar fuori anima e illuminazioni.

L’inquieto non vive di rendita, ma rielabora e incrementa la propria fantasia. Ciò che fa fremere è vita, ciò che la ricerca produce ben venga, ma pur se (per dirla con Aristotele) la poesia, ad esempio, vien detta imitazione, noi sponsorizziamo la rapsodia nuda degli anni a venire.

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