Il vero rimpianto nell’urna di Nyon, che ha regalato al Chelsea il modesto Benfica. Ma restano altre due finali

la delusione di Lavezzi

La delusione per la notte amara di Londra è diventata oggi per i 6 milioni di tifosi del Napoli, come in tanti temevano, una beffa ancor più atroce dopo il sorteggio dei quarti di finale della Champions League.

Il Chelsea ha trovato infatti come avversario l’assai modesto Benfica. L’urna di Nyon aumenta il rimpianto per ciò che poteva essere, non è stato e non sarà più.

Immaginando il Napoli nel bussolotto contenente il nome del Chelsea, è forte ma frustrante il pensiero che la squadra partenopea si sarebbe praticamente trovata con un piede e mezzo in semifinale e avrebbe avuto poche difficoltà a sbarazzarsi dei lusitani.

Gli inglesi, furbi e spietati esecutori delle speranze azzurre, ricevono dalla sorte l’avversario più abbordabile ed un popolo intero non può far altro che ritrovarsi immerso nell’album dei rimpianti.

Una semifinale all’orizzonte nella Champions League più democratica di sempre, per poi o rischiare di essere travolti dal Barcellona o prendersi la soddisfazione di far inchinare il Milan. E’ lo scenario molto probabile che sarebbe accaduto ma non avverrà.

Da Cenerentola a nobile principessa della competizione per club più ambita nel panorama calcistico mondiale. La pellicola del kolossal, sin qui impavida e perfetta, l’ha interrotta e mandata in frantumi “perfida Albione”.  

Nell’arco dei 210 minuti di battaglia il Napoli avrebbe forse meritato ai punti il passaggio del turno, ma certe ingenuità si pagano a caro prezzo. A 15 minuti dal paradiso, se sbagli non ci può essere altro che l’inferno. Le sentenze si portano via tutto il resto come la più gelida e inesorabile folata di vento.

Al Napoli vanno il merito e gli applausi per aver disputato la competizione più difficile a livelli mostruosi e a viso aperto. E come non inchinarsi a una tifoseria che a Londra la storia l’ha riscritta comunque; la terra di Sua Maestà è diventata un sobborgo di Fuorigrotta, sino alle scene da libro cuore di uno Stamford Bridge che doveva essere blues ma si è ritrovato dipinto d’azzurro tra l’incredulità della polizia inglese. L’incredibile schiaffo inflitto alle autorità da migliaia di italiani che pur di essere allo stadio si sono finti d’altre nazionalità e ce l’hanno fatta a entrare.

La festa a Trafalgar Square è rimasta un sogno spezzato quando mancavano 900 secondi, ma l’epilogo scioccante non è una fine: piuttosto un punto di partenza.

C’è una squadra e un popolo intero, una società simbolo del meridione italiano nel mondo, che hanno il dovere di ripartire subito per non fallire gli altri traguardi.

Una battaglia è persa ma la guerra continua. Una finale è svanita ma ne restano ancora due. La prima è domenica a Udine e vale proprio il ritorno in Champions, l’altra è mercoledì al “San Paolo”, quando in Coppa Italia il piccolo Siena sarà l’ultimo ostacolo verso la finalissima del 20 maggio a Roma contro Milan o Juventus.

Il tramonto di un sogno a volte è come un risveglio dopo aver incassato il più duro dei pugni allo stomaco, ma certe favole non finiscono. E l’ora della rivincita non è poi così lontana all’orizzonte.

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