Fornero: “posizioni convergenti”. Cgil apre: “ci sono cose positive”. Cisl: “articolo 18 si può ristrutturare”

Elsa Fornero e Mario Monti

Pazienza se, in verità, le prospettive erano e restano un rebus: la fumata bianca sulla riforma del lavoro sembra intanto vicina.

«Mai stata poco fiduciosa», dice il ministro del Lavoro Elsa Fornero, che ritiene «realizzabile» un accordo sulla riforma entro la scadenza fissata dal governo, il prossimo 23 marzo. Mentre arrivano primi segnali di distensione dalla trincea della Cgil: «Mi pare che stiano maturando cose positive», dice Susanna Camusso, dopo un incontro dei leader sindacali con il ministro (dove si è parlato anche di articolo 18, con una «consegna del silenzio»).

Mentre la Fornero prospetta “posizioni convergenti”, per la leader della Cgil «è ricominciato un confronto utile e costruttivo». E di un cambio di clima parla anche il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni: «Pare che la situazione si sta ammorbidendo. Posso dire che va meglio dell’altro ieri. Se il governo sarà flessibile, come si è mostrato flessibile nell’incontro di oggi, un accordo è a portata di mano». E su Twitter aggiunge: «Basi interessanti. Si fa largo un accordo equilibrato?». È una riforma disegnata «per il Paese», sottolinea Elsa Fornero: «un menu equilibrato», anche se per ognuna delle controparti possono esserci «aspetti indigesti», perchè il governo lavora «per il Paese nel suo insieme», «senza dover rendere contro a qualche segmento in particolare». Da qui la fiducia: «Conto che quello che si fa per il Paese non possa essere rifiutato», dice.

«Nessuna polemica», chiarisce la leader degli industriali Emma Marcegaglia, dopo aver risposto con una battuta, tagliente, alle parole di ieri del ministro. Una paccata di miliardi? «Non mi pare, ci danno paccate e basta», dice la presidente di Confindustria. La stessa Fornero poi chiarisce il senso della sua frase: «Non volevo dire che senza accordo non ci sono i soldi. Volevo dire che non si vede perchè i soldi debbano essere messi prima: se c’è l’accordo si definisce tutto insieme prima, se invece non c’è accordo il governo fa le sue scelte e le finanzierà».

Anche per Emma Marcegaglia un accordo è possibile: «Penso che ci sia ancora tutto lo spazio per fare una buona riforma». Ma, dice, il governo deve mettere sul tavolo «punti fermi» e «numeri»; E servono «pragmatismo e concretezza», perchè sono in gioco «posti di lavoro»: «Non innamoriamoci di un disegno teorico sulla pelle della gente», avverte.

Il ministro (una donna «con una gran tenacia» ma «a volte un pò arrogante», così la descrive Susanna Camusso) si prepara a chiudere la proposta del Governo ma lascia aperti spazi al confronto. «Non tutto è blindato», dice: «Siamo relativamente pronti – spiega in audizione al Senato – a presentare proposte su cinque aspetti fondamentali: ordinamento dei contratti, ammortizzatori sociali, flessibilità in uscita, politiche attive, servizi per il lavoro». All’impianto della riforma potranno poi aggiungersi, indica, misure specifiche sul lavoro delle donne, dei disabili, degli immigrati. Resta aperto il fronte degli ammortizzatori sociali: sui tempi della riforma, e sulle risorse («sono abbastanza per fare una buona riforma», puntualizza Elsa Fornero).

Resta il nodo dell’articolo 18 («terza gamba» della riforma dopo ordinamento contrattuale e ammortizzatori) su cui il ministro Fornero ha aperto un confronto informale con gli incontri al ministero. Tema che deve entrare in una «buona riforma», dice Emma Marcegaglia. Materia «sulla quale non si può intervenire» ribadisce Susanna Camusso, se non nei limiti di misure per abbreviare i tempi dei processi del lavoro. Serve «forte attenzione alla coesione sociale», avverte il ministro dello Sviluppo Corrado Passera: «il disagio occupazionale è impressionante», tocca milioni di italiani, una «quota molto importante che oggi teme il futuro».

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