A “San Siro” i nerazzurri si giocano in 90 minuti la stagione. Ranieri punta su Milito per ribaltare l’1-0 

Claudio Ranieri

E’ la notte decisiva per l’Inter. E che arrivi per un ottavo di finale contro un avversario modesto come il Marsiglia, darà la cifra dell’annata nerazzurra. Finora è stata deludente e sciapa, ma ritrovarsi tra le prime otto d’Europa per il terzo anno consecutivo consegnerebbe alla storia del club un profilo stagionale decisamente meno imbarazzante.

C’è da rimontare un gol ai francesi, impresa non titanica se non fosse che, tolta l’ultima gara con il Chievo, dal 19 gennaio scorso (Genoa in coppa Italia) ogni volta che l’Inter timbra più di un gol non finisce mai con la rete inviolata. Coperta corta. Ma l’ultimo giro è andato diversamente e da qui i nerazzurri vogliono ripartire: la vittoria di Verona come il bastone della loro conclamata vecchiaia. Il manifesto della vigilia lo legge Dejan Stankovic, tante cicatrici ma ancora tempra d’acciaio: «Ci aspetta una guerra, dovremo tenere il cuore caldo e la testa molto fredda. Il successo di venerdì sera ci ha tolto un peso e dato la sicurezza necessaria per questa sfida».

L’Inter è finita in un labirinto di cui nessuno vedeva l’uscita. Non Moratti, che infatti ha deciso di non decidere; non Ranieri, che ha mischiato anche vanamente carte e cartucce e neanche i giocatori alle prese con una sciarada dalla soluzione ardita. Ancora Stankovic: «Non mi sono mai trovato in una simile situazione, certi numeri cominciavano a dare fastidio, il pallone stava diventando una pallina da golf impazzita…».

Poi il Chievo e quella luce accesa sul finire della notte. Abbastanza per riprendere coraggio, ma non ancora per ritrovare l’Inter. Che se fosse quella di sempre non avrebbe bisogno dell’impresa per rimontare, ma avendo bisogno dell’impresa non è quella di sempre. Insomma, un comma 22 che stasera rischia di far impazzire la maionese. Il Marsiglia arriva da quattro sconfitte consecutive, in Ligue 1 è ottavo a 19 punti dal Psg, ma in Champions non ha mai perso lontano dal Velodrome. Due vittorie (con Olympiacos e, decisiva, Borussia Dortmund) e un pari (con l’Arsenal). In più ritrova Remy, punta assente all’andata, e atteso da Deschamps con discreta ansia.

Ma, come sempre, sarà l’Inter a orientare i propri destini. Una squadra onusta di gloria sempre più vicina al capolinea che, però, non vuole arrendersi in un banale ottavo di finale. Anzi, non vuole arrendersi proprio. La guida un tecnico, Claudio Ranieri, seduto su una panchina a tempo. Moratti, che ieri ha cenato con la squadra per dare la carica, ha accarezzato anche il pensiero di confermargli il posto nella prossima stagione, ma la serie horror della squadra gli ha posto più di un interrogativo. Il tecnico tira dritto per la propria strada, altro del resto non può fare: «Con il Marsiglia c’è in gioco solo l’Inter, non il mio prestigio o il mio futuro. Io faccio parte di questo club: quest’anno e anche il prossimo».

In effetti carta canta, ma il cielo sopra il tecnico romano non è proprio limpido. Su una cosa ha decisamente ragione: più di lui, in gioco c’è l’Inter. L’Inter di Sneijder, la pallina di un flipper troppo spesso in tilt. Anche, però, l’unico acceleratore di velocità a disposizione. A Verona l’olandese si è risvegliato, ha corteggiato il gol senza trovare il lieto fine e stasera sarà lui a poter (e dover) fare la differenza. «Avevo ragione io, quello che vedevo prima non era ancora il vero Sneijder, ora sì che ci siamo. Un giocatore simile cambia la faccia ad ogni squadra, non solo all’Inter».

Davanti Milito e Forlan, con Pazzini in panchina. Senatori tutti dentro, allora. In mediana Cambiasso, con Zanetti arretrato. E pure Maicon, ieri fermo, ma in campo se il tecnico nerazzurro non bluffa. «A Verona abbiamo trovato la luce. Questa squadra non tradirà»: marchia così la vigilia Ranieri. Una notte, questa, per sapere la verità.

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