Il delfino di Cascio sceglie il Pdl e il Terzo Polo lo silura: “sleale, non è più nostro candidato sindaco a Palermo”

Massimo Costa

”Massimo Costa ha giocato sull’equivoco. Ormai è chiaro che ha scelto di porsi in continuità con la gestione politica Cammarata. Non è più il nostro candidato e ragioneremo con gli alleati su un altro nome”. Lo ha dichiarato all’Ansa il leader del Mpa e presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, dopo l’apertura al Pdl di Massimo Costa, candidato a sindaco a Palermo.

Il governatore scarica quindi ufficialmente colui che sinora era il candidato del Terzo Polo per la sindacatura a Palermo, e che invece si è reso “colpevole” di aver portato avanti trattative, dapprima sottotraccia e adesso esplicite, con il Pdl, e nella fattispecie con Francesco Cascio e Angelino Alfano.

Carmelo Briguglio, numero due nazionale di Fli e coordinatore regionale del partito in Sicilia, non ha dubbi nel “liquidare” Costa: “L’improvvisa conferenza stampa di Costa costituisce per il metodo e i contenuti un atto di slealtà sul piano dei rapporti politici e della correttezza personale nei confronti di tutte le forze che insieme a lui hanno firmato il documento a sostegno della sua candidatura”.

“Quanto ai contenuti – conclude Briguglio – prendo atto che Costa, con le sue esplicite dichiarazioni, per sua scelta rifiuta di essere il candidato di tutto il Terzo Polo e certamente di Fli. Nelle prossime ore prenderemo una decisione spero d’intesa con tutti i partiti che compongono il Terzo Polo”.

Invece non nasconde il suo entusiasmo il leader di Grande Sud, Gianfranco Micciche’: ”Quella di Massimo Costa – dice – è una posizione seria e coraggiosa. Chiedo a tutti di mettere da parte gli antichi rancori, sui quali potrei dare lezioni all’universita’, e pensare, invece, di piu’ al bene comune e al futuro della politica”.

A questo punto i centristi dovranno trovare un nuovo candidato e per il capoluogo siciliano potrebbe allora profilarsi una soluzione in stile “Monti”, ovvero un tecnico, una personalità super partes in grado di mettere insieme una coalizione magari eterogenea ma sicuramente larga, abbastanza da poter prendere decisioni anche impopolari per salvare il futuro di Palermo, che vada da Fli al Pdl passando per Mpa, Udc e Grande Sud.

E i nomi sul tappeto sarebbero tre. In pole position il rettore dell’università di Palermo, Roberto Lagalla, che si era ritirato dalla corsa a causa dello spettro-primarie e che ha sempre chiesto una coalizione allargata per poter accettare la candidatura. Rettore che da qualche giorno, tramite Twitter, parla della necessità di “pacificare Palermo”, di “stagione del bene comune” e di “scelte coraggiose e rigorose”. Poi c’è l’ipotesi Patrizia Monterosso, corteggiata pure dal Pdl, secondo quanto rivelato dallo stesso Lombardo. E infine potrebbe tornare in auge Gianni Puglisi, presidente della fondazione Banco di Sicilia, che aveva chiesto, anche lui, una coalizione allargata per candidarsi e il cui nome è stato ritirato in ballo qualche giorno fa da Rutelli.

“Io – afferma Costa – non prendo indicazioni da nessuno. Io parlo con tutti. Voglio un progetto comune e scrivere una verità nuova per una Palermo diversa. Sono il candidato sindaco e parlo per me. Non mi interessano le faide. Ho un documento, è il vangelo. Il resto sono chiacchiere”.

La morale della favola è che il Terzo Polo liquida Massimo Costa, il giovane con il progetto come “bibbia”, che a questo punto sembra in fase di piena esaltazione (giusta o sbagliata che sia), diventa il candidato del Pdl e per il quale forse la definizione più calzante sembra quella “coniata” da Blogsicilia. “Per il delfino di Cascio e presidente del Coni Sicilia si tratterebbe di un esordio ma c’è il rischio che Cascio’s boy sia già stato contagiato dalla sacra sindrome berlusconiana”.

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